La vendita di uno degli scheletri di T-Rex più completi mai trovati
Sarà messo all'asta martedì a New York per decine di milioni di dollari, tra molte contestazioni della comunità scientifica
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Martedì la società d’aste Sotheby’s metterà all’asta a New York uno degli scheletri di Tyrannosaurus rex (T-Rex) più grandi e completi mai scoperti. “Gus”, come è stato soprannominato, risale a circa 67 milioni di anni fa e potrebbe essere venduto per una cifra compresa tra i 20 e i 30 milioni di dollari. Come accade spesso in questi casi, la vendita di un reperto del genere a un privato è stata fortemente contestata dalla comunità scientifica, che ritiene che dovrebbe restare a disposizione della ricerca.
I resti di Gus furono scoperti nel 2021 in un ranch della contea di Harding, nella parte nordoccidentale del South Dakota, una delle aree più importanti al mondo per il ritrovamento di fossili di dinosauri.
Gli scavi, iniziati dopo il ritrovamento di un osso della zampa che spuntava dal terreno, erano durati tre anni ed erano stati condotti da una società privata texana, la Theropoda Expeditions. Lo scheletro deve il suo nome al proprietario del ranch, Gary “Gus” Licking, morto poco prima della fine delle operazioni di scavo.
Gus è lungo 11,6 metri, alto 3,8 metri e ha un cranio di 137 centimetri. Il suo scheletro è composto da 183 ossa fossili ed è completo per circa il 61 per cento. Queste caratteristiche lo rendono il terzo scheletro di T-Rex più completo mai ritrovato, dopo “Stan” (completo per circa il 70 per cento) e “Sue” (completo per circa il 90 per cento).
Come Gus, anche gli scheletri di Stan e Sue sono stati rinvenuti in South Dakota, rispettivamente nel 1987 e nel 1990.
Di solito, quando in uno scheletro fossile mancano alcune ossa, le parti mancanti vengono ricostruite con calchi, cioè copie realizzate a partire da ossa di altri esemplari (per i T-Rex, lo scheletro di riferimento più usato per queste riproduzioni è quello di Stan). Gus invece non contiene parti ricavate da altri esemplari, cosa che potrebbe farne lievitare il prezzo e renderlo più appetibile per i potenziali acquirenti.

Lo scheletro “Sue”, esposto al Field Museum di Chicago (Wikimedia Commons)
Intervistato dal Guardian, il paleontologo dell’Università di Birmingham Richard Butler ha definito la messa all’asta di Gus «molto preoccupante», perché potrebbe alimentare il mercato dei fossili di dinosauro per collezionismo.
L’ultima vendita di questo tipo era avvenuta nel 2024, quando Sotheby’s vendette lo scheletro di stegosauro “Apex” per più di 44 milioni di dollari, una valutazione molto superiore alle aspettative iniziali. «I fossili vengono comprati e venduti da centinaia di anni, ma i prezzi sono sempre più proibitivi per i musei, e tutto a discapito della scienza», ha aggiunto Butler.
Anche secondo Stuart Sumida, professore di biologia alla California State University, la vendita all’asta dei fossili è una pratica dannosa per la ricerca scientifica. In alcuni casi chi li acquista è un appassionato di paleontologia, e decide autonomamente di donarli a un museo. In molti altri però i reperti finiscono in collezioni private, e di conseguenza smettono di essere accessibili alla comunità scientifica.
«Quando pubblichiamo una ricerca, dobbiamo assicurarci che sia replicabile, ovvero che altri scienziati possano verificare i nostri dati e risultati e convalidare le nostre conclusioni, oppure no», ha aggiunto Stephen Brusatte, paleontologo dell’Università di Edimburgo. «L’unico modo per garantire la replicabilità della nostra ricerca è che i fossili di dinosauro che studiamo si trovino in un museo, dove altri scienziati abbiano la garanzia di potervi accedere».
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