La lettera dei consiglieri scientifici del CNR contro il capo del CNR

Protestano per come ha ostacolato la legge sul fine vita e chiedono di «prendere atto della situazione» e «trarne le conseguenze necessarie»

Andrea Lenzi, presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) (ANSA / FEDERICO PERRUOLO)
Andrea Lenzi, presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) (ANSA / FEDERICO PERRUOLO)
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Quattordici consiglieri del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), il principale ente pubblico che si occupa di ricerca in Italia, hanno scritto una lettera dai toni molto duri contro il loro capo, il presidente del CNR Andrea Lenzi, che nelle scorse settimane aveva ostacolato e contribuito ad affossare la legge sul fine vita, arrivando a fornire informazioni fuorvianti su un aspetto tecnico della procedura di suicidio assistito in Italia, che però era fondamentale per regolamentarla in maniera adeguata.

La lettera è stata firmata da sedici persone, quattordici delle quali appartengono al consiglio scientifico e ai consigli di dipartimento del CNR, importanti organi consultivi all’interno del Consiglio. In totale i membri di questi consigli che sono anche dipendenti del CNR sono diciassette. Gli altri due firmatari sono di due istituti più specifici, ma comunque alle dipendenze del CNR. La lettera si conclude invitando «i vertici dell’Ente» a «prendere atto della situazione in tutta la sua gravità e trarne le conseguenze necessarie».

All’attenzione del Presidente Andrea Lenzi
e p.c. ai membri del CdA e ai Direttori di Dipartimento

Come rappresentanti delle comunità scientifiche del Consiglio Nazionale delle Ricerche, riteniamo doveroso esprimere pubblicamente il nostro disagio per le dichiarazioni rese dal Presidente Andrea Lenzi di fronte alle Commissioni riunite del Senato 2ª Giustizia e 10ª Affari Sociali, Sanità e Lavoro.

Quanto riportato dal Presidente si è rivelato essere una rappresentazione non corretta dell’effettivo coinvolgimento dell’Ente a seguito dell’ordinanza del Tribunale di Firenze sul diritto ad autodeterminarsi nelle scelte terapeutiche in materia di fine vita. Ciò reca un grave danno al CNR, mostrandolo come un Ente che viene meno alla sua missione statutaria di «fornire supporto tecnico-scientifico agli organi costituzionali e alle amministrazioni pubbliche».

Riteniamo che i vertici dell’Ente debbano prendere atto della situazione in tutta la sua gravità e trarne le conseguenze necessarie, anche a tutela della fiducia riposta dalla comunità scientifica nella propria rappresentanza istituzionale. Un ente con la complessità e la responsabilità pubblica del CNR non può permettersi di operare senza una collaborazione costante, proficua e basata sulla fiducia reciproca tra organi direttivi e comunità scientifica.

Lenzi aveva detto al Senato che non esisteva un dispositivo autorizzato a livello europeo che permettesse a pazienti paralizzati di autosomministrarsi un farmaco per morire ricorrendo al suicidio assistito. In realtà il macchinario lo aveva costruito lo stesso CNR, su richiesta del tribunale di Firenze, ma Lenzi lo aveva qualificato come un prototipo facendo leva su distinzioni pretestuose. Lenzi ne aveva anche ritardato l’uso – da parte della paziente diventata nota come “Libera” – chiedendo una nuova autorizzazione al governo, giudicata superflua dal tribunale di Firenze e dall’avvocatura dello Stato.

Lenzi è stato nominato presidente del CNR dal ministero dell’Università del governo Meloni il 26 luglio del 2025, dopo quasi vent’anni di incarichi vicini alla politica. È considerato vicino ad Alfredo Mantovano, potente sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio, cattolico conservatore e uno dei membri più influenti di quella parte della destra italiana che da sempre si oppone alla regolamentazione sul fine vita.

– Leggi anche: I modi in cui Andrea Lenzi ha ostacolato la legge sul suicidio assistito