Il sistema di Orbán smontato pezzo dopo pezzo
Il parlamento ungherese ha votato per rimuovere Tamás Sulyok, presidente e alleato dell'ex primo ministro, che ora rischia l'impeachment
- Condividi
- X
- Regala il Post

Lunedì il parlamento monocamerale ungherese ha approvato un emendamento alla Costituzione che, tra le altre cose, prevede la rimozione dal suo incarico del presidente della Repubblica Tamás Sulyok, fedele alleato dell’ex primo ministro Viktor Orbán. Sulyok era stato eletto nel 2024 grazie ai voti di Fidesz, il partito di estrema destra di Orbán.
L’approvazione dell’emendamento è stata possibile perché il partito Tisza dell’attuale primo ministro di centrodestra Péter Magyar ha una maggioranza parlamentare di oltre i due terzi, che gli consente di modificare la Costituzione. Fidesz per protesta non ha partecipato al voto e Orbán, mentre era in viaggio per gli Stati Uniti dove assisterà alle semifinali dei Mondiali di calcio, ha pubblicato un post in cui lamenta la morte della democrazia ungherese.
Magyar aveva proposto l’emendamento a inizio luglio, poco meno di tre mesi dopo la sua vittoria alle elezioni. Ora che l’emendamento è stato approvato, Sulyok ha due possibilità: accettare e firmarlo oppure andare incontro a un processo di impeachment con l’accusa di aver violato la Costituzione.
Magyar sta cercando di eliminare quello che resta del governo semiautoritario del suo predecessore Orbán, e il presidente Sulyok è una delle figure più importanti da questo punto di vista. Sulyok negli ultimi due anni ha più volte difeso Orbán e il suo partito Fidesz, e non è intervenuto quando il governo dell’ex primo ministro danneggiava progressivamente le garanzie democratiche dell’Ungheria.
In Ungheria il presidente della Repubblica ha un ruolo in gran parte formale, ma comunque importante: può porre il veto sulle leggi già approvate dal parlamento, rallentando il percorso legislativo. Magyar ha quindi la necessità di rimuovere Sulyok per portare avanti le riforme promesse. Senza un emendamento della Costituzione la rimozione del presidente però sarebbe potuta avvenire solo con un processo simile all’impeachment, e solo a seguito di una violazione grave della legge o della Costituzione stessa.

Il primo ministro ungherese Péter Magyar e il presidente ungherese Tamás Sulyok si stringono la mano nel parlamento ungherese, il 9 maggio 2026 (Photo by Janos Kummer/Getty Images)
Magyar aveva chiesto fin da subito a Sulyok di dimettersi spontaneamente, sostenendo che non rappresentasse più l’unità della nazione e che fosse una «marionetta di Orbán», cosa che però il presidente si è sempre rifiutato di fare. Allora Magyar ha proposto l’emendamento alla Costituzione che lo rimuove a causa della grave perdita di fiducia della società ungherese in lui per non aver ostacolato la deriva autoritaria e gli scandali del governo di Orbán.
La rimozione del presidente con una norma ad personam, fatta cioè con lo specifico scopo di colpire Sulyok, è stata criticata da diverse organizzazioni per i diritti umani come Amnesty International e Human Rights Watch, che ha detto che queste strategie «ricordano l’era Fidesz», cioè sono simili a quelle adottate da Orbán. Tuttavia, il giurista András Baka, ex presidente della Corte Suprema ungherese, ha sostenuto che il metodo sia giustificato se ha come obiettivo la creazione di una nuova Costituzione o il totale rinnovamento delle più importanti istituzioni ungheresi.
Magyar può permettersi questa strategia grazie alla netta maggioranza parlamentare del suo partito, che gli dà la possibilità non solo di modificare la Costituzione ma anche di approvare un eventuale impeachment del presidente.
Le iniziative di Magyar e del parlamento ungherese per smantellare l’eredità dei 16 anni di governo Orbán non sono limitate però alla rimozione del presidente della Repubblica. L’emendamento che è stato approvato dal parlamento prevede anche, tra le altre cose, di eliminare o riformare diverse istituzioni create da Orbán, introdurre un limite di età di 70 anni per i giudici della Corte costituzionale (in modo che molti giudici alleati di Orbán siano costretti ad andare in pensione) e limitare il mandato di un parlamentare a 12 anni, con lo scopo di impedire la rielezione in parlamento di Orbán, che è stato rieletto presidente di Fidesz nonostante la sconfitta alle elezioni.
Peraltro, a giugno il parlamento aveva già ridotto la durata massima di mandati di un primo ministro per evitare che una sola persona rimanga troppo al potere. Martedì invece la televisione pubblica ungherese MTVA si era scusata coi telespettatori per la faziosità e la propaganda durante il governo Orbán e aveva annunciato la sospensione delle trasmissioni per permettere le riforme decise dal nuovo governo di Magyar.
– Leggi anche: Il primo ministro ungherese contro le «marionette di Orbán»



