Quali sono le città italiane con più alberi

La classifica non per numero assoluto ma in relazione agli abitanti, che mostra una distribuzione molto disomogenea

Pini marittimi a Roma
Pini marittimi a Roma (Steve Christo/Corbis via Getty Images)
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Con estati sempre più calde, gli alberi sono diventati un bene prezioso soprattutto nelle città: la loro ombra e l’umidità che rilasciano abbassano la temperatura nei punti dove si concentra il calore, le cosiddette “isole di calore”. Le città che hanno più alberi riescono meglio di altre a limitare questo fenomeno risultando più accoglienti e vivibili.

Secondo i dati dell’Istat sul verde urbano, ovvero sul patrimonio arboreo gestito dai comuni, la città con più alberi in Italia è Modena, che ne ha 117,4 ogni 100 abitanti, cioè 1,2 a testa. Subito dietro ci sono Trieste e Cremona, le uniche altre due città dove gli alberi superano il numero degli abitanti.

La classifica dell’Istat misura una cosa precisa: gli alberi censiti nelle aree verdi gestite dai comuni – filari lungo le strade, parchi, giardini pubblici – rapportati alla popolazione residente. Dietro le prime tre città, i numeri calano in fretta. Mantova ha 94 alberi ogni cento abitanti, Brescia 87, Cosenza 71. Poi si scende sotto la soglia di mezzo albero a testa già dalla nona posizione. La mediana fra i 99 capoluoghi è di circa 18 alberi ogni cento abitanti, cioè meno di un albero pubblico ogni cinque residenti.

Le grandi città sono tutte nella seconda metà della classifica. Torino è la più alta fra le metropoli, decima, con quasi 43 alberi ogni cento abitanti. Bologna è 42ª, Milano 51ª, Roma 75ª, Genova 91ª, Napoli 98ª, penultima, con poco più di 4 alberi ogni cento abitanti. Solo Siracusa fa peggio.

Su questo dato va però fatta attenzione, perché rapportare il numero di alberi agli abitanti penalizza le città più popolose: a parità di alberi piantati, più gente vive in una città e più basso risulta il tasso di verde pubblico. Per questo la classifica non dice tutto sulla quantità assoluta di verde di una città o sulla sua qualità ambientale complessiva.

La mancanza di alberi è un problema perché le città accumulano molto più calore rispetto alle campagne o alle aree montane. I materiali come l’asfalto e il cemento assorbono l’energia solare durante il giorno, trasformandosi in una sorta di grandi batterie termiche, che rilasciano il calore quando ormai il Sole è tramontato e per buona parte della notte.

Queste isole di calore impediscono all’aria di rinfrescarsi e sono il motivo principale per cui tra il dì e la notte c’è una scarsa escursione termica in molte città. L’effetto può essere peggiorato dalle tante cose che in città producono a loro volta calore, a cominciare dalla grande quantità di condizionatori. I palazzi alti causano inoltre un “effetto canyon” che riduce la circolazione del vento e quindi la possibilità per il calore di disperdersi facilmente verso l’alto.

Le isole di calore sono studiate da più di un secolo e ormai da tempo urbanisti, climatologi e altri esperti consigliano di ripensare il modo in cui sono costruite e organizzate le città. L’uso di materiali chiari per tetti e asfalti può ridurre fortemente l’assorbimento termico, così come è fondamentale prevedere aree verdi ovunque sia possibile per sfruttare la capacità delle piante di favorire gli scambi di calore.

Oltre ad abbassare la temperatura, gli alberi sottraggono dall’aria diversi inquinanti – a seconda della specie: il particolato (PM10 e PM2,5), gli ossidi di azoto, l’ozono, il biossido di zolfo – e questo porta benefici alla salute di chi vive in città, soprattutto sul piano respiratorio e cardiovascolare. È un contributo che può aiutare le città a rispettare i limiti più stringenti sulla concentrazione di inquinanti nell’aria.