L’uccisione di un immigrato messicano ha riacceso le proteste contro l’ICE negli Stati Uniti
Alcuni agenti avevano fermato Salgado Araujo per un controllo, poi gli hanno sparato: non ci sono video di cosa sia successo nel mezzo
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Da qualche giorno a Houston, in Texas, ci sono proteste contro l’ICE, dopo che martedì 7 luglio uno dei suoi agenti ha ucciso un migrante messicano, Lorenzo Salgado Araujo. L’ICE è l’agenzia federale degli Stati Uniti che si occupa delle frontiere e dell’immigrazione: da quando Donald Trump è tornato presidente, è diventata il principale strumento con cui il governo porta avanti le sue politiche anti-immigrati.
L’amministrazione Trump ha usato i poliziotti dell’ICE per fare rastrellamenti in molte città americane, allo scopo di arrestare ed espellere gli immigrati irregolari. Durante le operazioni hanno spesso usato metodi brutali e commesso abusi che hanno causato enormi proteste in tutto il paese e non solo.
Salgado Araujo era un immigrato messicano di 52 anni in attesa di regolarizzazione. È stato ucciso con colpi d’arma da fuoco durante un controllo, mentre stava guidando per andare al lavoro insieme a tre colleghi.
Il dipartimento della Sicurezza interna (DHS), che comanda l’ICE, ha detto che l’agente che ha sparato a Salgado Araujo lo ha fatto per legittima difesa, dopo che lui aveva cercato di investire un poliziotto dell’ICE con il suo furgone. I tre uomini che si trovavano con Salgado Araujo – e che sono stati arrestati – hanno smentito questa versione dei fatti. Uno di loro, José Trinidad Rojas, ha detto che durante il controllo non c’erano agenti dell’ICE né davanti né dietro il furgone, e quindi per Salgado Araujo cercare di investirli sarebbe stato impossibile.
Nessuno degli agenti dell’ICE aveva una bodycam, la telecamera che registra quello che avviene di fronte a chi la indossa. Dopo l’uccisione di Salgado Araujo sono comunque circolati alcuni video, che mostrano i momenti prima e quelli subito dopo.
Si vede il furgone di Araujo inseguito da un’auto nera senza insegne, a bordo della quale presumibilmente si trovavano gli agenti dell’ICE. Un altro mostra il furgone parcheggiato lungo la strada, e una persona che apre dall’esterno la porta a destra, quella del passeggero. In un altro ancora si vedono due agenti dell’ICE che immobilizzano Salgado Araujo fuori dal furgone, dopo che è stato colpito. Nessuno mostra il momento dello sparo. Salgado Araujo è stato portato in ospedale, dove poi è morto.

Una protesta per la morte di Lorenzo Salgado Araujo, a Houston, l’8 luglio 2026 (AP/Mark Felix)
Diversi leader della comunità latina di Houston hanno condannato l’uccisione di Salgado Araujo, e ci sono state proteste e veglie funebri in sua memoria. Mercoledì la presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, ha detto che intraprenderà azioni legali contro l’amministrazione statunitense per la morte di Salgado Araujo e di altri 16 cittadini messicani, tutti uccisi durante le operazioni dell’ICE o morti mentre si trovavano nei suoi centri di detenzione.
Sheinbaum non ha specificato quali saranno queste azioni. Finora il Messico ha cercato di fare pressione in diversi modi sul governo degli Stati Uniti, mandando richieste formali per indagare sulle morti e chiedendo a organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite e la Commissione Interamericana per i Diritti Umani di aprire delle inchieste.
Le grandi proteste contro l’ICE negli Stati Uniti si sono concentrate all’inizio del 2026, quando gli agenti avevano ucciso due cittadini statunitensi a Minneapolis: il 9 gennaio Renee Nicole Good, un’attivista che stava sorvegliando le attività dell’ICE in città; il 24 gennaio un infermiere, Alex Pretty, che stava protestando contro le operazioni anti-immigrazione.
L’amministrazione statunitense ha sempre difeso le operazioni dell’ICE e l’ha potenziata molto, aumentando i finanziamenti a sua disposizione e assumendo moltissimi nuovi agenti, rendendola di fatto uno degli eserciti più ricchi del mondo. A fine marzo però aveva licenziato la segretaria alla Sicurezza nazionale Kristi Noem, che aveva coordinato e diretto le operazioni. Le proteste per i due omicidi avevano messo in grande difficoltà Donald Trump, che aveva così iniziato a prendere le distanze da Noem e a delegittimarla, fino al licenziamento.
Al suo posto è stato nominato Markwayne Mullin, un senatore dell’Oklahoma, che ha deciso di condurre le operazioni dell’ICE in modo meno appariscente. Il numero di arresti comunque è rimasto molto alto: secondo documenti visti dal New York Times in cinque giorni alla fine di giugno l’ICE ha arrestato 10mila persone.



