• Sport
  • Lunedì 13 luglio 2026

Quattro modi diversi di fare il numero 10

Quelli di Lionel Messi, Kylian Mbappé, Jude Bellingham e Dani Olmo, che raccontano anche un po' le quattro semifinaliste dei Mondiali di calcio

Jude Bellingham, 23 anni, durante la partita vinta per 3-2 dall'Inghilterra contro il Messico, anche grazie a una sua doppietta (Juancho Torres/Anadolu via Getty Images)
Jude Bellingham, 23 anni, durante la partita vinta per 3-2 dall'Inghilterra contro il Messico, anche grazie a una sua doppietta (Juancho Torres/Anadolu via Getty Images)
Caricamento player

Il numero 10 nel calcio viene per tradizione affidato al giocatore più creativo e talentuoso della squadra, che soprattutto in passato agiva quasi sempre nella trequarti, la zona tra centrocampo e attacco, dove diventa prezioso saper fare azioni da cui possano nascere gol. Anche oggi, in un calcio senza numeri fissi dall’1 all’11 com’era una volta, con calciatori meno specializzati e più versatili, il numero 10 rimane il più importante di una squadra, che fa davvero strano vedere affidato a un giocatore non di particolare talento, perlomeno rispetto ai suoi compagni. Non fanno eccezione le quattro semifinaliste dei Mondiali maschili di calcio, i cui quattro numeri 10 sono molto forti e, per certi versi, esemplificativi del modo di giocare di ognuna.

Almeno due di loro dovreste conoscerli anche se non seguite con grande trasporto il calcio: Lionel Messi dell’Argentina e Kylian Mbappé della Francia. Ma pure gli altri due sono giocatori affermati e a modo loro formidabili: Jude Bellingham dell’Inghilterra e Dani Olmo della Spagna.

Partiamo intanto dall’ultimo. Dani Olmo è il meno conosciuto e probabilmente il più sottovalutato dei quattro. Ha 28 anni e dal 2024 gioca nel Barcellona; in precedenza era stato al Lipsia e prima ancora alla Dinamo Zagabria. Gioca in nazionale dal 2019, e nel 2024 fu tra i protagonisti della vittoria degli Europei: fece 2 assist e 3 gol, tra i quali quello della vittoria nella semifinale contro la Francia (avversaria della Spagna anche nella semifinale dei Mondiali).

È un calciatore che si muove molto e con grandi doti tecniche: sa passare bene la palla, è rapido nel calciare in porta e abile nel dribbling. Soprattutto ha grande intelligenza tattica e capacità di trovare il posto giusto nel campo. Quando si parla della Spagna si nominano i suoi centrocampisti, come Rodri, Pedri o Fabián Ruiz, e i suoi esterni d’attacco, in particolare Lamine Yamal.

Dani Olmo è però il tramite ideale tra il centrocampo e l’attacco, colui che forse più di tutti simboleggia il gioco della Spagna fondato sul possesso palla, sul pressing e sugli scambi di posizione tra i suoi calciatori, oltre che su una diffusa qualità tecnica.

Anche per questo, seppur non abbia giocato sempre benissimo, in questi Mondiali l’allenatore Luis de la Fuente lo ha sempre messo titolare, a costo di far cominciare dalla panchina uno tra Fabián Ruiz e Pedri (oltre a Mikel Merino, che però sembra trovarsi molto a suo agio quando deve entrare nei minuti finali).

È uno che fa queste cose

Anche l’inglese Jude Bellingham si muove tanto per il campo e fa tante cose, ma in modo molto diverso rispetto a Dani Olmo, con una carica agonistica ed emotiva decisamente superiore. Qualche giorno fa in Post Partita,  la newsletter del Post sui Mondiali, scrivevamo:

È un calciatore con un ruolo e un’importanza difficili da definire con le solite categorie, perché fa un po’ di tutto, e lo fa con una qualità eccezionale. In una recente puntata del podcast La Riserva Daniele Manusia ha descritto in modo efficace Bellingham come «semplicemente la persona migliore a giocare a calcio», quello che da piccolo sceglievi per primo quando facevi le squadre perché è il più forte in tutto.

