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  • Sabato 25 luglio 2026

In Ucraina Nova Poshta fa molto più che portare pacchi

L'azienda privata è la prima ad arrivare nelle città liberate e l'ultima ad andarsene da quelle che stanno per cadere: la Russia la attacca dal 2023

Alcuni camion di Nova Poshta all'esterno del centro di smistamento di Kharkiv, colpito il 13 gennaio 2026 (EPA/SERGEY KOZLOV)
Alcuni camion di Nova Poshta all'esterno del centro di smistamento di Kharkiv, colpito il 13 gennaio 2026 (EPA/SERGEY KOZLOV)
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I recenti attacchi ucraini in Russia contro i magazzini della piattaforma di e-commerce Wildberries, soprannominata “la Amazon russa”, sono una risposta agli attacchi russi contro Nova Poshta, la principale compagnia di logistica in Ucraina. Nova Poshta è un’azienda privata, ma da anni ormai è più grande, importante e capillare della compagnia di posta statale Ukrposhta. Gli ucraini la considerano una sorta di simbolo e risorsa nazionale, e la sua rilevanza è ulteriormente cresciuta dall’inizio dell’invasione russa su larga scala, nel 2022.

I furgoni di Nova Poshta sono stati i primi mezzi civili a entrare nelle città liberate dall’esercito ucraino, mentre quando l’azienda interrompe il servizio in una località vicino al fronte è un brutto segno: significa che la città sta per cadere in mano ai russi. La velocità e la capillarità del suo servizio sono importanti sia per i soldati in prima linea sia per gli ucraini che sono emigrati all’estero.

Nova Poshta tiene simbolicamente unita una nazione, oltre a fornire una gamma di servizi sempre più ampia. Per questo la Russia la attacca dal 2023: 22 dipendenti sono stati uccisi negli attacchi, vari centri operativi e magazzini sono stati distrutti da missili, furgoni e camion sono stati fatti esplodere con droni. Ora che l’Ucraina ha a disposizione molti droni e la capacità di colpire in profondità nel territorio russo, ha iniziato a rispondere a questi attacchi, colpendo Wildberries.

Una delle filiali di Kiev, il 6 dicembre 2022 (Andrew Kravchenko/Bloomberg)

Nova Poshta è quasi completamente di proprietà dei due fondatori, Vyacheslav Klymov e Volodymyr Popereshnyuk. La fondarono nel 2001, quando erano studenti universitari: cominciarono con sette dipendenti e un capitale di partenza equivalente a circa 7.000 euro. L’ascesa è stata progressiva e nel 2015 l’azienda superò Ukrposhta, lenta, burocratica e di eredità sovietica. Oggi è dominante nel settore della logistica ucraina: sposta 1,5 milioni di pacchi al giorno, che mediamente arrivano entro 24 ore da una città all’altra in Ucraina, comprese quelle in zona di guerra.

Le filiali di Nova Poshta sono più di 13mila e sono praticamente ovunque: a queste si sono aggiunti oltre 25mila locker, gli armadietti automatici usati per ricevere o spedire pacchi. Nova Poshta è una compagnia di spedizioni moderna con alcune peculiarità ucraine, per esempio un’elevata automazione o la possibilità di fare spedizioni notturne (160mila solo a maggio). In alcune filiali ci sono anche dei camerini per provare i vestiti comprati e facilitare un reso immediato.

In modo un po’ inevitabile, il suo ruolo è molto cambiato dopo l’invasione russa: nelle prime settimane la riduzione delle spedizioni è stata radicale, poi l’azienda ha iniziato a spedire farmaci, cibo, documenti, vestiti e aiuti umanitari di vario genere nelle zone interessate dalle operazioni militari, spesso con tariffe simboliche o di favore, e collaborando con organizzazioni benefiche.

