Il record che Novak Djokovic non riesce a battere
Ha vinto sette volte Wimbledon, il torneo più prestigioso del tennis: tantissime per chiunque, troppo poche per lui
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Il tennista serbo Novak Djokovic ha un rituale che quasi nessuno può permettersi: quando vince il torneo di Wimbledon si piega sulle gambe, stacca alcuni fili d’erba dal campo, li assaggia e si mette a masticarli, guardando compiaciuto il pubblico.
Di solito sembra piacergli
Wimbledon è il torneo di tennis più prestigioso al mondo, vinto complessivamente da 120 tennisti e tenniste nella storia, e per questo è quanto meno molto raro che qualcuno lo abbia vinto abbastanza volte da sviluppare addirittura una sua liturgia per celebrare la vittoria. Eppure non sono abbastanza volte per Djokovic: sette, contro le otto di Roger Federer, uno dei suoi più grandi rivali, ritiratosi ormai da quasi quattro anni e detentore del record di vittorie a Wimbledon.
D’altra parte Djokovic è il tennista più vincente di tutti i tempi. Ha vinto tutto quello in cui un tennista può sperare e detiene il record di settimane complessive in cui è stato il numero 1 della classifica mondiale, 428 (il secondo dopo di lui è Federer con 310, parecchio distante). Ma soprattutto, è il tennista che ha vinto più tornei del Grande Slam, i quattro più importanti del tennis, quelli i cui nomi suonano spesso familiari anche ai non appassionati e da cui si definisce la grandezza di un giocatore: oltre a Wimbledon sono Australian Open, Roland Garros e US Open.
Djokovic ne ha vinti 24, quattro in più di Federer e due in più di Rafael Nadal, l’altro suo storico rivale. Tra le donne solo l’australiana Margaret Court riuscì a vincerne così tanti, ma quasi tutti negli anni Sessanta, prima che il tennis venisse riformato e assumesse più o meno l’organizzazione attuale dei tornei (e perciò in modo difficilmente paragonabile). Nell’estate del 2024 a Parigi Djokovic vinse anche la medaglia d’oro alle Olimpiadi, l’ultimo grande torneo che gli mancava e a cui teneva tantissimo, come fu evidente dalla commozione senza precedenti che mostrò in quell’occasione.
Da allora gli è rimasto un unico grande obiettivo, vincere l’ottavo e poi magari il nono Wimbledon.
Dopo la sconfitta di venerdì in semifinale contro Jannik Sinner, sappiamo per certo che non succederà nemmeno quest’anno. E più si va avanti, più diventa improbabile, visto che a maggio dell’anno prossimo Djokovic compirà 40 anni e che i suoi due più grandi rivali attuali – lo stesso Sinner e Carlos Alcaraz – sono parecchio più giovani e sembrano ormai molto superiori nel gioco.
Fino a qualche anno fa si dava praticamente per scontato che Djokovic avrebbe raggiunto e superato le otto vittorie a Wimbledon di Federer. Nel 2019 Djokovic lo batté in modo spettacolare in una delle finali più ricordate della storia del tennis e dello sport contemporaneo, dopo quasi cinque ore e dopo avergli annullato due match point, cioè punti con cui Federer avrebbe potuto vincere la partita.
Federer aveva 37 anni e da lì in poi andò lentamente verso il ritiro, senza tornare più nelle condizioni fisiche di competere per vincere né Wimbledon né altri tornei (ne vinse solo un altro, a ottobre dello stesso anno, assai meno importante). Djokovic invece di anni ne aveva 32, era il suo quinto Wimbledon e soprattutto non sembrava esserci nessuno nel circuito in grado di competere con lui sull’erba.
L’edizione del 2020 fu annullata per via del Covid. Nel 2021 invece Djokovic vinse di nuovo Wimbledon battendo in finale Matteo Berrettini, uno dei migliori tennisti sull’erba degli ultimi anni, e poi nel 2022 Nick Kyrgios, un tennista di grande talento ma molto discontinuo, che arrivò in fondo al torneo anche grazie al ritiro di Nadal in semifinale. Era un altro che sull’erba ci sapeva fare, eppure né lui né Berrettini riuscirono minimamente a mettere in difficoltà Djokovic, che a quel punto aveva vinto le ultime quattro edizioni consecutive del torneo.
L’erba è una superficie su cui è complicato giocare per gran parte dei tennisti e delle tenniste. I rimbalzi sono più bassi e imprevedibili rispetto al cemento e alla terra rossa, è molto scivolosa sotto le scarpe e sono più efficaci colpi e stili di gioco che nel tennis moderno si usano sempre meno. E poi ci si gioca molto poco: c’è solo una manciata di tornei sull’erba e la gran parte dei tennisti non ne gioca più di due all’anno.

Djokovic tocca l’erba per festeggiare la vittoria contro Tim van Rijthoven agli ottavi di Wimbledon del 2022 (AP Photo/Alastair Grant)
Da giovane quasi nessuno si allena sull’erba, di solito è l’ultima superficie su cui si impara a giocare. Ci sono pochi campi in erba in giro per il mondo, anche semplicemente per il fatto che è più difficile e costosa da mantenere: va curata tutto l’anno, si rovina in fretta, e poi – appunto – ci giocano poco persino i professionisti, in un circolo che si autoalimenta.
Eppure l’erba è la prima superficie su cui si giocò a tennis, quando lo sport venne inventato nel sedicesimo secolo in Inghilterra, e per questo molti la considerano anche quella su cui si gioca il tennis più “puro” e affascinante (ancora oggi in Inghilterra lo si chiama per abitudine col nome delle origini: “lawn tennis”, tennis “su prato”).
L’erba è uno dei motivi per cui Wimbledon è considerato il più prestigioso dei tornei del Grande Slam, oltre al fatto che è il più antico: e Djokovic era rimasto l’ultimo e il più illustre conoscitore di questa strana superficie. I due tennisti più promettenti in circolazione, Sinner e Alcaraz, nel 2022 sembravano ancora lontani dall’ambientamento sull’erba. Ma in modo del tutto sorprendente, e sfortunatamente per Djokovic, ci hanno messo molto poco.
Nel 2023 Alcaraz arrivò a giocare Wimbledon appena 20enne e dopo essere diventato il più giovane tennista di sempre al primo posto della classifica mondiale. Batté Djokovic in finale in cinque set, con una certa difficoltà. L’anno dopo invece gli bastarono tre set, una vittoria molto netta. Nel 2025 Djokovic perse in semifinale contro Sinner (che poi vinse il torneo in finale contro Alcaraz), anche in quel caso nettamente, com’è risuccesso quest’anno.
Per tutta la sua carriera Djokovic è stato ossessionato dai record, e soprattutto dall’idea di superare quelli di Nadal e Federer. Ci è sempre riuscito, con due grandi eccezioni: Nadal è rimasto di gran lunga il tennista più vincente sulla terra rossa, e inavvicinabile per chiunque, visto che ha vinto 14 volte il Roland Garros (cioè il più importante torneo sulla terra rossa, che Djokovic ha vinto 3 volte); e almeno finora Federer è rimasto il più vincente sull’erba, superficie su cui pure Djokovic riuscì a batterlo tre volte, in tutti e tre i casi festeggiando con qualche filo d’erba in bocca.



