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  • Lunedì 13 luglio 2026

Stati Uniti e Iran continuano ad attaccarsi

Sono proseguiti i bombardamenti iniziati nel fine settimana, sempre a causa degli attacchi nello stretto di Hormuz 

Un jet statunitense fa rifornimento mentre sorvola alcuni paesi del golfo Persico, in una foto d'archivio del 2020 (U.S. Air Force photo by Senior Airman Roslyn Ward/AP)
Un jet statunitense fa rifornimento mentre sorvola alcuni paesi del golfo Persico, in una foto d'archivio del 2020 (U.S. Air Force photo by Senior Airman Roslyn Ward/AP)
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Lunedì mattina presto gli Stati Uniti hanno bombardato l’Iran, che in risposta ha attaccato obiettivi militari statunitensi in Bahrein, uno dei paesi affacciati sul golfo Persico, in Kuwait e in Giordania. Questi attacchi servono all’Iran per dimostrare che controlla lo stretto, e agli Stati Uniti per dimostrare che non è così, ma nei fatti l’hanno bloccato di nuovo.

Ce n’erano stati altri nel fine settimana: nella notte tra sabato e domenica gli Stati Uniti avevano bombardato l’Iran per la terza volta in una settimana, come ritorsione per un attacco iraniano contro una nave commerciale che cercava di passare nello stretto di Hormuz, compiuto sabato. A quel punto, domenica, l’Iran aveva a sua volta attaccato altri obiettivi statunitensi, oltre che in Bahrein e Kuwait, anche in Qatar, Giordania e Oman, paesi alleati degli Stati Uniti.

Il comando delle forze armate statunitensi in Medio Oriente (CENTCOM) ha detto di aver colpito decine di obiettivi militari – tra cui sistemi di difesa aerea, postazioni militari sulla costa, siti di lancio di missili e droni e alcune imbarcazioni – con l’obiettivo di ridurre la capacità dell’Iran di colpire le navi nello stretto. Secondo l’Iran gli attacchi hanno colpito anche obiettivi civili, uccidendo una persona e ferendone quattro.

Come conseguenza dei nuovi attacchi, domenica l’Iran aveva detto di avere nuovamente chiuso alla navigazione lo stretto di Hormuz, sul cui controllo Stati Uniti e Iran non riescono ad accordarsi, e che l’Iran usa come strumento di pressione e leva negoziale dall’inizio della guerra. Il presidente statunitense Donald Trump aveva smentito l’Iran sostenendo che lo stretto fosse invece aperto.

– Leggi anche: Trump non è riuscito a riaprire lo stretto di Hormuz

Indipendentemente da ciò che dice Trump, comunque, è probabile che le navi scelgano di non attraversarlo, come già successo in passato, per paura di essere attaccate dall’Iran. Domenica nello stretto sono passate solo sei navi: è il numero più basso delle ultime cinque settimane.

Lo stretto è un importante corridoio marino che collega il golfo Persico al golfo dell’Oman: da quando gli Stati Uniti e Israele hanno iniziato a bombardare l’Iran, a fine febbraio, l’Iran ha impedito o limitato il passaggio, attaccando le navi che provano ad attraversarlo senza la sua autorizzazione.

Il 17 giugno Stati Uniti e Iran avevano firmato un pre-accordo per pianificare dei negoziati per cercare di concludere la guerra, che prevedeva tra le altre cose un cessate il fuoco e la riapertura graduale dello stretto, con l’obiettivo comune di riportare la navigazione ai livelli di prima della guerra. Dallo stretto passava circa un quinto del petrolio e del gas naturale commerciati in tutto il mondo.

Una decina di giorni dopo erano ripresi gli attacchi, sempre perché i due paesi non riuscivano ad accordarsi sui termini della riapertura. Si sono intensificati nell’ultima settimana: l’8 luglio, dopo altri attacchi degli Stati Uniti contro l’Iran, Trump aveva detto durante la riunione della NATO in Turchia di ritenere «finito, per quel che mi riguarda», il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran previsto dal pre-accordo.