Bellingham dà il meglio di sé quando gli viene lasciata libertà di muoversi e di fare più cose possibili, a volte anche di strafare: ha bisogno di essere sempre al centro del gioco, e ha qualità fisiche e atletiche che gli permettono di mantenere un ritmo alto per tutta la partita. È anche un calciatore di grande personalità, capace di esaltarsi nei contesti più difficili, come una partita a eliminazione diretta dei Mondiali giocata allo stadio Azteca contro il Messico. È sempre stato così.

In questi Mondiali ha già segnato 6 gol, tra cui due doppiette nelle ultime due partite: negli ottavi di finale contro il Messico e nei quarti contro la Norvegia. Alla fine di quest’ultima partita, quando gli hanno riportato le critiche fatte dal suo allenatore Thomas Tuchel al gioco dell’Inghilterra, lui gli ha risposto in modo molto schietto, dicendo che «forse non sa cosa significhi giocare in queste condizioni», cioè contro una squadra forte come la Norvegia, nel caldo di Miami.

Ha anche detto che «non si possono vincere tutte le partite giocando la palla e facendo mille passaggi. A volte bisogna vincere in modo sporco, e stasera lo abbiamo fatto di nuovo». Nonostante l’arrivo di un allenatore con idee tattiche molto consolidate e ambiziose come Tuchel, anche in questi Mondiali l’Inghilterra spesso non ha giocato in maniera entusiasmante, ma è riuscita ad arrivare in semifinale grazie a un grande spirito di squadra e al talento dei suoi leader, Harry Kane e appunto Bellingham.

I due gol segnati da Bellingham alla Norvegia (e prima quello della Norvegia)

Di Messi e Mbappé potreste aver letto e visto parecchie cose in questo mese, anche sul Post. Sono ormai da tempo (senza dubbio dalla finale del 2022, in cui Messi segnò 2 gol e Mbappé 3) due dei migliori calciatori nella storia dei Mondiali. Messi ha fatto più gol di tutti, 21, e più assist di tutti, 9. Mbappé ha fatto un gol in meno per ora, ma con 10 partite in meno (20, contro le 30 di Messi). In questi Mondiali ne hanno fatti finora 8 a testa, in 6 partite.

Anche a 39 anni, Messi è il centro tecnico, tattico ed emotivo dell’Argentina, un calciatore insostituibile per come condiziona, quasi sempre in positivo, il gioco della sua nazionale. «La gente pensa che passiamo il tempo a parlare di tattica» ha detto durante questi Mondiali l’allenatore argentino Lionel Scaloni. «Lo facciamo, ma soprattutto passiamo molto tempo a capire Leo [come è più noto Messi, dal nome Lionel]. Dove gli piace ricevere il pallone, quando lo vuole e quando no». Sempre Scaloni ha aggiunto: «A volte scherzo con i giocatori e dico loro che prima di entrare in nazionale devi imparare una lingua, la lingua di Messi. Dopo che lo capisci, il calcio diventa più facile».

La palla «è tornata da Messi perché gli vuole bene», ha detto in telecronaca per DAZN Andrea Marinozzi. Non è così, ovviamente; ma a volte la sensazione è comprensibile. In realtà, spesso, il fatto è che Messi è talmente in grado di capire il calcio, prevedere dove finirà la palla, da dare la sensazione che succeda il contrario. È lui, insomma, che vuole molto, molto, molto bene alla palla.

– Leggi anche: Come gioca Messi

Mbappé è invece il calciatore più importante e talentuoso di una delle nazionali forse più talentuose della storia del calcio, che ha diversi altri attaccanti fenomenali. Fa tanti gol in tanti modi, ed è eccezionale soprattutto per la rapidità e la precisione con cui riesce a calciare in porta, sia di destro che di sinistro.

È stato a volte raccontato come un individualista, con cui non è semplice giocare e convivere. In nazionale però ha spesso dato il meglio di sé, giocando al servizio della squadra quando serviva e prendendosi sempre grandi responsabilità. Mai come quest’anno la Francia (e il suo allenatore Didier Deschamps) è riuscita a trovare il giusto equilibrio per far valere tutto il suo grande potenziale offensivo, permettendo a Mbappé di giocare bene assieme ai vari Ousmane Dembélé, Michael Olise, Désiré Doué e Bradley Barcola.

Mbappééééééé

Le semifinali dei Mondiali si giocano martedì e mercoledì, sempre alle 21: prima Francia-Spagna, poi Inghilterra-Argentina. Al Post le seguiamo anche con un liveblog e con una newsletter.