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  • Mercoledì 17 giugno 2026

Il testo dell’accordo con l’Iran è un disastro per Trump

Le bozze sono state diffuse dai media prima della firma: prevedono l'eliminazione delle sanzioni e un fondo da 300 miliardi di dollari per l'Iran, tra le altre cose

Una donna sventola una bandiera iraniana a Teheran, 14 giugno 2026 (AP Photo/Vahid Salemi)
Una donna sventola una bandiera iraniana a Teheran, 14 giugno 2026 (AP Photo/Vahid Salemi)
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Alcuni media hanno pubblicato il testo dell’accordo fatto domenica tra Stati Uniti e Iran. Riassumendo, può essere interpretato così: l’Iran ha ottenuto tutto quello che voleva, e gli Stati Uniti hanno perso la guerra.

L’accordo è tecnicamente un memorandum of understanding, ed è un pre-accordo. Dovrebbe essere firmato dalle due parti in un incontro previsto per venerdì in Svizzera. Stati Uniti e Iran avranno 60 giorni di tempo (rinnovabili) per trovare un «accordo finale». Il memorandum specifica però che cosa succederà nel corso di questi 60 giorni e pone le basi di quello che sarà l’accordo definitivo. Praticamente tutti gli elementi presenti finora sono decisamente favorevoli al regime iraniano, che potrebbe uscire dalla guerra più forte e stabile di prima, nonostante i danni provocati dai bombardamenti statunitensi e israeliani.

I primi a pubblicare il testo sono stati Bloomberg e la tv saudita al Arabiya. È definito una bozza che potrebbe ancora essere modificata per alcuni aspetti di linguaggio, ma i suoi punti principali confermano tutte le dichiarazioni e le indiscrezioni degli scorsi giorni.

Il primo dei 14 punti dell’accordo prevede l’interruzione dei combattimenti su tutti i fronti «compreso il Libano», dove Israele sta combattendo contro Hezbollah, il gruppo armato alleato dell’Iran. Questa è già una prima vittoria per il regime, che ha sempre condizionato un accordo di pace con gli Stati Uniti alla situazione in Libano. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha già detto però che non intende interrompere le operazioni militari in Libano, e non è chiaro come evolverà la situazione.

Un’altra richiesta dell’Iran era la rimozione delle sanzioni internazionali e lo sblocco dei suoi fondi congelati all’estero. Anche su questo è stato accontentato. Il memorandum prevede che «sulla base di tempistiche decise dall’accordo finale», gli Stati Uniti acconsentano a ritirare tutte le sanzioni imposte nel corso dei decenni contro l’Iran.

Gli Stati Uniti inoltre «immediatamente dopo la firma» del memorandum annulleranno tutti i divieti alle esportazioni di idrocarburi imposti all’Iran, che da tempo fanno sì che la gran parte dei paesi del mondo non possa comprare petrolio iraniano senza subire sanzioni o conseguenze da parte degli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti hanno anche promesso che se i negoziati andranno bene renderanno disponibili tutti i fondi iraniani congelati all’estero: si stima siano tra i 25 e i 100 miliardi di dollari, di cui il regime iraniano potrebbe dunque rientrare in possesso.

Il risultato di queste misure sarà che gli Stati Uniti rinunceranno di fatto a ogni strumento di pressione economica sul regime iraniano, dopo che per decenni sanzioni e altre misure avevano avuto un ruolo fondamentale. Per anni le difficoltà economiche del regime erano state uno dei suoi punti più deboli anche nei confronti della sua stessa popolazione, che era stanca delle ristrettezze e chiedeva un’apertura all’Occidente. Ora invece tutti questi strumenti di pressione dovrebbero cadere, e il regime potrebbe avere più spazio di manovra per rafforzarsi anche economicamente.

Una portacontainer ferma nello stretto di Hormuz, maggio 2026 (Amirhosein Khorgooi/ISNA via AP)

Una portacontainer ferma nello stretto di Hormuz, maggio 2026 (Amirhosein Khorgooi/ISNA via AP)

Durante i negoziati l’Iran aveva poi insistito molto sul ricevere risarcimenti per ripagare i danni provocati dai bombardamenti statunitensi e israeliani. Ha ottenuto anche questi, benché in maniera indiretta. L’accordo non prevede esplicitamente risarcimenti, ma la creazione da parte degli Stati Uniti e dei paesi arabi del golfo Persico di un «fondo di ricostruzione e sviluppo» dal valore di «almeno 300 miliardi di dollari» a favore dell’Iran. Di fatto il regime non riceverà risarcimenti di guerra ma qualcosa che gli assomiglia moltissimo.

