All’università di Catanzaro c’è stato un concorso molto anomalo
Lo ha ricostruito il Post: la vincitrice aveva uno stretto rapporto professionale con uno dei commissari, e le è anche stato scontato un anno di specializzazione
di Isaia Invernizzi

Nel concorso per un posto da ricercatore che si è tenuto l’anno scorso all’università di Catanzaro ci sono alcune anomalie. Uno dei professori della commissione di valutazione, Antonio Brunetti, aveva collaborato spesso con la ricercatrice che poi il concorso l’ha vinto, Maria Mirabelli. Brunetti era stato suo tutor, coautore di molte sue pubblicazioni scientifiche e inventore con lei di un farmaco per il trattamento del diabete di tipo 2.
Sembra un conflitto di interessi molto simile ai tanti denunciati in molte università italiane, ma in questa vicenda c’è qualcosa in più. Dai documenti visionati dal Post risulta infatti che a Mirabelli, e solo a lei, sia stato abbuonato un anno della scuola di specializzazione medica che frequentava. Mirabelli l’ha quindi conclusa in tre anni invece dei classici quattro, come impongono le regole nazionali seguite da tutti gli altri medici specializzandi.
Il Post ha ricostruito per la prima volta le anomalie di questo concorso. L’università, la vincitrice e il commissario non hanno risposto alle nostre domande. Secondo l’associazione Liberi Specializzandi, che per prima ha ricevuto una segnalazione su questo concorso e che da anni segue i concorsi universitari e denuncia lo sfruttamento sistematico dei medici specializzandi negli ospedali, è un caso abbastanza unico in Italia.
Il posto messo a concorso dall’università Magna Graecia di Catanzaro nell’ottobre del 2024 era per un ricercatore a tempo determinato di tipo B (RTD-B) in endocrinologia, nel dipartimento di Scienze della salute. Quella di ricercatore RTD-B è una delle posizioni più ambite nella carriera universitaria, perché dopo tre anni permette di diventare professore associato, con un contratto a tempo indeterminato.
Mirabelli si è presentata forte di un dottorato di ricerca in endocrinologia e dell’abilitazione scientifica nazionale, il titolo necessario per diventare professoressa universitaria. Per lei è stato un passaggio lineare, dopo aver fatto tutto il suo percorso universitario a Catanzaro, sempre nello stesso gruppo di ricerca guidato da Antonio Brunetti.
Brunetti è professore ordinario di endocrinologia, prossimo alla pensione dopo una lunga carriera universitaria soprattutto nello studio del diabete in gravidanza. È stato nominato componente della commissione giudicatrice del concorso con un decreto del 20 gennaio 2025, come membro scelto dall’ateneo: al momento della nomina, Brunetti ha firmato una dichiarazione di assenza di conflitti di interessi. E in qualità di componente della commissione formata da altri due professori, esterni all’università di Catanzaro, Brunetti ha valutato tra le altre cose 18 pubblicazioni scientifiche presentate da Mirabelli, uno dei criteri di valutazione del concorso.
Proprio in merito alle pubblicazioni scientifiche, basta una rapida ricerca sul portale PubMed per verificare che Brunetti e Mirabelli hanno lavorato insieme a molti studi: in totale sono 36, diversi dei quali firmati solo da loro due. È un caso di coautoraggio tipico nelle università italiane.
Sulle collaborazioni di questo tipo si sono espressi in molte occasioni i tribunali amministrativi (TAR). Le sentenze dicono che i commissari non sono obbligati ad astenersi quando i lavori svolti insieme ai candidati sono uno o due, ma devono evitare di esprimersi quando invece la collaborazione è «sistematica, stabile, continuativa e intensa», tanto da configurare un «sodalizio professionale». In mancanza di un limite fisso, sta alle università valutare l’opportunità di nominare o escludere un professore che collabora in modo stabile con un possibile candidato o candidata. A Catanzaro non è successo.
Un altro elemento che mostra la stretta collaborazione tra Brunetti e Mirabelli è una domanda di brevetto di cui sono firmatari insieme ad altri componenti del loro gruppo di ricerca. Nel registro brevetti, dove si leggono i loro nomi, l’oggetto della domanda è chiamato ademaglitazone, un composto sperimentale brevettato come potenziale antidiabetico.