Un centro di smistamento in un video dell’azienda

Poi si è organizzata per arrivare subito, prima di ogni altra azienda civile, nelle città liberate dalla controffensiva ucraina nel 2022 e nel 2023: venivano create delle filiali mobili, attrezzate con generatori e connessioni Starlink, per garantire almeno 3-4 ore di servizio nei primi giorni dopo la liberazione, prima di allestire nuove filiali o recuperare quelle vecchie.

Dal 2023 ha investito nell’indipendenza energetica, con generatori a gas e impianti solari nei centri di smistamento e nelle filiali principali: questo le permette di operare anche quando la fornitura della rete elettrica è interrotta dai bombardamenti russi.

All’esterno di molte filiali sono poi stati installati rifugi antiaerei: sono 580 in tutto, muniti di prese per caricare i telefoni. L’azienda dichiara di aver speso circa 9 milioni di euro in strutture di sicurezza dal 2022.

Un rifugio antiaereo all’esterno di una sede di Nova Poshta a Kramatorsk (Il Post)

Proprio dall’inizio della guerra ha cominciato la sua espansione internazionale, aprendo filiali in molti paesi in cui erano presenti grandi comunità di esuli ucraini: ha cominciato dalla Polonia e dalla Lituania, oggi opera in una ventina di stati, compresa l’Italia, dove è prevista un’ulteriore espansione nei prossimi mesi.

Chi è emigrato usa Nova Poshta per mandare pacchi a chi è rimasto in Ucraina, ma la velocità e i prezzi competitivi hanno reso la rete dell’azienda uno strumento per trasferimenti anche di piccoli oggetti all’interno dell’Ucraina. La usano molto i militari, e grazie al programma Armiia+ quelli in prima linea possono inviare e ricevere al prezzo simbolico di 1 grivnia, due centesimi di euro.

Una filiale di Nova Poshta, che all’estero si chiama Nova Post, in Polonia, a Varsavia, l’8 agosto 2023 (Damian Lemański/Bloomberg)

L’importanza di Nova Poshta per la società ucraina l’ha resa un obiettivo della Russia, che ha apertamente rivendicato alcuni attacchi, come quello al centro di smistamento di Kiev, uno dei più tecnologici e importanti: funzionava 24 ore al giorno e processava 50mila pacchi all’ora, è stato completamente distrutto. La propaganda russa ha sostenuto in questi anni che l’azienda faccia anche trasporti di armi ricevute dai paesi europei e inviate verso il fronte. Le poche prove fornite per sostenere questa tesi si sono rivelate contraffatte, e più recentemente la Russia ha giustificato gli attacchi alle strutture civili definendole genericamente come “centri logistici delle forze armate ucraine”.

Un dipendente di Nova Poshta con alcuni furgoni distrutti da un attacco russo a Kharkiv, nel 2024 (AP Photo/Andrii Marienko)

Nova Poshta trasporta materiale che può essere considerato “dual use”, che può cioè avere uso sia civile sia militare, ed equipaggiamento difensivo per i soldati. Prima che la produzione di droni in Ucraina diventasse massiccia, l’azienda partecipava al progetto statale “Army of Drones”, che permetteva ai privati di donare droni civili con determinate caratteristiche, che poi sarebbero diventati droni militari: bastava portarli in una filiale di Nova Poshta e da lì finivano al fronte.

Nonostante i progetti benefici e di sostegno all’esercito, e malgrado abbia speso 20 milioni di euro per ricostruire le strutture colpite dalla Russia e 60 per risarcire i clienti dei pacchi distrutti, Nova Poshta continua a fare molti soldi. Nel 2025 i ricavi complessivi hanno superato il miliardo di euro, con un utile netto superiore ai 50 milioni, un risultato positivo per il settore e per le condizioni in cui l’azienda opera. In questi anni di guerra ha esteso i propri affari a un sistema di pagamento digitale e ad applicazioni tecnologiche, oltre a fondare una compagnia di trasporti aerei. Per gli ucraini è ormai un’istituzione, e anche un simbolo di resistenza.