Quelli che viaggiano per competizione
Chi prova a visitare i 193 paesi del mondo è attivo in specifiche associazioni che tengono traccia di classifiche, record, possibili imbrogli
di Valerio Clari, da Lisbona (Portogallo)
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«Mi mancava la Corea del Nord, ma appena hanno aperto un mini-tour in una zona industriale del paese, sono stata la prima occidentale a attraversare il confine dalla Russia». Wendy Arbeit è una donna statunitense, del Tennessee, ed è una delle persone che hanno visitato tutti i paesi del mondo. Sono 193, quelli ufficialmente riconosciuti dall’ONU.
Sono molti di più, alcune centinaia, le persone che dicono di averli visti tutti. La maggior parte lo ha fatto negli ultimi anni, per una strana forma di competizione che fino a poco tempo fa sarebbe stata impraticabile. Queste persone in sostanza viaggiano per spuntare caselle, per completare un album: non di figurine, ma di timbri sul passaporto. O di esperienze estremamente arricchenti che senza questa specie di gara non avrebbero mai fatto, a sentire loro.
Arbeit ha iniziato a gareggiare quando aveva trent’anni e ha poi deciso che non voleva più lavorare, come ammette piuttosto apertamente. Molti altri invece gareggiano/viaggiano da una vita, e fanno quasi solo quello. Sono una piccola comunità: alcuni di loro finiscono per incrociarsi a Vanuatu, in una zona “turistica” della Siria, all’aeroporto di Los Angeles, o ancora in Nagorno-Karabakh, nel mezzo di una guerra.
Questa categoria di persone non ha ancora un nome, anche se spesso sono definiti “viaggiatori estremi” o “viaggiatori esperti”. Da decenni ci sono organizzazioni che li riuniscono, in parte li coordinano e ne certificano le imprese. Una delle prime è stata il Travelers’ Century Club, per entrarci bisognava aver visitato almeno 100 paesi. Oggi le comunità più grandi sono due, entrambe online: Most Traveled People e NomadMania, con alcune decine di migliaia di membri ognuna, anche se spesso i viaggiatori estremi fanno parte di entrambe, e i profili davvero attivi sembrano molti meno.
Sui siti della comunità trovano spazio soprattutto le classifiche: numero di paesi visitati, numero di regioni o province, numero di spiagge, di luoghi Patrimonio dell’umanità. Sono divise per nazione di provenienza, per sesso e per età, e vengono costantemente aggiornate.
Charles Veley è il fondatore di una di queste comunità, Most Traveled People (MTP). La fondò nel 2005 dopo aver tentato di entrare nel Guinness dei Primati come la persona che viaggia di più al mondo: non ci riuscì perché non esisteva un’organizzazione esterna che certificasse quei viaggi. Oggi dice: «Le classifiche servono perché le persone vengono motivate dal fatto di avere una lista da completare. So che puoi finire con l’esserne posseduto, è quello che è successo a me. Può diventare qualcosa che ti travolge completamente».

Charles Veley, fondatore della community Most Traveled People, durante un’intervista, il 6 giugno 2026 (Valerio Clari/il Post)
Neanche a dirlo, Veley ha viaggiato in tutti e 193 i paesi, ed è a 1.424 delle 1.500 sottozone in cui la sua organizzazione divide il mondo. Sarebbe troppo facile, infatti, spuntare l’intera Russia con un viaggio a Mosca. «Con questo metodo incoraggiamo ad andare oltre alle capitali, più in profondità», racconta.
Sia MTP sia NomadMania si occupano di certificare i record. Per ottenerne uno bisogna fornire una serie di prove: timbri sul passaporto, documenti di viaggio, selfie e fotografie con metadati.
Chi ha iniziato più di recente è abituato a tenere da conto prove digitali dei propri viaggi. L’ottantenne Jack Wheeler invece ha portato in un recente ritrovo di viaggiatori estremi organizzato a Lisbona una borsa piena di vecchi passaporti timbrati, alcuni risalenti agli anni Sessanta.

Jack Wheeler mostra uno dei suoi passaporti, con i timbri dei paesi che ha visitato (Valerio Clari/il Post)
A Lisbona a inizio giugno si sono ritrovati in un unico posto, una villa appena fuori dalla città, 103 “Grand Master”, come MTP chiama chi ha visitato tutti i paesi del mondo. Fra i paesi di provenienza dei Grand Master, gli Stati Uniti erano quello più rappresentato, seguiti da Germania, Portogallo e Regno Unito. Viaggiare con un passaporto occidentale permette di avere un vantaggio competitivo non da poco in questa gara, ma qualcuno ci è riuscito anche con quello indiano, filippino o giamaicano. Fra i Grand Master c’erano anche alcuni italiani (quattro), e qualche persona dalla Cina, dove i viaggiatori estremi pare siano diversi, ma poco intercettati dalle piattaforme occidentali.
Ma qual è il limite per poter dire di aver visitato un paese, secondo MTP e NomadMania? Fondamentalmente, basta uscire dall’aeroporto, o attraversare il paese da svegli in auto o in treno, meglio se facendo una fermata in mezzo. Le discussioni su quanto tempo serva per visitare un paese sono potenzialmente infinite, dice Veley, per cui si è deciso di usarne una minima e comprensibile a tutti: «Se uscito dall’aeroporto giri indietro e riparti, fatti tuoi. Noi non incoraggiamo questo tipo di viaggio: e però conta», per le classifiche delle piattaforme.

