Cosa è successo tra Paolo Maldini e la FIGC
Dopo appena due settimane i rapporti tra il direttore tecnico della Nazionale e la Federcalcio si sono già rotti
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Lunedì sera Sky Sport ha dato la notizia delle dimissioni di Paolo Maldini da direttore tecnico della Nazionale maschile di calcio e con lui del suo collaboratore Leonardo, dirigente ed ex calciatore brasiliano. La notizia, che veniva da una fonte anonima, è stata poi ripresa da molti altri media, e confermata solo nel pomeriggio di martedì al termine del Consiglio federale della Federcalcio in cui Roberto Mancini è stato nominato nuovo commissario tecnico.
Maldini ha 58 anni ed è stato uno dei difensori più forti di sempre. Dopo il ritiro è stato dirigente al Milan, per poco ma facendosi molto apprezzare. Il suo incarico in Nazionale consisteva nel fare da tramite tra la presidenza della FIGC, la federazione calcistica italiana, e l’allenatore. Era stato nominato lo scorso 11 luglio. In questi giorni stava cercando di prendere come nuovo allenatore della Nazionale Andrea Pirlo, suo ex compagno al Milan. Ma la nomina poi non è avvenuta per le molte critiche verso Pirlo dovute al suo contratto di sponsorizzazione con Fonbet, una società di scommesse sportive russa.
L’incarico a Maldini era stato accompagnato con una promessa di autonomia nel decidere come cambiare e innovare il calcio italiano: il modo in cui è stata gestita la scelta dell’allenatore l’ha portato a pensare però che quella promessa fosse vuota e di facciata. Alla fine infatti è stato lo stesso Malagò a decidere di scartare Pirlo, e a proporre a Maldini e Leonardo due allenatori che avevano già scartato, e cioè Roberto Mancini e Antonio Conte. Del resto, lo stesso Malagò aveva più volte ribadito che la scelta dell’allenatore non sarebbe spettata esclusivamente a Maldini e Leonardo, ma sarebbe stata il risultato di una decisione condivisa tra tutti e tre.
Al termine del Consiglio federale di martedì Malagò ha detto che Maldini e Leonardo hanno lasciato i loro ruoli in «assoluta e serena consensualità». Le ricostruzioni che avevano fatto i giornali raccontavano però discussioni travagliate. Stando a quanto ricostruito dal Corriere della Sera, Maldini e Leonardo avevano deciso di lasciare subito dopo la decisione di Malagò, ritenendo che il rifiuto di Pirlo e i nomi proposti rendessero impossibile proseguire la collaborazione. «Già all’ora di cena la pratica era archiviata e i documenti spediti all’avvocato [Alessandro] Viglione», ha scritto il Corriere.
Secondo Repubblica lunedì mattina, dopo la conferma del rifiuto di Pirlo, Malagò aveva contattato Maldini e Leonardo nel tentativo di «ricucire» il rapporto e individuare un «nome condiviso». Malagò però avrebbe precisato che la scelta andava presa in tempi rapidi e che, in ogni caso, l’ultima parola sarebbe spettata a lui. Maldini e Leonardo avrebbero quindi comunicato le proprie dimissioni a Malagò intorno alle 12:30, poco prima dell’inizio del consiglio della Lega Dilettanti, la componente più numerosa della FIGC.
La nazionale maschile non ha un allenatore da aprile, cioè dalle dimissioni di Gennaro Gattuso dopo la sconfitta contro la Bosnia Erzegovina e la mancata qualificazione per i Mondiali (la terza di fila). Dopo l’eliminazione si era dimesso anche Gabriele Gravina, presidente della FIGC. Malagò è il nuovo presidente della FIGC da fine giugno. Prima era stato presidente del CONI, il Comitato Olimpico Nazionale Italiano.
Nelle ultime settimane Malagò, Maldini e Leonardo avevano lavorato insieme per scegliere un nuovo allenatore per la Nazionale. In un primo momento avevano puntato su Pep Guardiola, senza riuscire a convincerlo. Da venerdì sera sembrava invece ormai certo l’arrivo di Pirlo, poco esperto (allena una squadra di Dubai, che fino all’anno scorso era nella Serie B emiratina) ma sostenuto da Maldini, finché non è uscita la storia della collaborazione con Fonbet.
La nomina di Maldini era stata accolta con generale entusiasmo, vista come segnale di cambiamento dopo mesi di discussioni sulla crisi e sull’arretratezza del calcio italiano.
Solo martedì scorso Malagò diceva in un’intervista che Maldini e Leonardo erano «già partiti a mille all’ora» e che a Coverciano, il centro federale, avevano «cominciato a rivoluzionare un qualcosa che potenzialmente è formidabile». Sembrava insomma che Maldini si fosse messo a capo di un progetto più largo, che non comprendeva solo la prima squadra della Nazionale maschile ma anche tutti i settori giovanili.
– Leggi anche: La storia di Andrea Pirlo e Fonbet, dall’inizio



