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  • Lunedì 22 giugno 2026

Chi è Andy Burnham

Il più probabile successore di Keir Starmer, che si è dimesso come primo ministro britannico

Andy Burnham a Makerfield, 19 giugno 2026 (Mary Turner/Bloomberg)
Andy Burnham a Makerfield, 19 giugno 2026 (Mary Turner/Bloomberg)
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Lunedì nel Regno Unito il primo ministro Laburista Keir Starmer ha annunciato che si dimetterà dopo mesi di grossa crisi della sua leadership e di pressanti richieste di dimissioni anche, e soprattutto, da parte del suo partito. Il suo più probabile successore è Andy Burnham, sindaco Laburista dell’area metropolitana di Manchester, la contea che include la città di Manchester e i paesi vicini, abitata da quasi 3 milioni di persone. Burnham è il principale rivale interno di Starmer e non nasconde di volerlo sostituire come primo ministro e leader del partito.

Lo scorso giovedì Burnham ha vinto un’elezione suppletiva organizzata ad hoc per permettergli di tornare in parlamento, un requisito necessario affinché possa partecipare al processo di selezione interna del successore di Starmer, che inizierà il 9 luglio e dovrebbe concludersi prima della Convention dei Laburisti, a settembre. L’elezione di giovedì, che si è tenuta nel collegio di Makerfield, vicino a Manchester, è stata possibile grazie alle dimissioni di Josh Simons, un parlamentare che lavora a stretto contatto con Burnham da 15 anni e che ha lasciato il suo incarico per permettere la sua candidatura. Nel Regno Unito l’incarico di primo ministro va al leader del partito che ha vinto le ultime elezioni, in questo caso appunto i Laburisti: i due ruoli coincidono.

Andy Burnham ha 56 anni ed è un politico di lungo corso dei Laburisti, anche se fino a poche settimane fa era quasi sconosciuto all’estero. Come sindaco dell’area metropolitana di Manchester, durante la pandemia di Covid-19 si scontrò con il governo conservatore di Boris Johnson sui fondi per la regione, ricavandone visibilità. Puntò molto sulla necessità di garantire una maggiore rappresentanza delle aree del nord, dove si trova Manchester e che in Inghilterra sono generalmente più povere di quelle del sud: nel suo discorso dopo la vittoria a Makerfield ha detto che gli elettori «hanno votato per il cambiamento, hanno votato per dare più potere al Nord e a tutte le aree dimenticate da Westminster», ossia dal governo centrale. Gli è stato dato il soprannome di King of the North, un richiamo al ruolo della serie tv Game of Thrones.

Andy Burnham e Keir Starmer a luglio del 2024 (AP Photo/Jon Super)

Burnham fa parte della corrente chiamata soft left, che sta tra quella più a sinistra e quella centrista del partito. Si è iscritto ai Laburisti a 14 anni e ha sempre lavorato per loro: ha scalato le gerarchie fino a diventare ministro della Sanità tra il 2009 e il 2010, nell’ultimo governo dei Laburisti prima di quello attuale, in carica dal 2024. Si era già candidato alle primarie del partito nel 2010 e nel 2015, ma aveva perso. Poi nel 2017 fu eletto sindaco dell’area metropolitana di Manchester, e venne confermato nel 2021. È tornato ad aspirare alla politica nazionale alcuni mesi fa, in piena crisi del governo di Starmer.

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A febbraio Burnham aveva individuato un seggio a cui ricandidarsi in parlamento, ma il comitato direttivo del partito glielo aveva impedito. Le pressioni erano arrivate dallo stesso Starmer, che nonostante sostenesse di avere buoni rapporti con Burnham aveva intuito il suo obiettivo, ossia scalzarlo. I Laburisti avevano poi perso quelle elezioni: avevano ceduto ai Verdi un seggio che occupavano da decenni, cosa che aveva aggravato la crisi di Starmer.

A Makerfield, Burnham ha vinto con una grande maggioranza: ha preso il 54 per cento dei voti, contro il 35 per cento di Reform UK, il partito di destra populista di Nigel Farage.

Andy Burnham con i suoi sostenitori a Makerfield, Inghilterra, 18 giugno 2026 (AP Photo/Jon Super)

Molti Laburisti considerano Burnham la persona migliore per provare a tirare fuori il partito da una crisi di consensi che va avanti da mesi, anche a causa di errori e scandali in cui è coinvolto Starmer. Burnham è più carismatico e bravo a comunicare di Starmer e si porta dietro la reputazione di buon amministratore per il suo operato da sindaco di Manchester. Avendo trascorso molto tempo lontano da Londra, inoltre, Burnham ha meno agganci in parlamento di altri potenziali rivali, cosa che potrebbe giocare a suo favore. Può cioè presentarsi con credibilità come una figura nuova, non compromessa con Starmer e con i suoi fallimenti.

Dall’altra parte però l’entusiasmo nei suoi confronti potrebbe presto sgonfiarsi. Sul piano delle proposte e dell’ideologia Burnham non è così diverso da Starmer, e questo potrebbe essere il principale limite alla sua operazione. A fine maggio il settimanale di sinistra New Statesman ha scritto che «se dovesse mai diventare primo ministro, avremo lo stesso governo con un accento diverso» (Starmer ha un accento di Londra, mentre Burnham ne ha uno settentrionale). Burnham infatti finora è stato allineato al governo di Starmer: ha detto che intende mantenere i limiti alla spesa pubblica, per esempio, e ha sostenuto i piani contro l’immigrazione e la riforma restrittiva del sistema d’asilo della ministra dell’Interno, Shabana Mahmood, che sono criticati dalla sinistra del partito.

Durante la campagna elettorale per Makerfield inoltre ha assunto delle posizioni impopolari per l’area più progressista del partito: per esempio, ha detto di essere contrario alla proposta di riportare il Regno Unito nell’Unione Europea fatta dall’ex ministro della Salute Wes Streeting, che era considerato un suo possibile rivale nell’elezione interna ai Laburisti ma che dopo le dimissioni di Starmer ha espresso il suo sostegno a Burnham. Ha fatto anche capire che potrebbe ridurre la spesa per il welfare per aumentare quella per la difesa: proprio per la scarsità di fondi destinati alle spese militari la settimana scorsa si era dimesso il ministro della Difesa John Healey.

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