Il governo italiano se l’è presa con Mark Rutte per una frase sull’uso delle basi statunitensi

Il segretario generale della Nato dice che per la guerra in Medio Oriente sono decollati dall'Italia 500 aerei statunitensi: era un tasto dolente

Mark Rutte insieme a Giorgia Meloni, nel 2024 (AP/Geert Vanden Wijngaert)
Mark Rutte insieme a Giorgia Meloni, nel 2024 (AP/Geert Vanden Wijngaert)
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Martedì sera, in un’intervista alla televisione statunitense Fox News, il segretario generale della Nato Mark Rutte ha detto che negli ultimi mesi 500 aerei militari degli Stati Uniti sono partiti dalle basi statunitensi in territorio italiano per partecipare alla guerra in Medio Oriente. La frase ha fatto arrabbiare il governo italiano e in particolare il ministero della Difesa, che da quando è iniziata la guerra hanno sempre negato di aver concesso agli Stati Uniti l’uso delle loro basi in Italia per scopi militari.

L’intervento ha ottenuto l’effetto opposto a quello sperato. In quanto segretario generale della Nato, l’alleanza militare che comprende gli Stati Uniti e gran parte dei paesi europei, Rutte stava cercando di difendere i paesi membri dell’alleanza dalle critiche del presidente statunitense Donald Trump, che ha da sempre un atteggiamento ostile verso la Nato e da tempo accusa i paesi che ne fanno parte di non aver aiutato gli Stati Uniti nella guerra in Medio Oriente. Per confutare questa tesi, Rutte ha detto che dall’inizio della guerra sono decollati tra i 4mila e i 5mila aerei statunitensi dalle basi in Europa, un sostegno che ha definito «enorme», e poi ha fatto un esempio emblematico: «Se si guarda l’Italia, 500 aerei militari statunitensi sono decollati da basi statunitensi in Italia per partecipare all’operazione Epic Fury» (il nome con cui gli Stati Uniti chiamano i loro attacchi contro l’Iran).

Permettere agli Stati Uniti di utilizzare le loro basi in Italia per operazioni militari in Iran è un tema molto delicato per il governo italiano, che ha criticato la decisione degli Stati Uniti di attaccare l’Iran. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha detto in più occasioni che l’Italia non ha mai dato il permesso agli Stati Uniti di fare missioni cinetiche partendo da basi militari in Italia, facendo riferimento a una distinzione prevista dagli accordi tra Italia e Stati Uniti che regolano il loro utilizzo.

Semplificando un po’, le operazioni cinetiche sono quelle che prevedono attacchi militari. In questo caso, per potere utilizzare le basi militari in Italia, gli Stati Uniti hanno bisogno di un permesso specifico da parte del governo. Le operazioni non cinetiche invece sono quelle che hanno a che fare con la logistica, per esempio operazioni di ricognizione o di rifornimento. Per questo tipo di missioni non c’è bisogno di alcun permesso da parte dell’Italia.

Nella pratica però la distinzione tra i due tipi di operazioni non è così netta, e non sempre è possibile stabilire in anticipo cosa sia un attacco militare e cosa no. La base statunitense di Sigonella, in Sicilia, viene per esempio usata per far decollare droni da ricognizione che monitorano tutto il Mediterraneo orientale, compreso il Medio Oriente: se un drone accompagna un aereo da caccia F-35 o gli fornisce le coordinate per bombardare un obiettivo, come si considera il suo coinvolgimento? Ci sono diversi esempi di operazioni considerate non cinetiche che però potrebbero essere interpretate come un aiuto concreto nella guerra.

Donald Trump durante una visita alla base statunitense di Sigonella, in Italia, il 27 maggio 2017 (AP/Luca Bruno)

Donald Trump durante una visita alla base statunitense di Sigonella, in Italia, il 27 maggio 2017 (AP/Luca Bruno)

Rutte, nel tentativo di difendere l’importanza della Nato e dell’Italia, non ha in effetti specificato che tipo di voli siano stati fatti dalle basi statunitensi, mettendo in imbarazzo il governo italiano, che è stato accusato da diversi partiti dell’opposizione di avere mentito. Mercoledì il ministero della Difesa ha risposto con un comunicato stizzito, in cui ha ribadito che il governo ha autorizzato «esclusivamente attività di natura tecnica e logistica», rifiutando agli Stati Uniti il permesso per quelle militari.

Il ministero ha detto che la ricostruzione di Rutte «trasmette un messaggio totalmente fallace confondendo la tipologia dei voli autorizzati», e ha aggiunto che «sarebbe bastato un approfondimento alla fonte per poter avere la reale rappresentazione di ciò che è avvenuto». Ha anche criticato in modo implicito l’atteggiamento di Rutte, notando che l’operazione Epic Fury non è una missione della Nato, e lasciando intendere che non fosse opportuno da parte sua entrare nella questione.

Da quando Trump è tornato presidente, cioè più o meno da un anno e mezzo, Rutte si è trovato spesso a dover agire con un certo equilibrismo. Gli Stati Uniti sono di gran lunga il paese più importante della Nato, ma Trump ha minacciato più volte di abbandonarla o di non intervenire qualora un altro paese subisse un’aggressione. In quanto segretario generale, Rutte si è spesso adoperato molto per compiacere Trump, in alcuni casi anche con sviolinate e dichiarazioni un po’ imbarazzanti.

D’altra parte le dichiarazioni di Rutte arrivano in un momento complicato per il rapporto tra Meloni e Trump, un tempo ottimo ma progressivamente peggiorato negli ultimi mesi, fino agli attacchi diretti e clamorosi degli ultimi giorni. Trump ha accusato in modo molto duro Meloni di non aver fatto nulla per aiutare gli Stati Uniti, sostenendo che la sua popolarità sia in calo e che lei lo abbia «implorato» di fare una foto insieme durante l’ultimo G7. Meloni gli ha risposto in modo insolitamente diretto, accusandolo di avere mentito e di non rispettare a sufficienza i paesi alleati degli Stati Uniti.

– Leggi anche: Gli Stati Uniti possono usare le loro basi in Italia per la guerra in Medio Oriente?