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  • Lunedì 29 giugno 2026

Perché Trump tiene così tanto a chi diventa Alto Rappresentante in Bosnia Erzegovina

Nella nomina dell'importantissimo funzionario internazionale c'entrano un gasdotto e un leader nazionalista serbo

Una donna cammina a Sarajevo, la capitale della Bosnia Erzegovina, il 12 giugno 2026 (AP/Armin Durgut)
Una donna cammina a Sarajevo, la capitale della Bosnia Erzegovina, il 12 giugno 2026 (AP/Armin Durgut)
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In Bosnia Erzegovina la nomina di una figura centrale per il paese – l’Alto Rappresentante – sta facendo litigare Stati Uniti e alcuni paesi europei. È una storia complicata, che riguarda una carica eccezionale nella politica internazionale, perché con quelle caratteristiche esiste praticamente solo in Bosnia Erzegovina; ed è una storia che mostra le conseguenze provocate da cambi politici repentini adottati da Donald Trump durante il suo secondo mandato da presidente degli Stati Uniti.

L’Alto Rappresentante è un incarico che fu istituito nel dicembre del 1995 per assicurare che le condizioni stabilite dagli accordi di pace di Dayton fossero rispettate. Gli accordi di Dayton sono quelli che misero fine alla guerra in Bosnia Erzegovina e che crearono il complicato sistema post-bellico che regola ancora oggi il paese, con il riconoscimento di tre entità territoriali: la Federazione croato-musulmana, abitata principalmente da bosgnacchi, cioè bosniaci musulmani, e croati; la Republika Srpska, abitata principalmente da serbi bosniaci e governata da politici nazionalisti che minacciano di staccarsi dalla Bosnia Erzegovina; e infine, il distretto autonomo di Brčko.

L’Alto Rappresentante è un’eccezionalità perché continua a esercitare il potere da oltre trent’anni e perché il suo campo d’azione è molto ampio, anche se ora parzialmente in declino: può prendere decisioni che hanno valore di legge e in passato ha cambiato la Costituzione e rimosso politici da incarichi istituzionali perché si opponevano alle sue decisioni, perché avevano idee separatiste, o ancora perché erano indagati per corruzione ma rifiutavano di dimettersi.

Le attuali divisioni tra Stati Uniti e diversi paesi dell’Unione Europea riguardano la scelta del nuovo Alto Rappresentante. Gli Stati Uniti di Trump, contrariamente alla loro posizione storica, vorrebbero un Alto Rappresentante meno ostile alla Republika Srpska e più influenzabile da loro. Alcuni importanti paesi europei invece si oppongono, perché temono che se gli Stati Uniti imponessero il loro candidato avrebbero troppo potere in Bosnia Erzegovina.

Il candidato degli americani è un diplomatico italiano: si chiama Antonio Zanardi Landi, ed è l’attuale ambasciatore dell’Ordine di Malta in Vaticano. L’Italia lo sostiene, ma sono soprattutto gli Stati Uniti a insistere: hanno diffuso un comunicato dicendo che se le cose andassero contro la loro volontà «potrebbero riconsiderare il loro ruolo» in Bosnia Erzegovina (non è chiaro cosa significhi: forse un disimpegno dal paese).

Francia, Germania e Regno Unito invece sostengono la candidatura dell’attuale inviato speciale della Francia nei Balcani, René Troccaz.

Antonio Zanardi Landi (al centro) (Sovrano Ordine di Malta)

Antonio Zanardi Landi (al centro) (Sovrano Ordine di Malta)

Zanardi Landi è un diplomatico di carriera che però ha un’esperienza limitata nei Balcani: ci ha lavorato solo dal 2004 al 2006, quando era ambasciatore in Serbia e Montenegro, allora unite in un solo paese. È stato anche ambasciatore italiano in Russia dal 2010 al 2013, e consigliere diplomatico per due presidenti della Repubblica, Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella. È vicino ad ambienti cattolici conservatori.

