La siccità in Italia, vista dai satelliti
Gli stessi punti ripresi a un anno di distanza mostrano quanto si siano allargate le secche del Po e ritirate le acque dei laghi prealpini
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La pianura Padana e in particolare tutto il bacino del fiume Po stanno attraversando una delle crisi idriche più gravi degli ultimi anni, peggiore di quella del 2025: il fiume ha una portata scarsa lungo quasi tutto il suo corso, mentre il livello del lago Maggiore e di molti altri laghi del Nord è molto basso e nelle risaie della Lomellina l’acqua per irrigare viene distribuita a turno. Oltre ai bollettini idrologici, che danno conto della portata di fiumi e laghi, la gravità della situazione si vede anche dall’alto, ovvero dalle foto satellitari che permettono di fare un confronto rispetto all’anno scorso.
Già all’inizio di agosto l’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po aveva dichiarato per tutta l’area una severità idrica «alta», cioè il livello più grave della scala che gli osservatori usano per classificare la disponibilità d’acqua. Negli ultimi dieci giorni la situazione non è migliorata: il bollettino del 13 agosto dice che quasi tutte le stazioni di misura del bacino registrano una siccità severa secondo l’indice SFI, che confronta le portate di un fiume negli ultimi trenta giorni con quelle medie dello stesso periodo negli anni passati. A Cremona e a Borgoforte, in provincia di Mantova, la siccità è classificata addirittura come estrema.
I grandi laghi prealpini, che d’estate vengono usati come serbatoi per sostenere la portata del Po, stanno anche peggio: sulla sponda piemontese del lago Maggiore, a Feriolo, frazione del comune di Baveno, l’acqua si è ritirata al punto da far emergere spiagge che prima non c’erano o erano molto più piccole. Il livello del lago si è avvicinato ai minimi storici. Anche i laghi di Como e d’Iseo sono in siccità severa, solo il lago di Garda ha un livello nella norma.
Tutto questo è visibile dalle immagini fornite dal servizio PlanetScope in collaborazione col professor Piero Boccardo del Politecnico di Torino: confrontano lo stesso punto a un anno di distanza, quasi sempre nello stesso giorno di agosto, per rendere visibile quello che i bollettini idrologici descrivono in numeri. Tutte le foto nella parte sinistra dello schermo sono state scattate nel 2025, quelle nella parte destra nel 2026.
Qui sotto si vede la sponda del Lago Maggiore tra Arona (in Piemonte, sulla sinistra) e Angera (in Lombardia, sulla destra).
Qui il tratto del Po che attraversa Torino, nella zona dei Murazzi. Da fine maggio del 2026 il fiume ospita una proliferazione anomala di alghe e piante acquatiche, favorita da livelli più bassi e acque più calde. Tra giugno e luglio il comune ha rimosso oltre 200 tonnellate di vegetazione, senza tuttavia risolvere il problema.
Il fiume Sesia, affluente del Po, con le risaie del vercellese sulla sponda orientale. Si nota che nel 2026 l’alveo ghiaioso è più ampio e scoperto. Diversi campi che nel 2025 risultavano allagati per la coltivazione del riso appaiono invece bruni e asciutti, coerentemente con le difficoltà di irrigazione segnalate quest’estate dal Consorzio Est Sesia.
Un secondo punto lungo il Sesia, poco più a valle. Il confronto mostra lo stesso problema: barre ghiaiose più estese nell’alveo e campi che tra le due annate passano da verdi a bruni.
L’area risicola della Lomellina, in provincia di Pavia, dove si concentra buona parte della produzione italiana di riso. Nel 2026 si osservano estensioni più ampie di campi dal colore bruno invece del verde uniforme delle risaie allagate: secondo Confagricoltura Pavia la carenza d’acqua in questa stagione potrebbe costare al settore locale oltre 100 milioni di euro.
La confluenza del Ticino nel Po, all’altezza di Pavia. Le sponde sabbiose emerse nell’alveo del fiume sono molto più estese nel 2026, e la campagna circostante appare complessivamente più arida rispetto allo stesso giorno dell’agosto del 2025.
Il Po nel tratto del cremonese. È una delle due sezioni, insieme a Borgoforte, per cui il bollettino dell’Autorità di bacino del 13 agosto 2026 segnala condizioni di «siccità estrema».
Il Po nel basso corso, al confine tra Veneto ed Emilia-Romagna. Anche qui l’alveo mostra nel 2026 sponde sabbiose più ampie ed estese, segno di una riduzione della portata, che si propaga verso valle fino al delta.
Il Po nel mantovano. Le secche sabbiose visibili nel 2026 riducono sensibilmente la larghezza del canale navigabile rispetto al 2025.
La foce del Po, con le lagune costiere. Da settimane l’Autorità di bacino segnala in questo tratto una persistente risalita del cuneo salino, ovvero la risalita di acqua salata dal mare nel letto del fiume, che rende difficile o impossibile prelevare acqua dolce per l’irrigazione: il 12 agosto 2026 la portata a Pontelagoscuro, appena a monte, era di 233 metri cubi al secondo, contro una soglia critica di 450.
Dettaglio di un’ansa del delta del Po. Anche a questa scala si riconosce una campagna circostante più arida rispetto allo stesso periodo del 2025.
Qui si vede infine come il versante tra i ghiacciai del Miage e della Brenva, sul massiccio del Monte Bianco, mostri all’inizio agosto una coltre nevosa più ridotta e margini glaciali più esposti rispetto allo stesso periodo del 2025. La stazione ARPA Valle d’Aosta posta sulla vetta, a 4.750 metri, ha registrato più volte temperature sopra lo zero dalla seconda metà di giugno 2026, condizione anomala per quella quota.
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