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  • Martedì 21 luglio 2026

Il presidente del Nicaragua vuole abolire le elezioni

Daniel Ortega governa insieme alla moglie da oltre vent'anni e in modo sempre più autoritario

Il presidente del Nicaragua Daniel Ortega, 10 gennaio 2025 (Photo by Jesus Vargas/Getty Images)
Il presidente del Nicaragua Daniel Ortega, 10 gennaio 2025 (Photo by Jesus Vargas/Getty Images)
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Domenica il presidente del Nicaragua Daniel Ortega ha annunciato che nel paese non si terranno più elezioni. Il voto era già non libero da anni, ma le elezioni venivano comunque organizzate: nel 2027 si sarebbe dovuto votare per quelle parlamentari e presidenziali, che ora dovrebbero essere cancellate (Ortega non ha dato altri dettagli).

Ortega è in carica dal 2007 e dal 2025 è co-presidente insieme alla moglie Rosario Murillo. In oltre vent’anni ha progressivamente eroso la democrazia e smantellato le tutele legali che imponevano limiti e controlli sul potere del presidente, ricorrendo spesso a metodi violenti per arrestare e detenere gli oppositori.

Nel discorso di domenica Ortega ha ribadito la propaganda secondo cui i partiti sarebbero dannosi per la società perché causerebbero divisioni. Ha descritto le forze di opposizione come strumenti degli Stati Uniti e dei somocistas, cioè i seguaci della dinastia dei Somoza, la famiglia che governò il Nicaragua in modo dittatoriale e con il sostegno degli Stati Uniti per oltre quarant’anni, fino al 1979.

Ortega ha 80 anni e durante il discorso è apparso fragile, ha parlato lentamente ed è rimasto seduto per gran parte dell’evento. L’eliminazione anche formale delle elezioni rafforza la possibilità di una trasmissione ereditaria del potere: Laureano Ortega, uno dei suoi figli, è considerato il probabile successore del padre alla presidenza.

L’annuncio è stato fatto durante le celebrazioni del 47esimo anniversario della rivoluzione sandinista, che sotto la guida del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN), un movimento socialista e anti-imperialista, prese il potere in Nicaragua il 19 luglio del 1979 mettendo fine alla dittatura dei Somoza. Ortega era tra i leader di quella rivoluzione e divenne presidente per la prima volta nel 1985, vincendo le prime elezioni libere dopo la dittatura, e poi di nuovo nel 2007. Nel suo secondo mandato però iniziò a indebolire la democrazia nicaraguense: la Corte Costituzionale (praticamente controllata dal suo partito, l’FSLN) abolì il limite dei due mandati e gli permise di ricandidarsi alle elezioni del 2011. Ortega vinse di nuovo e largamente, in elezioni già assai contestate e con molte accuse di irregolarità.

A partire dall’aprile del 2018 ci furono ampie proteste contro una riforma del sistema di previdenza sociale che avrebbe portato a una riduzione delle pensioni e dei programmi di assistenza per la popolazione. Furono represse con violenza: vennero uccise almeno 300 persone e ne furono arrestate più di 560, per la maggior parte giovani e studenti. Nonostante la repressione durante l’estate fu indetto uno sciopero generale, che portò a molti scontri e alla paralisi di buona parte delle attività del paese. Dopo quelle proteste Ortega indebolì ulteriormente le garanzie democratiche, e le successive elezioni del 2021 furono platealmente pilotate: nell’anno precedente Ortega fece arrestare 40 esponenti dell’opposizione, tra cui 7 candidati alla presidenza.

I due co-presidenti del Nicaragua del Nicaragua Daniel Ortega e Rosario Murillo durante una manifestazione nel 2018, quando Murillo era ancora vicepresidente (AP Photo/Alfredo Zuniga)

L’anno scorso infine è stata approvata una riforma che ha modificato molti aspetti della Costituzione nicaraguense: ha formalizzato un notevole aumento dei poteri di Ortega e soprattutto di sua moglie Murillo, tra le altre cose promuovendola da vicepresidente a co-presidente. Anche questo era stato visto come un tentativo di facilitare una successione dinastica: negli anni la coppia ha infatti coinvolto anche i suoi sette figli nella gestione del potere, in particolare nelle operazioni di acquisizione e gestione dei principali media del paese, attraverso i quali viene diffusa la propaganda del regime.

Secondo vari analisti in futuro il Nicaragua potrebbe adottare il modello del partito unico come in Cina, a Cuba o in Corea del Nord: paesi in cui un solo partito governa in modo egemone, mentre gli altri sono illegali o comunque esclusi da qualsiasi reale competizione elettorale e dall’esercizio del potere.