L'attuale Alto Rappresentante, il tedesco Christian Schmidt, nel 2021 (AP)

L’attuale Alto Rappresentante, il tedesco Christian Schmidt, nel 2021 (AP)

Non si sa perché gli Stati Uniti abbiano scelto proprio lui, ma un’ipotesi è che lo stiano promuovendo perché come Alto Rappresentante potrebbe approvare le leggi necessarie per realizzare un investimento importante legato a collaboratori di Trump: un gasdotto che collegherà Bosnia Erzegovina e Croazia.

La Bosnia Erzegovina ha assegnato l’incarico di costruirlo, senza alcuna gara d’appalto, a un’azienda statunitense priva di esperienza. Si chiama AAFS, ed è rappresentata dall’avvocato personale di Donald Trump, Jesse Binnall, e da John Flynn, il fratello dell’ex consigliere per la Sicurezza Nazionale di Trump, Michael Flynn. Per costruire l’infrastruttura è necessario che la Bosnia Erzegovina risolva alcuni problemi, per esempio l’utilizzo della proprietà pubblica, come i terreni attraverso cui il gasdotto dovrà passare.

È una questione delicata, sulla quale i politici bosniaci non sono mai riusciti ad accordarsi e sulla quale, appunto, il nuovo Alto Rappresentante potrebbe imporre decisioni favorevoli agli Stati Uniti.

Il progetto è stato molto criticato anche dall’Unione Europea, che sostiene che la Bosnia Erzegovina non possa assegnare l’appalto senza una gara e non possa costruire gasdotti senza ottenere anche la sua approvazione. L’Unione ha minacciato il governo bosniaco di bloccare i finanziamenti europei e il suo processo di integrazione se non annullerà la decisione. La Bosnia Erzegovina è un paese candidato dal 2022.

Alcune persone nel quartiere di Marijin Dvor, a Sarajevo, nel 2016 (AP/Amel Emric)

Alcune persone nel quartiere di Marijin Dvor, a Sarajevo, nel 2016 (AP/Amel Emric)

In generale sembra che gli Stati Uniti possano essere stati influenzati dal leader dei serbi bosniaci, Milorad Dodik, un politico nazionalista e filorusso, che ha cercato in diversi modi di ingraziarsi Trump. Per esempio, ha offerto agli americani il permesso di sfruttare le riserve di litio che si trovano in Republika Srpska; e ha invitato spesso a Banja Luka vari personaggi legati a Trump, come l’ex sindaco di New York Rudy Giuliani, l’ex governatore dell’Illinois Rod Blagojevich e anche uno dei figli di Trump, Donald Trump Jr. (Banja Luka è il centro economico e amministrativo della Republika Srpska).

Il governo della Republika Srpska ha anche speso circa 8 milioni di euro tra il 2025 e il 2026 per pagare le attività di 11 agenzie di lobbying negli Stati Uniti, per convincere il governo statunitense ad allinearsi ai propri interessi. Uno degli obiettivi dichiarati di queste attività era chiedere la rimozione del tedesco Christian Schmidt, che si è dimesso a maggio su pressione statunitense ma che sta svolgendo ancora gli affari correnti in attesa di un successore. Schmidt era stato nominato nel 2021 e durante il suo mandato aveva preso diverse decisioni contro la Republika Srpska e contro Dodik.

Nell’ottobre del 2025 il governo statunitense ha anche deciso di annullare le sanzioni nei confronti di Dodik, dei suoi familiari e dei suoi collaboratori, che aveva approvato quando il presidente era Joe Biden, nel 2021.

Un messaggio di congratulazioni proiettato sul palazzo della presidenza della Republika Srpska poco dopo l'elezione di Donald Trump, il 6 novembre 2025 a Banja Luka (AP/Radivoje Pavicic)

Un messaggio di congratulazioni proiettato sul palazzo della presidenza della Republika Srpska poco dopo l’elezione di Donald Trump, il 6 novembre 2024 a Banja Luka (AP/Radivoje Pavicic)

In questo tentativo di attirare le simpatie di Trump i serbi bosniaci si sono spesso presentati come una minoranza in pericolo, e un presunto “baluardo” dell’Europa cristiana in un paese dove i bosgnacchi musulmani sono la maggioranza della popolazione. È una retorica che utilizzano fin dalla guerra degli anni Novanta, e che è in sintonia con il nazionalismo cristiano radicale di Trump e di molti suoi collaboratori.