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  • Martedì 21 luglio 2026

Come Amazon ma per le armi

Il governo ucraino permette ai soldati di comprare online quelle di cui hanno bisogno, decentralizzando il sistema: è una delle innovazioni nella guerra contro la Russia

Un soldato comanda a distanza un drone intercettore, il 26 giugno 2026 (AP Photo/Andrii Marienko)
Un soldato comanda a distanza un drone intercettore, il 26 giugno 2026 (AP Photo/Andrii Marienko)
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Uno degli argomenti su cui si scontravano l’ex ministro della Difesa ucraino Mychajlo Fedorov e il generale Oleksandr Syrsky, il capo delle forze armate, era il sistema di acquisto e approvvigionamento di armi e droni per i soldati. Secondo i media ucraini Syrsky difendeva un metodo tradizionale basato sui fornitori, mentre Fedorov voleva ulteriormente ampliare un sistema avviato da meno di due anni che è stato soprannominato “l’Amazon delle armi”. È solo uno dei temi su cui il politico e il militare avevano idee e ambizioni diverse: la scorsa settimana proprio questi scontri hanno portato il presidente Volodymyr Zelensky a decidere di rimuovere Fedorov dal suo ruolo, e poi alle proteste di piazza per chiederne il ritorno.

Il nuovo sistema di rifornimento di droni è innovativo perché supera il concetto di acquisti standardizzati da fornitori comuni e permette ai soldati di scegliere ciò di cui hanno bisogno su un sito su cui sono presenti centinaia di modelli diversi. Ogni brigata (ce ne sono circa 130) ha un budget e può spenderlo sul sito, chiamato Brave1: quanto è grande il budget dipende dai risultati ottenuti dalla brigata. Ogni operazione di successo, ogni uccisione di un nemico o distruzione di un mezzo russo dà dei punti, che possono essere spesi sul sito.

Secondo chi lo ha messo in piedi, a partire dallo stesso Fedorov (che prima di fare il ministro della Difesa era ministro per l’Innovazione tecnologica), questo sistema permette di «motivare ulteriormente» i soldati, di garantire che le brigate più efficienti dell’esercito abbiano i mezzi per continuare la guerra contro la Russia e di fornire quello che serve, come serve, quando serve. Secondo i critici l’uso delle logiche tipiche di giochi e videogiochi in contesti di guerra rischia di disumanizzare ulteriormente l’atto di uccidere, attraverso un clic su un controller a distanza. I critici sono perlopiù esterni: in base a tutte le testimonianze raccolte in questi mesi, i soldati ucraini sembrano gradire molto il sistema.

La brigata ucraina K-2 e la postazione da cui controlla il lancio di droni a medio raggio, in Ucraina, il 20 giugno 2026 (AP Photo/Evgeniy Maloletka)

A prescindere dal sistema dei punti, il sito Brave1 risponde ad alcune esigenze della guerra moderna. Le armi tradizionali come fucili o artiglieria sono tecnologie consolidate, che si evolvono lentamente: qui gli acquisti standardizzati da fornitori comuni per tutto l’esercito possono funzionare. Il settore dei droni – aerei, di terra e marini – e quello dei robot sono invece in rapida evoluzione, soprattutto in Ucraina, dove una moltitudine di startup e piccole aziende propongono continuamente nuovi modelli. L’evoluzione è troppo veloce per la burocrazia militare e il sito permette di aggirarla e semplificare gli acquisti.

Le aziende approvate dall’esercito propongono le loro armi su una piattaforma che è simile a quelle di e-commerce. Le brigate possono scegliere i modelli secondo necessità: droni ricognitori o d’attacco, con cavi in fibra ottica, termocamere notturne, kamikaze o “vampiri”, con diverse capacità di carico, qualità delle telecamere o raggio d’azione. Quando gli acquisti erano compiuti su larga scala, i droni arrivavano spesso «nel numero sbagliato o del tipo sbagliato», ha detto al New York Times Ruslan Habinet, un comandante ucraino. Ora gli stessi soldati che guidano i droni possono fare le richieste, mentre il comandante completa l’ordine, pagando con i fondi della brigata. Sul sito è possibile vedere la disponibilità di pezzi, che arrivano al fronte entro 5-10 giorni.

Soldati scaricano un drone di terra che porterà munizioni, acqua e provviste al fronte nella regione di Donetsk (Iryna Rybakova/Ukraine’s 93rd Mechanized Brigade via AP)

Brave1 è nato nel 2023 come una sorta di incubatore statale di startup tecnologiche e militari, ed è diventato “l’Amazon delle armi” nell’aprile del 2025: è stato promosso dal ministero dell’Innovazione tecnologica guidato da Fedorov.

Inizialmente gli acquisti si potevano fare solo con il sistema a punti: le squadre di dronisti inviavano i video con le loro operazioni a un ufficio centrale di Kiev, che verificava le uccisioni e le demolizioni e distribuiva i punti in base a tabelle predefinite che sono cambiate nel tempo: 70 punti per la distruzione di un sistema di lancio di missili, 40 per un carro armato, 25 per l’uccisione di un soldato russo, 120 per la cattura di un nemico vivo, più premi anche per il salvataggio di militari ucraini feriti o per operazioni difensive. A giugno Fedorov aveva detto che oltre 500mila droni erano stati comprati su Brave1 con questo sistema.

Soldati controllano droni FPV il 9 marzo 2025 (Iryna Rybakova/Ukraine’s 93rd Mechanized Brigade via AP)

Il sistema si è poi evoluto con il tempo. Oggi oltre ai punti ogni brigata riceve una dotazione di fondi per le attrezzature che può spendere direttamente sul sito. È stato aperto anche un canale con cui privati o aziende possono fare donazioni in denaro a brigate dell’esercito specifiche, che così possono aumentare il budget.

Il sistema di rifornimento su misura e a richiesta si è dimostrato molto più efficiente di quello centralizzato, tanto da essere stato adottato anche dal ministero della Difesa per i rifornimenti più tradizionali, che si fanno su un’altra piattaforma, Dot-Chain. Funziona con crediti assegnati dal ministero e almeno per ora ha una quota molto più ridotta di fornitori e di armi a disposizione.

Entrambi i sistemi hanno l’obiettivo di rendere più efficienti i rifornimenti e ridurre le possibilità di corruzione negli acquisti e negli appalti militari. Non possono chiaramente risolvere un’altra grossa questione, ossia la scarsità o la mancanza di fondi.

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