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  • Venerdì 19 giugno 2026

La strada da Manchester a Downing Street

Andy Burnham da sindaco vuole diventare primo ministro scalzando Keir Starmer, anche se non hanno idee poi così diverse

Andy Burnham ad Ashton-in-Makerfield, il 9 giugno
Andy Burnham ad Ashton-in-Makerfield, il 9 giugno (AP Photo/Jon Super)
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Il ritorno al parlamento britannico di Andy Burnham, che ha vinto l’elezione suppletiva per il seggio di Makerfield, rende la successione al primo ministro Keir Starmer una questione di quando, non più di se: essere parlamentare infatti era il requisito per poter prendere il posto di Starmer. Entrambi fanno parte dei Laburisti e il punto ora è se Starmer affronterà Burnham in un’elezione interna, come ha sempre detto e sta dicendo anche ora, o se ci sarà abbastanza pressione da costringerlo a una transizione ordinata.

Burnham è enormemente più apprezzato di Starmer – non ci vuole molto, Starmer è impopolarissimo – e un pezzo crescente del partito si sta convincendo che sia l’unica possibilità per rimontare da qui alle prossime elezioni, previste entro il 2029. Le proporzioni della vittoria di giovedì a Makerfield hanno rafforzato questa idea, e renderanno più complicato a Starmer mantenere l’incarico.

In estrema sintesi, Burnham ha stravinto in un posto dove i Laburisti non erano più sicuri di riuscirci.

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È vero che giocava in casa, dalle parti di Manchester di cui è sindaco dal 2017, ma Makerfield è un collegio molto simile ai tanti che negli ultimi anni sono passati a Reform UK, il partito di destra populista di Nigel Farage: è un’ex zona operaia, a maggioranza bianca, che si sente dimenticata dalla politica nazionale. Poco più di un mese fa, alle elezioni locali, Reform aveva vinto in tutti i distretti locali, superando il 50 per cento e staccando di 20 punti i Laburisti.

Burnham ha invertito i rapporti di forza, facendo sperare ai Laburisti che potrà farlo anche a livello nazionale, dove Reform è stabilmente prima nei sondaggi e loro sono appaiati al secondo posto coi Conservatori.

A Makerfield non solo Burnham ha preso più voti di quanti ne ottennero lì i Laburisti alle elezioni del 2024 (che il partito stravinse), ma pure più di tutti gli altri partiti messi insieme. Significa che Reform non ha perso, come varie analisi pronosticavano, a causa della concorrenza di un altro partito ancora più a destra, Restore Britain. I voti di Burnham però sono arrivati quasi tutti da Libdem e Verdi, altri due partiti progressisti, più che dagli elettori di Reform.

Insomma, i Laburisti hanno motivi concreti per essere ottimisti e per ritenere Burnham un leader più efficace di Starmer. Indubbiamente, è più carismatico e bravo a comunicare. Anche se ha perso popolarità da quando c’è tutta quest’attenzione su di lui, Burnham resta il politico Laburista più apprezzato. L’hype e l’aura da vincente che gli ha conferito Makerfield, ammesso durino, non vanno sottovalutate. Sul piano delle proposte e dell’ideologia però Burnham non è così diverso da Starmer, e questo potrebbe essere il principale limite alla sua operazione.

Andy Burnham durante una conferenza stampa del 2025 a Rochdale, in Inghilterra

Andy Burnham durante una conferenza stampa del 2025 a Rochdale, in Inghilterra (Peter Byrne – WPA Pool/Getty Images)

La reputazione di Burnham si basa sui trascorsi da sindaco dell’area metropolitana di Manchester, l’incarico in cui si è reinventato nel 2017 dopo due tentativi falliti di diventare leader dei Laburisti (nel 2010 e nel 2015). È un sindaco apprezzato, tanto che nel 2021 era stato rieletto con più voti della prima volta.

Il successo più raccontato di Burnham è avere rimesso sotto il controllo pubblico la rete di autobus che era stata privatizzata: sono chiamati “Bees”, api, dal colore giallo e nero e sono un po’ un simbolo dell’amministrazione. Durante la pandemia di Covid-19, Burnham era diventato una specie di campione del nord (che in Inghilterra è più povero del sud) battendosi per i fondi alla sua regione con il governo di Boris Johnson, dei Conservatori.

Al di là della visibilità mediatica per quello scontro con Johnson, negli ultimi anni Manchester è diventata effettivamente una specie di modello. Si gioca con Birmingham il titolo di seconda città più popolosa del Regno Unito, ma mentre Birmingham falliva o veniva bloccata da un lunghissimo sciopero dei netturbini, Manchester era piena di cantieri ed elogiata per i suoi grattacieli.

