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  • Mercoledì 8 luglio 2026

Trump dice che il cessate il fuoco con l’Iran è finito

Ma ha aggiunto che i negoziati possono continuare, lasciando come al solito grossi dubbi

Donald Trump durante la riunione della NATO ad Ankara, in Turchia, l'8 luglio (AP Photo/Alex Brandon)
Donald Trump durante la riunione della NATO ad Ankara, in Turchia, l'8 luglio (AP Photo/Alex Brandon)
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Mercoledì mattina, durante la riunione della NATO in corso in Turchia, il presidente statunitense Donald Trump ha detto di ritenere che il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran previsto dal pre-accordo firmato a giugno tra i due paesi sia «finito, per quel che mi riguarda». «Non voglio più avere a che fare con loro», ha detto, riferendosi alla leadership iraniana. «Sono persone cattive, violente… è una perdita di tempo negoziare con loro».

Nel pomeriggio, parlando sempre dalla Turchia, Trump ha detto che la notte scorsa le forze armate statunitensi hanno «colpito molto duramente» l’Iran, e che «probabilmente lo colpiranno» anche stanotte.

Non è chiaro quali saranno le conseguenze pratiche di queste dichiarazioni, e se segnalino o meno l’inizio di bombardamenti reciproci più estesi. Trump ha detto anche che i negoziati con l’Iran possono continuare, facendo capire che la sua posizione è al momento quanto meno ambivalente. Le parole di Trump arrivano comunque dopo alcuni degli attacchi più grossi dall’inizio del cessate il fuoco.

Martedì l’Iran aveva dapprima attaccato tre petroliere che passavano nello stretto di Hormuz (non è del tutto chiaro il perché). In risposta, nella notte, il comando delle forze armate degli Stati Uniti per il Medio Oriente (CENTCOM) ha detto che sono stati colpiti più di 80 obiettivi in Iran, tra cui sistemi di difesa aerea, radar e oltre 60 piccole barche utilizzate nello stretto di Hormuz dai Guardiani della Rivoluzione, la forza armata più potente dell’Iran. I media iraniani hanno segnalato esplosioni nell’area di Bushehr, una città nel sud dell’Iran dove si trova una centrale nucleare.

Il ministero degli Esteri iraniano, citato dall’agenzia di stampa di stato IRNA, ha accusato gli Stati Uniti di aver violato il pre-accordo di giugno. Nel frattempo i Guardiani della Rivoluzione hanno detto di aver risposto colpendo un’ottantina di obiettivi militari statunitensi in Bahrein e Kuwait, compresa la base Ali Al Salem, una quarantina di chilometri a ovest della capitale Kuwait City.

Le forze armate iraniane hanno detto di aver colpito la base militare di Sheikh Isa in Bahrein, aggiungendo che tutte le basi statunitensi nella regione «saranno ritenute obiettivi legittimi». Al contempo l’esercito del Kuwait ha fatto sapere che i suoi sistemi di difesa antiaerea hanno intercettato missili e droni ostili, senza che provocassero danni o feriti.

Gli Stati Uniti inoltre hanno annullato la sospensione di 60 giorni delle sanzioni contro la vendita di petrolio iraniano, che era prevista dal pre-accordo.

Gli attacchi sono stati compiuti mentre i negoziati tra Stati Uniti e Iran erano stati messi in pausa per i grandi funerali dell’ex Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, che sono iniziati il 4 luglio e andranno avanti fino al 9. La Guida Suprema è la massima autorità politica e religiosa dell’Iran: Khamenei era stato ucciso a Teheran da un bombardamento israeliano lo scorso 28 febbraio, il primo giorno della guerra in Medio Oriente.

Il 17 giugno Stati Uniti e Iran avevano firmato un pre-accordo con l’obiettivo di mettere fine alla guerra, ma pochi giorni dopo si erano attaccati nuovamente a vicenda, anche in quel caso dopo che l’Iran aveva colpito una nave portacontainer nello stretto di Hormuz.

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Gli ultimi attacchi contro le tre petroliere nello stretto di Hormuz non sono stati rivendicati dall’Iran, anche se è molto probabile che dietro ci sia il regime iraniano. I media di stato iraniani avevano detto che almeno una delle navi, la prima a essere attaccata, aveva tentato di attraversare il passaggio rifiutandosi di seguire le indicazioni del regime.

Da quando l’Iran ha assunto il controllo dello stretto, a marzo, lo ha usato come leva negoziale e ha sempre ribadito che intende continuare a controllarlo, minacciando anche di attaccare le navi che lo attraversano senza seguire le sue indicazioni.

Le rotte possibili nello stretto al momento sono due, una che passa vicino alle coste dell’Oman, e una più a nord, lungo le coste iraniane. Il regime iraniano sostiene che la prima sia pericolosa e non percorribile, e che tutte le navi che vogliono attraversarlo debbano prima concordare i termini con il regime. L’Iran pretende anche che le navi paghino un pedaggio, cosa che prima della guerra avviata dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran non avveniva.

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