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  • Domenica 12 luglio 2026

La Florida non ha mai eseguito così tante condanne a morte

Nove quest'anno, 19 nel 2025, in controtendenza rispetto al resto degli Stati Uniti: c'entra il governatore Ron DeSantis

Lo spazio per chi è contrario all'esecuzione di una condanna a morte all'esterno del carcere statale della Florida (AP Photo/Phil Sears)
Lo spazio per chi è contrario all'esecuzione di una condanna a morte all'esterno del carcere statale della Florida (AP Photo/Phil Sears)
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Negli Stati Uniti sempre meno stati eseguono condanne a morte: 23 su 50 hanno abolito la pena di morte, 4 l’hanno sospesa con moratorie decise con un atto governativo, e la maggior parte di quelli che ancora la prevedono ne esegue sempre meno. Poi c’è la Florida.

In Florida le esecuzioni sono state 9 solo quest’anno, e 19 nel 2025: allora si superò ampiamente il record storico di 11 risalente al 1936, e la Florida fu responsabile del 40 per cento di tutte le esecuzioni di condanne a morte negli Stati Uniti. Quest’anno ha ucciso più detenuti che tutti gli altri stati messi insieme.

È una scelta politica in totale controtendenza rispetto al resto degli Stati Uniti, portata avanti negli ultimi due anni dal governatore Repubblicano della Florida, Ron DeSantis.

La Florida è uno dei due stati che lasciano al governatore il potere di definire in autonomia i mandati di esecuzione (execution warrant): decide insomma se eseguire la condanna a morte e quando eseguirla. L’altro stato è la Pennsylvania, dove però c’è una moratoria formale dal 2015 e non vengono eseguite condanne dal 1999. Negli altri 48 stati tribunali e giudici sono perlomeno coinvolti nella decisione, ma più spesso detengono il vero potere di decisione. DeSantis è quindi un’eccezione e sta usando questa libertà per attuare un’accelerazione senza precedenti nelle esecuzioni.

L’ingresso del carcere statale della Florida a Starke, il 3 agosto 2023 (AP Photo/Curt Anderson)

L’ultimo detenuto ucciso in Florida è stato Dusty Ray Spencer, un uomo di 74 anni condannato nel 1996 per l’omicidio della moglie: è il più vecchio di sempre a essere stato ucciso in Florida (non a livello nazionale, Walter Leroy Moody Jr. ne aveva 83 quando fu ucciso in Alabama nel 2018). Erano passati 30 anni dalla fine del suo processo, ma non è un lasso di tempo così insolito.

Funziona così: dopo una condanna definitiva alla pena di morte i detenuti vengono rinchiusi in isolamento quasi totale in aree specifiche delle carceri, definiti “bracci della morte”. Restano lì abitualmente anni, o decenni, ma una volta esauriti tutti i possibili appelli contro la sentenza ogni giorno potenzialmente possono ricevere il mandato di esecuzione. In Florida quando lo ricevono vengono trasferiti al carcere statale della Florida, in una di tre celle chiamate “death watch”, le celle di attesa, a pochi metri dalla sala dove avviene l’esecuzione, attraverso iniezione letale.

Ci sono quasi 2.000 detenuti condannati a morte negli Stati Uniti, e 242 in Florida, di cui circa la metà ha esaurito gli appelli.

Il mandato di esecuzione viene deciso dal governatore DeSantis secondo criteri ignoti e non prevedibili: come i suoi predecessori, prende queste decisioni a porte chiuse.

Il tempo passato nel braccio della morte non è un criterio dirimente. In questi anni DeSantis ha firmato mandati di esecuzione per crimini recenti, “saltandone” altri risalenti agli anni Settanta. In alcuni casi ha scelto condannati rispondendo a pressioni delle famiglie delle vittime, in un’occasione ha firmato un mandato di esecuzione per un condannato i cui avvocati avevano appena presentato un’interrogazione sui metodi usati dallo stato per eseguire le condanne, con una scelta che i legali definirono punitiva.

DeSantis non aveva usato molto questo potere durante il suo primo mandato, iniziato nel 2019: due esecuzioni nel primo anno, nessuna nei seguenti tre. Poi, iniziato il secondo mandato, ce ne sono state sei nel 2023 e una nel 2024, prima dell’attuale accelerazione. Alle domande che gli sono state poste su questa recente tendenza ha detto di voler «rendere giustizia alle famiglie delle vittime senza intoppi e con la massima tempestività», sostenendo che alcuni dei crimini sono vecchi di decenni e che «una giustizia ritardata è una giustizia negata».

Il governatore della Florida Ron DeSantis il 1° maggio 2025 a Miramar (AP Photo/Rebecca Blackwell)

Gli effetti di questi grandi numeri di mandati esecutivi sono sensibili, su vari livelli. Un tempo era occupata al massimo una delle tre celle “death watch”: l’attesa era descritta come un’esperienza solitaria. Ora capita che siano tutte occupate, e che quando una sentenza viene eseguita i detenuti scalino verso quella più vicina alla camera di esecuzione. Oltre a questo ulteriore stress psicologico, sono stati ridotti anche i tempi che passano dal mandato esecutivo all’iniezione letale, che in media negli Stati Uniti sono di tre mesi, mentre in Florida di uno. La cosa implica meno tempo per la preparazione degli ultimi atti, ma anche per possibili nuove testimonianze, che in alcuni casi arrivano proprio quando si diffonde la notizia della prossima esecuzione.

La Florida ha peraltro il primato di persone condannate a morte poi completamente scagionate dopo appelli o revisioni dei processi. Sono state 30 dal 1976, a conferma del fatto che la possibilità di uccidere una persona condannata per errore è concreta. Secondo gli esperti la cosa è favorita anche dal fatto che in Florida non è necessario un verdetto unanime della giuria per decidere la condanna a morte, come succede quasi ovunque, ma bastano 8 giurati su 12.

Queste considerazioni non hanno però condizionato la recente linea di DeSantis, che quest’anno potrebbe superare il numero di esecuzioni decise nel 2025. Il governatore è all’ultimo mandato in Florida, che scadrà nel 2027. Nel 2023 si era candidato alla presidenza nelle primarie del Partito Repubblicano contro Donald Trump. Si era ritirato già a gennaio 2024, dopo il voto in Iowa e una campagna mai decollata.

I media statunitensi dicono che ultimamente stia tentando un riavvicinamento a Trump, anche aspirando a un ruolo nella sua amministrazione. In particolare sarebbe interessato all’incarico di Procuratore generale, che corrisponde a quello di ministro della Giustizia, ma ha più potere che in Italia perché può avviare indagini e azioni giudiziarie. Altri sostengono che non abbia rinunciato a una candidatura alla presidenza, terminato il secondo mandato di Trump. In entrambi i casi vorrebbe presentarsi come l’uomo della “linea dura”, che fa eseguire le condanne.

Lo spazio per i sostenitori della pena di morte all’esterno del carcere statale della Florida (AP Photo/Phil Sandlin)