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  • Mercoledì 8 luglio 2026

Come sono stati questi Mondiali finora

Tanti gol, molti nel finale e spesso segnati da grandi attaccanti, a voler essere brevi

L'allenatore degli Stati Uniti Mauricio Pochettino dà istruzioni alla squadra durante un hydration break (Liza Rosales/ISI Photos/ISI Photos via Getty Images)
L'allenatore degli Stati Uniti Mauricio Pochettino dà istruzioni alla squadra durante un hydration break (Liza Rosales/ISI Photos/ISI Photos via Getty Images)
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Nella notte tra martedì e mercoledì sono finiti gli ottavi di finale dei Mondiali maschili di calcio, che si stanno giocando in Messico, Canada e soprattutto Stati Uniti. Con 48 squadre partecipanti al posto delle 32 delle edizioni precedenti, questa è stata l’edizione più grande di sempre: si sono già giocate 96 delle 104 partite in programma (nel 2022 furono in tutto 64), e parecchie sono state divertenti e avvincenti. E visto che restano solo 8 squadre, e solo 8 partite, si può già fare qualche primo bilancio calcistico.

Di solito nelle partite della fase a eliminazione diretta, quelle dopo la prima fase a gironi, diminuisce la media dei gol segnati a partita, perché le partite tendono a farsi più equilibrate e perché le squadre sono di solito meno arrembanti e più timorose. Eppure stavolta non tanto: agli ottavi ci sono stati 23 gol in otto partite, per una media di 2,88. In tutto per ora sono stati segnati 280 gol, circa 2,92 a partita.

Sono tantissimi gol, forse pure troppi se si guardano gli expected goals, o “gol attesi”, cioè il valore che misura la probabilità che un tiro possa diventare un gol. In sintesi, vuol dire che in linea generale i gol sono merito di chi li segna più che demerito di chi li subisce. In effetti alcuni tra i migliori attaccanti al mondo in questi Mondiali sono stati finora in grandissima forma, capaci di segnare gol difficili. In questi Mondiali, tra l’altro, ci sono stati anche moltissimi autogol (14, già ora un record).

Come si vede dal grafico qui sopra, sei delle otto nazionali ai quarti – Marocco, Argentina, Belgio, Francia, Norvegia e Inghilterra – hanno una media gol superiore a quella dei gol attesi; Spagna e Svizzera, invece, sono sotto.

Tra queste ci sono proprio quelle squadre che possono contare sugli attaccanti in grandissima forma di cui parlavamo sopra: la Francia ha Kylian Mbappé, autore del rigore decisivo contro il Paraguay; la Norvegia ha Erling Haaland, che ha quasi vinto da solo l’ottavo contro il Brasile, segnando una doppietta; l’Inghilterra ha Harry Kane, che agli ottavi ha segnato un rigore al Messico; e l’Argentina ha Lionel Messi, decisivo nell’incredibile rimonta contro l’Egitto con un gol e un assist.

Le ultime partite hanno confermato un’altra tendenza di questi Mondiali: non solo si segna tanto, ma molti gol arrivano tardi e le partite sono spesso decise negli ultimi minuti. È successo anche agli ottavi: in Argentina-Egitto, risolta da un gol al 93esimo minuto, e in Portogallo-Spagna, dove il gol della vittoria è arrivato al 91esimo minuto.

È una tendenza che nel calcio si osserva ormai da qualche anno, anche per effetto dei cinque cambi introdotti nel 2020 al posto dei precedenti tre, che permettono alle squadre di avere più giocatori freschi nei minuti finali. In questi Mondiali, però, la tendenza è accentuata: dopo il 90esimo minuto (quindi nei minuti di recupero o a supplementari) sono stati segnati 32 gol (più di uno su dieci).

A incidere ci sono i recuperi più lunghi, che aumentano il tempo a disposizione per trovare un gol e le hydration break, le pause obbligatorie introdotte per permettere ai calciatori di rinfrescarsi e alle tv di mandare qualche pubblicità. Sono interruzioni che oltre ad allungare una partita possono pure cambiarne il ritmo, aiutando le squadre a recuperare energie e organizzare meglio un’eventuale spinta finale.

Ai gironi, Algeria-Austria è persino finita con due gol durante il recupero

Un’altra possibile spiegazione dei tanti gol arrivati nei minuti finali è che il divario tra le nazionali si è ridotto. Un esempio: ben nove delle dieci nazionali africane che si sono qualificate ai Mondiali hanno raggiunto i sedicesimi di finale, e sei di loro sono state eliminate proprio a causa di gol subiti dall’86esimo minuto in poi.

L’unica squadra africana rimasta è il Marocco, che ai quarti troverà la Francia, che con 14 gol ha il miglior attacco del torneo insieme all’Argentina.

A questo punto ci si potrebbe chiedere perché siano rimaste proprio queste otto nazionali. La risposta banale è che si tratta di alcune delle squadre più forti al mondo: quelle composte da calciatori di altissimo livello, molti dei quali militano nei migliori club europei. Ci sono però alcune eccezioni, come il Belgio e soprattutto la Svizzera, che hanno finora affrontato avversarie di livello simile al loro.

Naturalmente non basta avere la squadra più forte sulla carta. Altrimenti la Germania non sarebbe stata eliminata dal meno quotato Paraguay ai sedicesimi, e la Turchia avrebbe vinto un girone dove, invece, è arrivata ultima. Per andare avanti in un torneo del genere servono anche tante altre cose, e che si incastrino tutte bene tra loro. Spesso è questione di dettagli, combinazioni di elementi, singoli giocatori con le loro giocate.

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Per esempio, forse, di centimetri di altezza. Tranne nel caso di Argentina-Egitto (dove di certo Messi non alza la media della sua squadra), in tutte le altre partite degli ottavi ha sempre vinto la squadra con l’altezza media più alta (a volte davvero di pochissimo).

Di certo oggi nel calcio la fisicità conta parecchio, e infatti l’altezza media dei calciatori è notevolmente maggiore rispetto a quella media della popolazione; negli ultimi decenni, poi, entrambe le medie sono aumentate molto.