Le amministrazioni di Manchester hanno saputo sfruttare la devolution (la decentralizzazione di compiti e poteri dal governo centrale a quelli nazionali e regionali, cominciata a fine anni Novanta) per combinare investimenti pubblici e privati, e per attrarne sempre di più. Oggi l’area metropolitana di Manchester è quella con la crescita economica più forte del Regno Unito (del 3,1 per cento all’anno). Insieme ai cantieri, sono aumentati anche gli affitti e il numero di persone senzatetto.

Una veduta di Manchester, dal lato dello stadio di calcio del Manchester City, in una foto del luglio del 2025

Una veduta di Manchester, dal lato dello stadio di calcio del Manchester City, in una foto del luglio del 2025 (Christopher Furlong/Getty Images)

I critici di Burnham dicono che molti dei progetti erano iniziati prima che lui fosse sindaco, e che è stato oculato nel portarli a termine. Un mese fa, quando prendeva concretezza il suo ritorno sulla scena politica nazionale, si è parlato molto di un articolo del sito The Mill, basato a Manchester, che sosteneva proprio questo, invitando i media nazionali a smettere di cercare un burnhamismo perché non esisteva. Burnhamismo sarebbe un movimento politico autonomo attorno a Burnham.

Il settimanale di sinistra New Statesman ha scritto che «se dovesse mai diventare primo ministro, avremo lo stesso governo con un accento diverso» (Burnham ne ha uno settentrionale). Non è una tesi lunare. Detto che la campagna per la leadership di Burnham è appena iniziata, finora le sue proposte politiche sono state sostanzialmente in continuità con quelle di Starmer.

Uno dei materiali distintivi della campagna a Makerfield era un volantino a forma di vinile, con due slogan piuttosto generici sull’avere fiducia e sull’importanza di restare uniti. Su cose più concrete, Burnham è allineato al governo attuale: ha detto che intende mantenere i limiti alla spesa pubblica, per esempio, e ha sostenuto i piani contro l’immigrazione e la riforma restrittiva del sistema d’asilo della ministra dell’Interno, Shabana Mahmood, che sono criticati dalla sinistra del partito.

Andy Burnham abbraccia Keir Starmer dopo un comizio del giugno del 2024, a Manchester

Andy Burnham abbraccia Keir Starmer dopo un comizio del giugno del 2024, a Manchester (Anthony Devlin/Getty Images)

Durante la campagna elettorale Burnham ha cambiato idea su una serie di cose. Per esempio si è smentito sulla proposta di riportare il Regno Unito nell’Unione Europea, fatta dall’ex ministro della Salute Wes Streeting, suo probabile rivale in un’eventuale elezione interna ai Laburisti. Si è detto contrario, ma fino a pochi mesi fa era favorevole. Oppure ha fatto capire che potrebbe ridurre la spesa per il welfare per aumentare quella per la difesa, il motivo per cui settimana scorsa si era dimesso il ministro della Difesa John Healey.

Su di lui, e sulla presunta mancanza di convinzioni stabili, in parlamento circolava una barzelletta: «Un sostenitore di Tony Blair, uno di Jeremy Corbyn e uno di Starmer entrano in un bar di Manchester e il barista chiede: cosa posso servirti, Andy?». Burnham ha cercato di ribaltarla, dicendo che dimostra che è stato fedele al partito a prescindere dal leader (Blair e Corbyn sono stati predecessori di Starmer).

– Leggi anche: Cosa ha sbagliato Keir Starmer

Avendo trascorso molto tempo lontano da Londra, Burnham ha meno agganci in parlamento di altri potenziali rivali, ma questo potrebbe giocare a suo favore. Può cioè presentarsi con credibilità come una figura nuova, non compromessa con Starmer e i suoi fallimenti. Un paradosso, se prenderà il suo posto, è che potrebbe beneficiare di alcuni risultati che Starmer stava effettivamente ottenendo: sono diminuiti gli arrivi di persone migranti via mare attraverso il canale la Manica, si sono finalmente accorciate le liste d’attesa del Servizio sanitario nazionale e l’inflazione è ai minimi dell’ultimo anno.

Infine, una nota sui tempi. L’incarico di parlamentare non è compatibile con quello di sindaco e questo significa che a Manchester ci saranno elezioni amministrative, previste per il 30 luglio. La tattica di Starmer al momento è prendere tempo, chiedendo a Burnham di aiutare i Laburisti a vincerle per rimandare a un momento successivo le questioni sulla leadership, prima della convention del partito in autunno. Non è affatto detto che glielo concederanno.