Perché LeBron James ha scelto i Philadelphia 76ers
Per provare a vincere in una squadra forte: ci sono ottime premesse, ma anche altre cose che non fanno così ben sperare
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Dopo quasi due mesi di attesa il 24 luglio LeBron James ha annunciato che giocherà nei Philadelphia 76ers le sue ultime due stagioni di NBA, il campionato di basket nordamericano e il più competitivo al mondo. Non è stata una scelta “di cuore”, né economica: James non ha particolari legami con Philadelphia e nei 76ers prenderà uno stipendio basso per i suoi standard: meno di 4 milioni di dollari all’anno, contro gli oltre 50 che guadagnava nella scorsa stagione. Sembra che James, che ha 41 anni, abbia scelto la sua nuova squadra soprattutto per provare a vincere il suo quinto titolo NBA.
Non è una decisione scontata. James ha già vinto molto e ha numerosissimi record, tra cui quello di miglior marcatore nella storia dell’NBA. È probabile che sarebbe stato accolto con più entusiasmo (e meno aspettative) un ritorno in una delle sue ex squadre: i Miami Heat, con cui vinse il suo primo titolo nel 2012, o i Cleveland Cavaliers, con cui vinse l’NBA nel 2016 dopo una storica rimonta. Oppure un finale di carriera ai Golden State Warriors, per giocare insieme al suo storico rivale, il 38enne Steph Curry. In ognuna di queste tre squadre James avrebbe quasi di certo guadagnato di più.
È stato James a dire di voler vincere l’NBA con i Philadelphia 76ers, che non vincono dal 1983. Negli ultimi anni, però, sono tornati una squadra competitiva grazie al cosiddetto “The Process”, il processo, la strategia di ricostruzione avviata nel 2013 dal direttore sportivo Sam Hinkie. Dal 2018 a oggi, infatti, i 76ers hanno mancato i playoff, cioè la fase finale dell’NBA, una sola volta. Nel frattempo il motto “trust the process” (cioè “fidati del processo”) è diventato molto popolare tra i loro tifosi, e con l’arrivo di James lo si sta sentendo ancora più spesso del solito.
In effetti, i 76ers sembrano proprio una squadra in cui James potrebbe inserirsi molto bene, nella quale cioè la sua presenza potrebbe avere un senso sportivo oltre che narrativo o celebrativo. Due dei suoi nuovi compagni sono fortissimi in attacco e sono nel miglior momento della loro carriera: il 25enne Tyrese Maxey, rapidissimo, e il 29enne Jaylen Brown, uno di quei giocatori capaci di fare punti anche nelle situazioni più improbabili. Anche Brown è arrivato ai 76ers quest’estate, dopo aver giocato fino alla scorsa stagione nei Boston Celtics, con i quali nel 2024 vinse l’NBA da protagonista.
A Philadelphia, poi, gioca anche il 20enne VJ Edgecombe, che nella sua prima stagione in NBA ha mostrato un’energia e un atletismo con pochi paragoni nel campionato.
L’unico nuovo compagno di squadra di James su cui ci sono parecchi dubbi è il 32enne Joel Embiid, che però è anche uno dei più esperti e importanti. Embiid infatti gioca nei 76ers da 12 anni ed è stato tra i cestisti più dominanti di tutta l’NBA: nel 2023 vinse persino il premio di MVP, cioè di miglior giocatore della lega. Durante la scorsa stagione, però, ha giocato pochissimo per colpa di vari problemi fisici e di conseguenza il livello della sua squadra si è abbassato parecchio. Rich Paul, l’agente di James, ha detto che tra i motivi che hanno spinto il suo assistito a scegliere Philadelphia ci sono anche le rassicurazioni sulle condizioni di Embiid, che sembra stare molto meglio.
Con compagni così giovani, atletici e capaci di segnare con continuità, e un altro (Embiid) potenzialmente dominante, ai 76ers James avrebbe la possibilità di giocare senza troppe responsabilità. A 41 anni, anche per uno così in forma e duttile come lui, è difficile dover attaccare e difendere con costanza. James, peraltro, ha già dimostrato ai Los Angeles Lakers (dove giocava fino alla scorsa stagione) di saper accettare un ruolo molto più secondario – meno individualista, ma comunque impattante – e di essere in grado di far fruttare quel ruolo grazie a un’ottima tecnica e a un’intelligenza cestistica di altissimo livello.
Non solo: a 41 anni, James è ancora un giocatore grintoso e motivatissimo
Più che James i dubbi riguardano gli altri quattro titolari, giocatori abituati ad avere spesso la palla e a tirare molto: qualcuno di loro accetterà un ruolo meno da protagonista, per far funzionare la squadra?
I 76ers dovranno anche gestire il fatto di avere pochi sostituti davvero all’altezza dei titolari. In un basket sempre più rapido e atletico, e quindi stancante, è un problema; soprattutto adesso che la Eastern Conference – la parte di campionato in cui gioca Philadelphia – è diventata molto più competitiva rispetto agli anni passati. Lì ci sono i campioni in carica dei Knicks, ma anche squadre molto solide come i Detroit Pistons, i Miami Heat e i Boston Celtics, e altre in grande crescita come gli Charlotte Hornets.
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