Le urla di Lele Adani sono arrivate fino a voi?
Durante i Mondiali anche chi segue poco il calcio potrebbe aver scoperto il commentatore più divisivo e rumoroso, soprattutto se gioca l’Argentina
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Chi segue abitualmente il calcio è abituato alle telecronache esagitate, enfatiche e retoriche dell’ex calciatore Lele Adani, che nel tempo si sono guadagnate ammiratori ma anche molte antipatie. La grande visibilità che sta avendo commentando le partite dei Mondiali sulla RAI – come “seconda voce”, accanto al telecronista principale – gli ha attirato accese critiche sui media e sui social, a cui spesso ha peraltro risposto piccato.
Anche per l’assenza dell’Italia, Adani è diventato uno dei protagonisti di questi Mondiali nel dibattito pubblico italiano, e con ogni probabilità lo sarà ancora domenica sera, visto che a giocarsi la finale sarà la squadra per cui ha sfacciatamente e irruentemente tifato mentre era ai microfoni del servizio pubblico: l’Argentina di Lionel Messi (contro la Spagna).
In questi Mondiali Adani ha commentato spesso le partite dell’Argentina, durante le quali urla riferimenti talvolta non semplici da cogliere, e molto enfatici e teatrali. «Einstein diceva che le coincidenze sono il modo in cui Dio sceglie di rimanere anonimo», ha detto per commentare il gol del pareggio dell’Argentina nella semifinale contro l’Inghilterra. Alla fine della partita si percepiva che ad Adani stava andando via la voce, a causa delle tante urla.
Spesso è molto alto sia il volume della voce sia, metaforicamente, il contenuto delle cose che dice. È abbastanza comune che – nel calcio e nello sport in generale – i telecronisti enfatizzino con la voce durante un evento importante: ma di solito lo fa il telecronista principale, non la seconda voce, che invece dovrebbe essere quella a cui sono affidate le valutazioni più misurate. Adani invece urla parecchio e per diversi secondi, a volte in momenti della partita non cruciali: anche questo è insolito, e lo fa passare come uno un po’ esaltato.
Adani ha opinioni precise e le espone in modo chiaro ma anche molto iperbolico. In certe cose che dice si vede che è molto tecnico e preparato: conosce i calciatori, i sistemi tattici, la storia. Sembra tenerci parecchio, inoltre, ad apparire come uno che vive il calcio in modo viscerale e autentico, oltre che competente. Fa riferimenti alla cultura popolare del paese o delle squadre che commenta: nella partita dei sedicesimi di finale contro Capo Verde, per esempio, ha paragonato un tiro di Lionel Messi a un alfajor, un dolce glassato piuttosto diffuso in Argentina.
Per sua stessa ammissione Adani tifa per l’Argentina ed è affascinato dalla cultura, calcistica e non, del paese. È molto amico dell’ex calciatore argentino Matias Almeyda, è stato diverse volte in Argentina e tifa specialmente la squadra di Buenos Aires del River Plate. La Rai crea spesso una certa attesa sul fatto che sia lui o meno a commentare le partite dell’Argentina: alcune persone vogliono sentire ciò che dice o cosa-urla-stavolta, altre sono spazientite dal tifo così plateale. Lo hanno fatto in particolare dopo Inghilterra-Argentina, che è stata vista da quasi 10 milioni di persone su Rai 1, alcune delle quali lo hanno sentito (con una certa sorpresa) per la prima volta.
Del modo inusuale e sopra le righe con cui commenta le partite di calcio si parla da anni: dal 2012 al 2021 ha lavorato per Sky Sport, da cui è stato mandato via per quella che lui definì «una scelta loro». È anche grazie alla Rai se è riuscito a “uscire dalla bolla” del calcio e ad arrivare a un pubblico più ampio, che è incuriosito dalle sue telecronache così vivaci per gli standard più compassati e tradizionali della Rai.
Sia per le urla che per le frasi a effetto Adani è al contempo apprezzato e criticato. Il giornalista sportivo di Repubblica Maurizio Crosetti ha scritto che il commento di Adani è così fazioso da aver «trasformato la Rai in Tele Buenos Aires», mentre secondo Aldo Grasso del Corriere della Sera ha trasformato «il commento tecnico in un’omerica serie di spunti epici ed emotivi» grazie ad un approccio «passionale, visionario e polarizzante».
Da calciatore Adani aveva giocato tra Serie A e Serie B con Brescia, Fiorentina e Inter, ritirandosi nel 2008 a quasi 34 anni. Nel 2014, quando già era a Sky da due anni, rifiutò la proposta di Roberto Mancini che lo voleva all’Inter come vice-allenatore.
Su Sky Adani assunse una certa popolarità commendando le partite di Serie A e Champions League assieme al telecronista Riccardo Trevisani, col quale condivideva una certa predisposizione benevola per i giocatori sudamericani e le squadre che giocavano un calcio offensivo e ambizioso. È una delle cose per cui Adani genera dibattito, soprattutto in Italia, dove al contrario un modo di giocare che bada molto al sodo e all’attenzione difensiva è ancora molto apprezzato, soprattutto dalla parte meno giovane dell’opinione pubblica.
