Come funziona l’operazione per cambiare il colore degli occhi

La tecnica più diffusa si chiama cheratopigmentazione ed è una specie di tatuaggio della cornea, ma è sconsigliata dalle associazioni di esperti

Francesco Chiofalo, che si è sottoposto alla cheratopigmentazione, ospite di Belve nell'aprile del 2026.(ANSA/US BELVE STEFANIA CASELLATO)
Francesco Chiofalo, che si è sottoposto alla cheratopigmentazione, ospite di Belve nell'aprile del 2026.(ANSA/US BELVE STEFANIA CASELLATO)
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Da qualche anno un numero crescente di persone decide di sottoporsi a interventi chirurgici per cambiare in modo permanente il colore degli occhi: c’è chi se li fa schiarire con un laser, chi si fa impiantare un piccolo disco di silicone colorato, chi se li fa “tatuare”.

L’ultima tecnica è la più diffusa oggi e si chiama cheratopigmentazione. In poco meno di quaranta minuti, che includono anche il tempo di una visita di controllo iniziale, si ottiene un risultato duraturo, come un tatuaggio. Gli occhi da marroni possono diventare verdi, azzurri, grigi, dorati; è meno comune, ma c’è anche chi passa da un colore chiaro a uno più scuro. L’intensità dell’effetto la decidono i clienti, che possono preferire un aspetto più naturale o uno più vistoso. Il prezzo varia molto, ma in genere può costare dagli ottomila ai dodicimila euro.

In Italia è una cosa diventata nota un paio di anni fa, quando Francesco Chiofalo, che ha 1,8 milioni di follower su Instagram e ha partecipato a programmi televisivi come Temptation Island, ha raccontato di come ha deciso di cambiare da marrone ad azzurro il colore dei suoi occhi: «Mi sono alzato la mattina e ho detto: voglio gli occhi di un Husky!». Nel suo caso l’effetto è molto visibile.

Fino a poco più di dieci anni fa nessuno usava la cheratopigmentazione per motivi estetici, ma solo per condizioni particolari che causano problemi alla struttura dell’occhio, come l’aniridia, l’assenza congenita dell’iride; la leucocoria, quando la pupilla è ricoperta da un riflesso bianco; o la sindrome di Urrets-Zavalia, una possibile complicazione delle chirurgie oftalmiche. In casi come questi, infatti, i possibili effetti collaterali dell’operazione vengono considerati accettabili.

Eseguirla su persone con occhi sani, invece, è considerato irresponsabile da molti esperti. Associazioni importanti come l’Accademia americana di oftalmologia, l’Accademia nazionale di medicina francese o  la Società Oftalmologica Italiana avvertono che questi interventi possono portare a gravi rischi per la vista e indicano altri modi più sicuri per cambiare l’aspetto degli occhi, come le lenti a contatto colorate.

Francis Ferrari, il chirurgo francese che nel 2013 ha eseguito il primo intervento di questo tipo al mondo, ha detto al New York Times che la sua tecnica non è più pericolosa della LASIK, la chirurgia che permette di correggere disturbi come miopia, astigmatismo o ipermetropia. E che comporta meno rischi rispetto all’uso di lenti a contatto colorate, che renderebbero gli occhi soggetti a infezioni e a ulcere corneali.

da G. Ruffo, Fisica: lezioni e problemi, seconda edizione di Lezioni di fisica, Zanichelli 2010

L’idea dietro la cheratopigmentazione però non è troppo diversa. Come spiega lo stesso Ferrari, consiste nel «coprire il colore dell’iride colorando lo spazio davanti a essa, un po’ come una lente a contatto». Nella procedura sviluppata da Ferrari un laser estremamente preciso, usato anche per le chirurgie LASIK, permette di incidere la cornea, il tessuto trasparente che riveste la parte anteriore dell’occhio. Si inseriscono in questo spazio dei dissettori elicoidali, che sono degli strumenti usati dai chirurghi per separare i tessuti, e si apre la cornea per creare un tunnel a forma di anello. In questo tunnel viene inserito il pigmento con il nuovo colore, che copre quello naturale sottostante. Il metodo usato più comunemente è iniettarlo con una siringa. In alternativa, si deposita il pigmento colorato sui dissettori elicoidali un po’ alla volta, per ottenere un risultato meno omogeneo e quindi più naturale.

Inserire dei pigmenti in un tessuto trasparente e sano è uno dei fattori di rischio di questa pratica. La cornea deve essere trasparente, e cioè deve lasciarsi attraversare dalla luce, perché trasmette al resto dell’occhio oltre il novanta per cento della luce visibile. La cornea è anche responsabile per due terzi della capacità di mettere a fuoco un’immagine (il cristallino contribuisce al restante terzo). Una cornea opaca o danneggiata può avere conseguenze molto gravi sulla vista.

Nel giugno del 2024 una lettera pubblicata sul Journal Français d’Ophtalmologie ha descritto il caso di una donna che un anno dopo l’operazione aveva avuto delle complicazioni molto gravi. Nell’occhio destro si era sviluppata una cataratta totale, cioè il cristallino era diventato completamente opaco, e sul sinistro stava per succedere la stessa cosa.

Nelle cataratte avanzate, oltre a diventare opaco il cristallino può ingrossarsi e ostacolare lo scorrimento dei fluidi nell’occhio, provocando un aumento della pressione oculare. Quando la pressione aumenta può danneggiare il nervo ottico, la cui funzione è trasmettere gli impulsi generati dalla retina alla corteccia. Gravi danni al nervo ottico possono provocare la perdita della vista. In questa donna la pressione era circa 5mila Pascal, il doppio della norma.

Non ci sono molti racconti di casi così gravi. Ferrari – che ha tutto l’interesse a promuovere la cheratopigmentazione – ha detto in molte interviste di non aver osservato conseguenze particolari, se non una secchezza agli occhi o una sensibilità alla luce che dura qualche giorno o qualche settimana.

Secondo una revisione di studi precedenti pubblicata nel 2025, le complicazioni che avvengono durante l’operazione possono essere perforazioni, infezioni della cornea, perdite di pigmento nell’occhio, oltre a eventuali errori che possono verificarsi durante l’intervento chirurgico. Dopo  invece possono esserci perdite di pigmento, uveite (che è un’infiammazione della parte interna dell’occhio chiamata uvea), edemi della cornea, congiuntiviti e difetti del campo visivo.

Per ora gli studi sulla sicurezza a lungo termine non ci sono; e non c’è nemmeno stata un’approvazione formale dal sistema sanitario nazionale. Ciò che è regolato sono i pigmenti e gli strumenti, che devono avere la marcatura CE, cioè la certificazione europea che un dispositivo medico rispetta i requisiti di sicurezza.

Negli ultimi anni inoltre i pigmenti stanno migliorando, si sbiadiscono di meno e causano meno reazioni avverse. Se n’è parlato anche a maggio, durante il terzo convegno internazionale di KOLOR, Keratopigmentation, Organization, Lab, Outcomes & Research, che nella locandina pubblicizza un’accademia per apprendere la tecnica o migliorarla. I medici che la praticano sono sempre di più e alcuni sono stati allievi di Ferrari stesso: solo a Parigi ci sono sette cliniche, mentre in Italia sono sparse in varie città, come Roma, Milano, Torino e Prato.

Uno studio che ha misurato la soddisfazione dei pazienti a un anno dall’operazione ha trovato che l’84,33 per cento era contento del risultato, mentre il 13,25 aveva un’opinione neutra, soprattutto perché, dicono gli autori, non avevano prestato attenzione alla selezione del colore.