Le 103 persone che hanno visitato tutti i paesi del mondo e che si sono trovate vicino a Lisbona, il 6 giugno 2026 (MTP)
Le cose possono diventare piuttosto competitive. La statunitense Hongyu Yang pochi giorni prima della riunione non aveva passato l’esame di certificazione per un singolo stato, Kiribati (non aveva prove sufficienti). Per rientrare fra i 103 ha organizzato di corsa un nuovo volo dagli Stati Uniti verso l’arcipelago del Pacifico, che è lontano praticamente da tutto. È rimasta il tempo necessario a raccogliere varie prove, poi è ripartita, con destinazione finale Lisbona.
Il volo che ha portato Yang in Portogallo con scalo a Kiribati avrà causato emissioni per decine di tonnellate di anidride carbonica, ma i viaggiatori estremi non si pongono molti problemi sull’impatto che hanno i loro viaggi. Sostengono che usano perlopiù aerei di linea, che quindi viaggerebbero comunque, anche in loro assenza (non è proprio così, nel senso che se nessuno o quasi prenota i biglietti per un certo volo, viene cancellato, o comunque la compagnia riconsidera la tratta).
Buona parte dei viaggiatori estremi è ricca o benestante: hanno rendite consolidate, impieghi flessibili legati al mondo della finanza, o un passato di lavoro intenso e remunerativo. Alcuni spendono tutti i soldi che hanno in viaggi, altri sostengono che si possa viaggiare anche spendendo relativamente poco.

A sinistra Lucy Hsu a Lisbona, il 6 giugno 2026 (MTP)
La californiana Lucy Hsu dice di pagarsi tutto con uno stipendio da insegnante pubblica, di sfruttare le lunghe vacanze della scuola e gli scambi come volontaria nel settore dell’educazione: «Poi dovete considerare che negli Stati Uniti i programmi fedeltà delle carte di credito sono molto più diffusi e generosi: se sai come raccogliere punti, puoi volare gratis, o avere degli hotel gratis». L’argentino Nicolas Pasquali dice di aver speso complessivamente 150mila euro per visitare tutti i paesi, dormendo su divani e cercando di risparmiare sui trasporti.
Qualcuno è arrivato all’obiettivo in modo notevole: il danese Thor Pedersen ha completato i 193 paesi senza prendere mai l’aereo, senza tornare mai a casa e con un budget di circa 20 dollari al giorno. Ci ha messo quasi dieci anni, ha viaggiato su navi cargo, ed è rimasto bloccato in porti per mesi, aspettando la nave giusta. Alla riunione dell’MTP è fra i più popolari e ricercati: «Qui dentro sono una specie di mito, poi vado fuori da qui a parlare del libro in cui racconto la mia esperienza, e la gente non sembra granché interessata. È strano gestire questa doppia situazione».
Anche senza arrivare ai livelli di Pedersen, molti viaggiatori estremi vantano qualche tipo di primato: i primi fratelli ad aver visitato tutti i paesi insieme, chi li ha visti tutti tre volte, chi l’ha fatto in moto, o dopo una diagnosi di cancro, o molto in fretta, da molto giovane o da molto vecchio, in autostop o in coppia. C’è anche chi ha aggiunto ai 193 paesi i due poli e un viaggio spaziale grazie a un razzo di Blue Origin, come il panamense Jaime Alemán.
Nella nicchia dei viaggiatori estremi ci si conosce, ci si ospita, spesso si collabora. Qualcuno è riuscito a farne una professione, sfruttando soprattutto social, collaborazioni, sponsorizzazioni. Anche le piattaforme come MTP e NomadMania collaborano: promuovono o organizzano viaggi per gruppi ristretti, o eventi speciali attraverso cui si finanziano.
Tutti i viaggiatori concordano sul fatto che in tempi recenti sia diventato molto più facile completare la lista di tutti i paesi del mondo. Il primo a farlo fu il finlandese Rauli Virtanen nel 1988, fino al 2000 erano meno di una ventina. Ora sono oltre 500, di cui quasi 200 negli ultimi tre anni. L’aumento di informazioni e di collegamenti aerei ha reso tutto più facile.
Sicuramente molto più facile che per certi personaggi storici che pure erano noti per i loro viaggi in giro per il mondo. Secondo NomadMania la regina Elisabetta II ha visitato appena 112 paesi, a Ernesto Che Guevara ne vengono attribuiti 64, a Marco Polo soltanto 13.