Trump negli scorsi giorni ha detto che gli Stati Uniti non pagheranno direttamente i 300 miliardi di dollari, e bisognerà capire cosa uscirà dai negoziati dei prossimi mesi: i soldi potrebbero arrivare sotto forma di prestiti, garanzie, progetti infrastrutturali, forse anche da parte di privati.

Ma già da sola questa misura è inaudita. Storicamente quando finisce una guerra i paesi vincitori impongono ai paesi sconfitti di pagare dei risarcimenti. Il fatto che gli Stati Uniti (e i paesi arabi del Golfo, che probabilmente metteranno il grosso della somma) siano disposti a pagare qualcosa di molto simile mostra come sono andati i negoziati, e quali sono i rapporti di forza alla fine della guerra.

Un murales a Teheran mostra una portacontainer statunitense colpita da missili iraniani, giugno 2026 (AP Photo/Vahid Salemi)

Un murale a Teheran mostra una portaerei statunitense colpita da missili iraniani, giugno 2026 (AP Photo/Vahid Salemi)

Che cosa ottengono gli Stati Uniti in cambio? Anzitutto, la riapertura dello stretto di Hormuz: entrambe le parti si sono impegnate a riportare i traffici nello stretto ai livelli precedenti alla guerra entro 30 giorni. Il memorandum non menziona la possibilità che l’Iran richieda un pedaggio alle navi per il passaggio, come fa da mesi, e non è chiaro se questo succederà oppure no.

Gli Stati Uniti ottengono inoltre una promessa da parte dell’Iran che «non produrrà mai armi nucleari». Questo potrebbe sembrare un buon risultato ma non lo è: il regime iraniano ha sempre assicurato che il suo programma nucleare serviva solo per scopi civili (come la produzione di energia elettrica) e non militari. L’ex Guida suprema Ali Khamenei arrivò perfino a emettere una fatwa, cioè un’imposizione religiosa, contro la costruzione della bomba atomica. Ma gli Stati Uniti e l’Occidente, sulla base di risultati di intelligence e prove concrete, non si sono mai fidati di queste rassicurazioni e hanno sempre ritenuto il programma nucleare iraniano un rischio inaccettabile.

Il memorandum lascia intendere che l’Iran otterrà il diritto a mantenere il suo programma nucleare per scopi civili ma non è specificato se le sue attività saranno monitorate da organismi indipendenti per verificare che le promesse siano mantenute: è probabile che questo sarà oggetto di discussione in futuro. Il memorandum aggiunge inoltre che la gestione dell’uranio arricchito attualmente in possesso del regime (cioè del materiale necessario per la costruzione di un’arma atomica, di cui l’Iran possiede varie tonnellate) sarà decisa congiuntamente nell’accordo finale.

Il testo invece non fa nessuna menzione di altre due richieste che l’amministrazione Trump definiva fondamentali: limitazioni al programma missilistico iraniano e limitazioni agli aiuti e ai finanziamenti dati dal regime alle milizie alleate in Medio Oriente, come Hezbollah e Hamas.

In pratica: secondo il memorandum gli Stati Uniti hanno ottenuto la riapertura di uno stretto che era già aperto prima della guerra e la riconferma di una promessa che il regime ha sempre fatto, ma di cui nessuno si è mai fidato. Le cose potrebbero specificarsi e cambiare nei prossimi mesi di negoziati, ma al momento la situazione è deludente per l’amministrazione Trump.

Il rischio è che un accordo del genere non costituisca una base sufficiente per una pace duratura. Che cioè in un futuro non troppo remoto gli Stati Uniti – magari spinti da Israele – si convincano che le concessioni fatte siano troppe, che il regime si stia rafforzando eccessivamente, e che il rischio posto da un Iran forte sia ancora troppo elevato. Nel caso, una ripresa del conflitto non è da escludere.