Se tutto è fandom, politica compresa

Far parte di una comunità di fan vuol dire anche scegliere un’identità politica. Che si parli di J.K. Rowling o di Donald Trump

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Per moltissimi ragazzi e ragazze queer cresciuti tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, Harry Potter è stato qualcosa di più di una saga fantasy. Nella storia del ragazzino qualunque che scopre di essere speciale e viene portato via da una famiglia che lo maltratta, molti lettori hanno riconosciuto una promessa che nella loro quotidianità non esisteva: quella di un posto magico e lontano, dove a nessuno sarebbe importato di chi amavano perché troppo impegnati a bere burrobirra e giocare a Quidditch.

Anche la storia personale di J.K. Rowling, l’autrice della saga, faceva la sua parte: aveva scritto il primo libro mentre cresceva una figlia da sola, viveva di sussidi e faticava a pagare l’affitto, e i suoi lettori più giovani riconoscevano in quell’arco di talento e fortuna la prova che una vita difficile non fosse una condanna. Nel 2006 era stata lei stessa a definire la saga «un prolungato argomento a favore della tolleranza e un prolungato appello alla fine del bigottismo».

Per questo, quando a partire dal 2020 Rowling ha cominciato a esprimere pubblicamente posizioni ostili nei confronti delle persone trans, il colpo per una parte del suo fandom è stato durissimo. Alcuni hanno continuato a leggere i libri e a guardare i film come se niente fosse, convinti che l’opera vada separata da chi l’ha scritta. Molti altri, però, hanno sentito di dover fare qualcosa.

La comunità di chi praticava il Quidditch dal vivo — uno sport ispirato ai libri, molto diffuso nei campus universitari americani — ha votato per cambiare ufficialmente il nome dello sport in Quadball, recidendo qualsiasi legame nominale con la saga. MuggleNet e The Leaky Cauldron, i due siti di fan di Harry Potter più importanti al mondo, hanno pubblicato una dichiarazione congiunta in cui dicevano che le posizioni di Rowling erano «in contrasto con il messaggio di accettazione» dei libri, e hanno smesso di pubblicare sue foto e di mettere link al sito ufficiale di Rowling. Altri hanno cercato delle vie di mezzo creative, come stampare edizioni artigianali dei libri con copertine prive del nome di Rowling. A molti fan queer, molto più semplicemente, si spezzò il cuore.

La quinta e ultima puntata di Superfan parte da qui per raccontare cosa succede quando i fandom incontrano la politica. Lo fa parlando del Tumblr degli anni Dieci, dove concetti come l’intersezionalità circolavano in una forma accessibile e ironica, ma anche di 4chan, dove gli stessi meccanismi — la comunità, il gergo condiviso, la difesa del proprio territorio da chi viene percepito come estraneo — hanno portato in una direzione opposta, e dove nel 2014 è nato il Gamergate, la campagna di molestie contro le donne che lavoravano nei videogiochi. Da quelle tattiche, sostengono in molti, è venuta buona parte degli strumenti usati oggi dalla destra radicale internazionale.
La puntata racconta anche come la grammatica e le logiche del fandom siano entrate nella politica, confondendo il ruolo di cittadino ed elettore e quello di appassionato acritico. Lo fa, come sempre, appoggiandosi a testimonianze storiche, articoli e interviste originali.

Fonti e ulteriori letture:
– “The Greatest Magic of Harry Potter: Reducing Prejudice”, di Loris Vezzali, Sofia Stathi, Dino Giovannini, Dora Capozza ed Elena Trifiletti, su Journal of Applied Social Psychology (2014)
– “Harry Potter and the Conspiracy of Queers: Discovering Myself in Fandom and Roleplay”, di Victoria Lee, su Reactor Magazine
– “Addressing J.K. Rowling’s Recent Statements”, su The Leaky Cauldron
– “For Many Queer Harry Potter Fans, J.K. Rowling’s Transphobia Feels Like a Betrayal”, di Eden Arielle Gordon, su Popsugar
– “Harry Potter is Gay: An Investigation of Queer Fan Culture”, di Tianna K. Mignogna, su Inquiries
– “How Gamergate foreshadowed the toxic hellscape that the internet has now become”, di Harmeet Kaur, su CNN
– “Of Gamers, Gates, and Disco Demolition: The Roots of Reactionary Rage”, di Arthur Chu, su The Daily Beast
– “RaceFail ‘09” su Fanlore
– “Puppygate”, su Fanlore
Devil’s Bargain: Steve Bannon, Donald Trump, and the Storming of the Presidency, Joshua Green, 2017
Kill All Normies: Online Culture Wars from 4chan and Tumblr to Trump and the Alt-Right, Angela Nagle, 2017
Cosplayers, di Mattia Salvia, Nero Editions, 2025
Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte, di Karl Marx, 1852
– “Nick Fuentes’s hate-filled monologues earn him a steady revenue stream”, di Jeremy B. Merrill, sul Washington Post
– “Can you trust that post about Tom Steyer? How paid influencers are flooding into the governor’s race”, di Jeanne Kuang, Yue Stella Yu e Maya C. Miller, su CalMatters
– “No, Creators Don’t ‘Deserve to Be Paid’ for This”, di Taylor Lorenz, su UserMag
– “Fandom has toxified the world: Watchmen author Alan Moore on superheroes, Comicsgate and Trump”, di Alan Moore, sul Guardian