Tre persone sono state condannate all’ergastolo per il triplice omicidio di Altavilla Milicia
Un uomo torturò e uccise la moglie e due figli durante una specie di esorcismo, con l'aiuto della figlia e di una coppia di fanatici religiosi

Giovedì la Corte d’Assise di Palermo ha condannato in primo grado all’ergastolo Giovanni Barreca, Sabrina Fina e Massimo Carandente, per il triplice omicidio commesso nella notte tra l’8 e il 9 febbraio del 2024 ad Altavilla Milicia, un piccolo comune in provincia di Palermo. Barreca, un muratore di 56 anni, ha ucciso la moglie Antonella Salamone, e i due figli Kevin ed Emanuel (di 16 anni e 5 anni) con l’aiuto della figlia, ai tempi 17enne, e di Fina e Carandente, coppia che insieme alla famiglia frequentava una comunità di fanatici religiosi.
Secondo le ricostruzioni dell’accusa, Salamone e i due figli sono stati uccisi in una sorta di esorcismo. Nei suoi interrogatori Barreca ha sempre detto di averli uccisi per liberarli da presenze demoniache. La procura aveva chiesto per lui 30 anni di carcere, dopo che una consulenza aveva riscontrato un suo vizio parziale di mente, una condizione che non esclude la capacità di intendere e di volere ma che può portare a una riduzione della pena. I giudici della corte d’Assise però non l’hanno riconosciuta come attenuante.
Fina e Carandente sono considerati gli ispiratori dell’omicidio. Seguivano lo stesso culto, una forma molto fanatica ed estrema di cristianesimo evangelico, a cui a un certo punto aveva aderito anche Barreca. Da quanto emerso durante il procedimento, la coppia è entrata progressivamente nella vita della famiglia, manipolando l’uomo e la figlia fino a convincerli delle presenze demoniache che poi hanno portato alle torture e agli omicidi della famiglia, a cui anche Fina e Carandente hanno partecipato.
All’inizio del 2025 la figlia di Barreca era stata condannata dal tribunale per i minorenni di Palermo a 12 anni e 8 mesi di carcere per omicidio e occultamento di cadavere. Lo scorso marzo però era stata assolta in appello perché ritenuta incapace di intendere e di volere. I giudici della corte di assise di appello scrissero che era stata costretta a commettere un reato.
Fu lo stesso Barreca a chiamare i carabinieri alcuni giorni dopo gli omicidi, dicendo di aver ucciso la sua famiglia. Quando i carabinieri arrivarono nella villa della famiglia trovarono i due figli più piccoli morti nella loro stanza da letto, con a fianco una catena. Dall’autopsia eseguita sui corpi emersero segni riconducibili a percosse e bruciature. Il corpo di Salamone era stato bruciato e sotterrato nel giardino di casa.
La figlia più grande fu trovata dai carabinieri in stato confusionale: in un primo momento gli investigatori pensarono che la 17enne fosse sopravvissuta alla strage, ma dopo averla ascoltata i carabinieri la arrestarono con l’accusa di essere stata complice del padre.



