Non è solo un’impressione: col caldo aumenta il nervosismo
L’irascibilità, aggravata dalla mancanza di sonno, è tra gli effetti più evidenti delle ondate di calore sulla salute mentale
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Nelle discussioni sempre più frequenti e necessarie su quando il caldo diventa insostenibile per il corpo umano si tende a sottostimare quali effetti ha sull’umore e sulla salute mentale. Effetti peraltro spesso evidenti nelle routine quotidiane tanto quanto il sudore: quando fa molto caldo le persone diventano più irascibili, impazienti e aggressive, e meno disposte al dialogo e al confronto. Un vecchio studio ancora molto citato, sulle reazioni degli automobilisti a una macchina ferma al semaforo verde, mostrò che l’uso del clacson aumentava all’aumentare della temperatura, soprattutto tra le persone con i finestrini abbassati e presumibilmente senza aria condizionata.
Molte altre ricerche da allora hanno dimostrato che il cervello umano funziona in modo diverso quando le temperature aumentano, anche solo di un paio di gradi. Negli Stati Uniti – dove molte scuole hanno l’aria condizionata, a differenza dell’Italia – una ricerca del 2025 mostrò che i risultati nei compiti di matematica delle scuole primarie e secondarie peggioravano in giornate con più di 27 °C, in particolare nelle aree più povere, in scuole senza climatizzazione o con impianti meno efficienti. Altri studi hanno messo in correlazione le temperature alte con un aumento degli incidenti sul lavoro, dei crimini violenti (aggressioni e omicidi) e delle violenze di genere.

Un operaio beve in un cantiere durante una giornata di caldo intenso a Boulogne-Billancourt, vicino a Parigi, il 24 giugno 2026 (AP/Christophe Ena)
Il limite di queste ricerche è che i dati sono difficili da raccogliere e da isolare dai molti fattori variabili che possono falsarli. Il caldo non è necessariamente la causa principale dell’irascibilità, ma senza dubbio può essere un fattore di stress influente sui comportamenti.
In condizioni di caldo prolungato il corpo infatti entra in una sorta di iperattività, necessaria per mantenere la temperatura corporea entro parametri normali (tra 36,1 °C e 37,2 °C circa). Il sistema vascolare si espande, in modo che una maggiore quantità di sangue fluisca attraverso i vasi sanguigni negli strati superficiali della pelle. Il calore interno viene così dissipato più facilmente, ma il cuore deve pompare più sangue per raffreddare il corpo, e questo provoca un aumento della frequenza cardiaca.
La gestione di queste complesse attività fisiologiche comporta appunto un certo stress e può contribuire a far sentire le persone più stanche e arrabbiate. Inoltre la sudorazione – necessaria per la dissipazione del calore interno – può aumentare il rischio di disidratazione, una condizione associata a sua volta a mal di testa, spossatezza, crampi muscolari, sbalzi d’umore e difficoltà di concentrazione.
Uno dei problemi degli effetti del caldo sull’umore, tra l’altro, è che spesso non abbiamo alcuna consapevolezza di quanto le nostre reazioni agli stimoli siano influenzate da condizioni ambientali: cosa che vale per chiunque intorno a noi. L’aumento della frequenza cardiaca, la sudorazione e la mancanza di respiro, cioè l’insieme delle reazioni umane al calore, possono essere facilmente fraintese da chi le sperimenta come la risposta a uno stimolo emotivo spiacevole.
Se in giornate di caldo intenso qualcuno dice qualcosa di sgradevole o irritante, per esempio, questo può indurci a interpretare l’aumento della frequenza cardiaca come un segno della nostra rabbia invece che come una reazione fisiologica al caldo. «Se il tuo corpo non stesse lavorando così intensamente e la tua frequenza cardiaca fosse più bassa nella stessa situazione, forse solleveresti semplicemente lo sguardo al cielo e daresti la colpa alla maleducazione altrui, senza avere questa stessa sensazione di irritabilità», ha detto al Guardian Kim Meidenbauer, professoressa di psicologia alla Washington State University.
Un’altra considerazione da tenere a mente è che non tutte le persone soffrono il caldo allo stesso modo. In generale, i bambini e le persone più anziane sono più vulnerabili rispetto alle altre perché fanno più fatica a regolare la loro temperatura corporea. Ma alcune persone, indipendentemente dall’età, possono anche essere più sensibili per loro caratteristiche fisiologiche, o tollerano il caldo a fatica perché cresciute in ambienti miti o freddi, e quindi poco abituate.

Due persone attraversano una strada nel centro di Berlino, in Germania, il 27 giugno 2026 (Maryam Majd/Getty Images)
Alcuni studi di psicologia hanno provato a capire se reazioni diverse al caldo potessero dipendere anche da tratti della personalità diversi da persona a persona. Uno studio riscontrò che con temperature alte le reazioni di maggiore disagio psicofisico e di minore sopportazione erano più frequenti nelle persone con un marcato nevroticismo. Tra i cinque tratti usati in psicologia per descrivere le persone, cioè i cosiddetti “Big Five”, il nevroticismo è quello contraddistinto da difficoltà ad affrontare eventi stressanti e propensione a interpretarli come situazioni minacciose e irrisolvibili.
L’irritabilità, l’affaticamento mentale e la ridotta capacità di concentrazione possono inoltre essere causate o aggravate dalla mancanza di sonno, che altera anche l’attenzione e la memoria di lavoro (cioè la capacità di ricordare e rielaborare le informazioni). Le notti insonni sono una condizione familiare alla maggior parte delle persone durante le notti più calde dei mesi estivi, specialmente le persone meno abituate al caldo o meno attrezzate per sopportarlo.
Il caldo contribuisce anche a peggiorare le condizioni di chi ha problemi preesistenti di salute mentale. Diversi studi condotti negli Stati Uniti e in Australia, per esempio, mostrano che gli accessi al pronto soccorso per autolesionismo, abuso di sostanze, disturbi dell’umore e varie altre condizioni psicopatologiche aumentano durante le giornate estive con temperature più alte del normale. Altri studi documentano anche un’associazione statistica tra il caldo e l’aumento dei suicidi, ma sono tutti dati da prendere con molta cautela.

Una paziente attende di essere visitata durante una giornata di caldo intenso al pronto soccorso dell’ospedale Paris-Saclay, vicino a Parigi, il 30 giugno 2026 (AP/Christophe Ena)
Secondo una revisione di decine di studi, pubblicata nel 2023 su una rivista del gruppo The Lancet, a ogni aumento di 1 °C della temperatura media mensile corrisponde un aumento dell’1,5 per cento dei suicidi. E durante le ondate di calore gli accessi in ospedale per problemi di salute mentale aumentano del 9,7 per cento rispetto ai periodi senza ondate di calore. Ma come osservato dagli stessi autori della revisione, mancano prove conclusive di un nesso causale diretto tra il caldo e i problemi di salute mentale, perché i meccanismi biologici e psicologici attraverso cui il caldo influenza la salute mentale sono ancora in gran parte sconosciuti, e probabilmente sono influenzati a loro volta da fattori economici e sociali.
Una relazione causale nota e documentata esiste invece tra l’uso di farmaci antidepressivi e un’alterazione della sudorazione, perché nel sistema nervoso autonomo quei farmaci possono interferire con i centri responsabili dell’autoregolazione della temperatura corporea. Chi ne fa uso segnala tra gli effetti collaterali una sudorazione eccessiva in condizioni normali, e quando fa caldo deve quindi fare particolare attenzione al rischio di disidratazione.



