Si rischia il blocco di un altro stretto: quello di Bab el Mandeb
Lo ha minacciato il gruppo yemenita degli Houthi contro le navi saudite: basta una mappa per capirne i rischi
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Il gruppo armato degli Houthi, che governa parte dello Yemen, ha annunciato un blocco contro le navi dell’Arabia Saudita che passano per lo stretto di Bab el Mandeb, quello che collega il mar Rosso con l’oceano Indiano. La chiusura è il risultato di un ritorno delle ostilità tra Houthi e Arabia Saudita, che hanno combattuto una lunghissima guerra tra il 2014 e il 2022.
È anche però un ulteriore allargamento della guerra in Medio Oriente. Gli Houthi sono stretti alleati dell’Iran: non è chiaro se il blocco delle navi saudite sia stato concordato con il regime iraniano, ma in ogni caso potrebbe avere conseguenze sulla guerra in tutta la regione e rischiare di aggravare la crisi energetica. Lo stretto di Bab el Mandeb è, assieme a quello di Hormuz, uno dei più importanti al mondo.
Non sappiamo ancora come sarà messo in pratica il blocco degli Houthi contro le navi saudite, né quanto sarà esteso. In ogni caso, anche un blocco parziale dello stretto di Bab el Mandeb rischia di avere ricadute gravi sui commerci mondiali.
Lo si capisce bene osservando la mappa qui sotto. Lo stretto di Bab el Mandeb è sempre stato fondamentale perché è la via migliore per una nave che dall’Asia voglia arrivare in Europa, e viceversa: da Bab el Mandeb passa il 12 per cento dei commerci mondiali.
Con la guerra in Medio Oriente, poi, lo stretto è diventato ancora più essenziale: siccome lo stretto di Hormuz è stato chiuso dall’Iran, l’Arabia Saudita ha deviato verso il mar Rosso gran parte del petrolio che prima esportava tramite il golfo Persico.
Lo ha fatto tramite l’oleodotto Est-Ovest, grazie al quale fa arrivare il petrolio nel porto di Yanbu, dove poi viene esportato verso l’Asia. Dall’inizio della guerra l’Arabia Saudita ha deviato su Yanbu il 70 per cento della sua produzione di petrolio. In generale, per Bab el Mandeb passa il 7 per cento di tutto il petrolio commerciato al mondo, in gran parte saudita. È facile capire che se fossero limitati anche i traffici per Bab el Mandeb oltre a quelli per Hormuz, la crisi energetica mondiale tornerebbe ad aggravarsi.

Una barca di pescatori passa davanti a una nave commerciale nello stretto di Bab el Mandeb, aprile 2026 (AP Photo/Abdulnasser Alseddik)
Formalmente, il blocco annunciato dagli Houthi contro le navi saudite è la ritorsione per una serie di bombardamenti reciproci avvenuti negli scorsi giorni. Dapprima l’Arabia Saudita aveva bombardato l’aeroporto di Sana’a, la capitale dello Yemen controllata dagli Houthi, per impedire l’atterraggio di un aereo che trasportava alcuni dignitari del gruppo di ritorno dal funerale dell’ex Guida suprema iraniana Ali Khamenei, ucciso nel primo giorno di guerra da un attacco israeliano.
Il bombardamento è rilevante perché dall’inizio della guerra nel 2014 a oggi l’Arabia Saudita ha più o meno sempre mantenuto il controllo dei cieli dello Yemen: facendo volare il loro aereo su Sana’a, gli Houthi hanno sfidato questo controllo, e perciò i sauditi hanno tentato di fermarlo. L’aereo è poi atterrato in un altro aeroporto dello Yemen.
A quel punto gli Houthi hanno risposto lanciando missili balistici e droni contro l’aeroporto saudita di Abha, una grossa città nel sud dell’Arabia Saudita. Infine, lunedì, hanno annunciato l’embargo contro i sauditi a Bab el Mandeb. Nasruddin Amer, un portavoce del gruppo, ha detto che la chiusura dello stretto è la risposta all’«ingiusto embargo contro gli yemeniti per oltre 10 anni».
È notevole che questa ritorsione avvenga proprio mentre Iran e Stati Uniti sono tornati ad attacchi militari quotidiani, e mentre i negoziati per porre fine alla guerra in Medio Oriente sono in pieno stallo. Gli Houthi fanno parte del cosiddetto “asse della resistenza”, cioè la rete di gruppi e milizie alleate dell’Iran in tutto il Medio Oriente. Mantengono però una forte autonomia, e non prendono ordini diretti dal regime iraniano.
È possibile dunque che gli Houthi abbiano deciso in maniera indipendente di bloccare lo stretto alle navi saudite. È anche possibile, però, che Houthi e Iran si siano coordinati per aumentare la pressione sugli Stati Uniti tramite il blocco di un ulteriore stretto fondamentale.

Gli attacchi all’aeroporto di Sana’a, 13 luglio 2026 (Al-Masirah TV via AP)
La guerra in Yemen è cominciata nel 2014, quando gli Houthi (allora chiamati “ribelli”) conquistarono la capitale yemenita Sana’a e tutta la parte occidentale del paese – quella appunto che consente il controllo di Bab el Mandeb.
Iniziò a quel punto una guerra brutale contro l’Arabia Saudita, che non tollerava ai suoi confini la presenza di un gruppo alleato con l’Iran, suo storico rivale regionale. Nella guerra furono uccise almeno 150 mila persone: si concluse nel 2022 con un cessate il fuoco che di fatto lasciava gli Houthi al potere di parte dello Yemen, compresa Sana’a. La parte orientale del paese è invece amministrata da un governo sostenuto dai sauditi e riconosciuto a livello internazionale, che però è molto poco influente.
A partire dalla fine del 2023, con l’inizio della guerra nella Striscia di Gaza, gli Houthi cominciarono a lanciare razzi e missili contro le navi commerciali che passavano per lo stretto di Bab el Mandeb, in segno di solidarietà con la popolazione palestinese attaccata da Israele. Gli attacchi degli Houthi nel mar Rosso crearono grandi problemi ai commerci internazionali e provocarono la reazione militare di vari paesi, tra cui gli Stati Uniti. Gli attacchi terminarono nel maggio del 2025 con un accordo tra gli Houthi e gli Stati Uniti.