In questo caso la giurisprudenza è più chiara, perché in altri episodi esaminati in passato la contitolarità di un brevetto indica quella che tecnicamente viene chiamata “comunanza di interessi economici”. In passato l’interesse economico comune è stato sufficiente per imporre al componente della commissione di astenersi dal giudizio in un concorso. Il rischio – sia per le pubblicazioni che per i brevetti presentati – è che i componenti delle commissioni finiscano per valutare il loro stesso lavoro, in evidente conflitto di interessi. Ma le anomalie di questa storia non finiscono qui.
L’aspetto più insolito di questa vicenda riguarda la scuola di specializzazione in endocrinologia frequentata da Mirabelli. La premessa per capire come sono andate le cose è che non è possibile lavorare allo stesso tempo come ricercatrice RTD-B e frequentare la scuola di specializzazione. Mirabelli quindi non aveva scelta: prima di essere assunta come ricercatrice RTD-B doveva finire il percorso di studi.
Essendosi iscritta nel 2022, avrebbe dovuto finire la scuola nel novembre del 2026, cosa che le avrebbe fatto perdere oltre un anno di contratto, con il rischio di non rientrare nei tempi previsti dal concorso nonostante l’avesse già vinto. Alla fine del 2024 Mirabelli ha scritto al ministero dell’Università e della Ricerca per chiedere se fosse possibile accorciare il percorso di studi e prendere il titolo prima dei quattro anni previsti, facendosi riconoscere come crediti il lavoro svolto durante il dottorato.
Una specializzazione medica abbreviata non è prevista dalla legge italiana né dalle direttive europee, che fissano una durata minima delle varie specializzazioni. Lo stesso regolamento della scuola di specializzazione dell’università di Catanzaro dice che la durata di 4 anni è «non suscettibile di abbreviazione».
Il ministero le ha risposto che al massimo si sarebbe potuta fare una richiesta al momento dell’iscrizione, non a corso iniziato, e che in quel caso la decisione spettava al consiglio della scuola di specializzazione. Nel febbraio del 2025 la questione è stata affrontata in una seduta molto tesa del consiglio della scuola. Nonostante la risposta del ministero, la maggior parte dei 13 componenti presenti ha votato a favore dello sconto di un anno.
La richiesta è passata anche con il voto di Brunetti, ma con due voti contrari di un certo peso: quello del direttore della scuola di specializzazione Antonio Aversa e del rappresentante degli specializzandi, Leonardo Meduri. Con il suo voto, Meduri ha rappresentato la posizione dei colleghi di Mirabelli, tutti contrari allo sconto di un anno. Al Post non risulta che sia comune scontare anni di scuola agli specializzandi, tutt’altro. «Se gli organismi istituzionali predisposti ai controlli delle scuole di specializzazione continuano a rinunciare al loro compito, la qualità delle scuole è lasciata alla buona volontà di quella parte di professori che hanno ancora dei princìpi», dice Massimo Minerva, presidente dell’associazione Liberi Specializzandi.
Mirabelli ha avuto il titolo di specialista in endocrinologia il 12 novembre 2025, circa un anno prima della scadenza ordinaria e dopo aver già vinto, a marzo, il concorso da ricercatrice.
Il Post ha contattato più volte l’università di Catanzaro per avere informazioni puntuali e chiarimenti sulla gestione del concorso, senza avere risposta. Anche a Mirabelli e Brunetti è stato chiesto un commento, e anche loro non hanno risposto.
Le irregolarità, i conflitti di interesse e più in generale le anomalie con cui si svolgono i bandi universitari in Italia non sono una questione nuova. Di recente se n’era parlato per il caso del concorso da professore all’università di Verona vinto dal figlio dell’ex rettore, concorso poi annullato, e per un intervento molto duro che, a partire da quel caso, aveva fatto in parlamento il senatore del PD Andrea Crisanti, microbiologo e docente universitario che lavora proprio sulla trasparenza dei bandi universitari.
Crisanti aveva detto che in Italia «ogni concorso è fatto su misura per qualcuno» e che lui «in quarant’anni di carriera» non era a conoscenza «di un singolo concorso di cui non si sapesse in anticipo il vincitore». Aveva concluso che su questo «malcostume» sarebbe necessario intervenire in modo sistemico.