A volte Trevisani e Adani esageravano un pochino con l’enfasi.
Nel 2019 divenne celebre un suo dibattito con l’allenatore Massimiliano Allegri, noto per uno stile di gioco difensivo e per la sua tendenza, perlomeno a parole, a considerare il calcio «un gioco semplice». Quello tra Adani e Allegri è stato uno dei massimi esempi della contrapposizione dialettica tra “risultatisti” e “giochisti”, etichette che, con una discreta semplificazione, distinguono due stili di gioco: uno più elementare e prudente, un altro più sofisticato e offensivo.
Alcune frasi di Adani, dentro e fuori le telecronache, sono diventate molto popolari tra le persone che seguono il calcio. Grazie a lui, per esempio, è entrata nel vocabolario di chi segue il calcio l’espressione uruguaiana “garra charrua”, che significa “artiglio dei Charrua” (una popolazione indigena che abitava l’attuale Uruguay) e viene usata per indicare la grinta dei calciatori uruguaiani e la loro capacità di non arrendersi mai. Nel calcio uruguaiano si usa da tempo, ma in Italia è diventata popolare dopo che la usò Adani per commentare – urlando – un gol segnato all’ultimo minuto dal calciatore uruguaiano dell’Inter Matías Vecino, in una partita importante contro la Lazio del 2018.
È anche un’espressione diventata meme, perché anche se esprime bene un concetto (la tenacia di certi calciatori), ripetuta molte volte diventa quasi una caricatura.
Anche se possono apparire del tutto estranee per chi non segue il calcio, tra gli appassionati c’è chi usa più o meno ironicamente altre parole o frasi che Adani cita spesso, durante le telecronache delle partite o sui social media: “padre tempo” (per dire che, alla lunga, la verità viene a galla); “servilismo” (per indicare la sudditanza psicologica dei commentatori calcistici verso presunti padroni); “facciamo calcio” (espressione che ha anche una sua coreografia ispirata a una frase di Diego Maradona); la “forza delle idee” o “fútbol” usato al posto di “calcio”.
Nel 2021 Adani diventò ancor più presente nel dibattito sul calcio in Italia, soprattutto sui social. Assieme agli altri ex calciatori Christian Vieri, Antonio Cassano e Nicola Ventola, partecipò alla Bobo TV, un format di intrattenimento live trasmesso sulla piattaforma di streaming Twitch. “Bobo” è il soprannome di Vieri, dal quale però gli altri tre si separarono nel novembre del 2023. La Bobo TV fu un grande successo anche per le contrapposizioni forti e le polemiche che cavalcava: come ad esempio quelle fra “bel gioco” e “ricerca del risultato”, fra “tattica esasperata” e “qualità tecnica”.
Oggi Adani, Cassano e Ventola fanno un nuovo show assai seguito: Viva El Futbol. Anch’esso è apprezzato per un modo ben più diretto e spontaneo di quello che si è soliti ascoltare nei commenti sul calcio nelle trasmissioni televisive tradizionali. Sono commenti d’altro canto spesso molto enfatici, costruiti per generare reazioni anche ostili in chi ascolta (possiamo parlare di rage baiting) e a volte fatti apposta per tagliare estratti da mettere sui social in cui la sparano grossa, soprattutto Cassano. In entrambe Adani aveva o ha il ruolo di “conduttore”, alla quale gli altri si rivolgono per avere una conferma o un’opinione informata su un certo argomento. Insomma, e fa strano dirlo, in Viva El Futbol Adani fa la parte di quello più “istituzionale”.
Negli ultimi anni è diventato sempre più un personaggio pubblico: partecipava a un torneo di beach soccer chiamato Bobo Summer Cup che faceva vari eventi in tutta Italia e ha scritto e cantato canzoni sul calcio da milioni di ascolti su Spotify. Su Instagram e TikTok diventa spesso virale perché pubblica contenuti in cui riprende cose dette poche ore prima in telecronaca, enfatizzandoli ancor di più. Ogni tanto scrive anche qualche articolo per il Corriere della Sera.
Lele Adani e l’allenatore Luciano Spalletti, memati bene.
Soprattutto da quando commenta le partite per la Rai (live e non), cioè dal 2021, Adani è diventato conosciuto a un pubblico più ampio, anche perché spesso commenta le partite più seguite di tutte in Italia, cioè quelle della nazionale maschile di calcio. Nonostante il contesto alla Rai sia molto più formale, Adani è rimasto lo stesso, anche quando è ospite alla Domenica Sportiva, assieme a persone con un approccio molto diverso, e spesso più datato.
Dopo aver commentato con grande trasporto già i Mondiali del 2022 vinti dall’Argentina (ma allora la Rai non gli aveva fatto commentare la finale né così tante partite dell’Argentina), durante una telecronaca di questa edizione ha detto che l’hydration break serviva per «idratare il numero 10», cioè Lionel Messi. Dopo la partita ha condiviso un video mentre guardava un gol di Messi dal suo albergo con in sottofondo il suo commento, e si rovesciava acqua addosso.



