Matteo Salvini dovrà fare a meno del suo storico portavoce

Matteo Pandini, che lavora con lui dal 2018, cambierà lavoro: anche questo è un segnale della crisi del partito

di Valerio Valentini

Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini con il suo portavoce Matteo Pandini, a Roma, il 21 maggio 2024 (Mauro Scrobogna/LaPresse)
Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini con il suo portavoce Matteo Pandini, a Roma, il 21 maggio 2024 (Mauro Scrobogna/LaPresse)
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Matteo Pandini, fidatissimo portavoce del ministro dei Trasporti Matteo Salvini, ha deciso che lascerà il suo incarico e ogni funzione all’interno della Lega. L’ufficialità è imminente: Pandini ha spiegato ai dirigenti del partito che potrebbe avvenire già questa settimana. Dopo questo incarico, con ogni probabilità Pandini diventerà il nuovo direttore della comunicazione di ENAV, l’azienda pubblica che gestisce l’aviazione civile, controllata dal ministero dell’Economia. Per certi versi, anche questa decisione è un’ulteriore prova della crisi della Lega.

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Un portavoce ha un ruolo fondamentale per un politico: è la persona che decide la sua strategia comunicativa, che gestisce i suoi rapporti con i media e che spesso parla con i giornalisti al suo posto. Decide come comunicare una posizione ufficiale, a volte anche scrivendo le frasi che poi vengono attribuite al politico, ma anche come far trapelare una posizione informale. Tra politico e portavoce deve quindi esserci una grande condivisione di intenti.

Pandini ha 46 anni, è nato a Lecco ma cresciuto a Bergamo, ed è un giornalista di esperienza: ha seguito a lungo la Lega, fin dagli ultimi periodi della stagione di Umberto Bossi, tra il 2012 e il 2013. Nel 2016 ha scritto, insieme allo stesso Salvini e al collega giornalista Rodolfo Sala, Secondo Matteo, una sorta di biografia di Salvini. Tra i due c’era insomma una consuetudine oltreché una stima reciproca. Dal luglio del 2018 quel rapporto personale era diventato anche un rapporto di lavoro: Pandini iniziò infatti a lavorare come portavoce di Salvini in occasione del raduno di Pontida di quell’estate, la tradizionale festa identitaria della Lega in provincia di Bergamo.

Salvini era da un mese ministro dell’Interno e vicepresidente del Consiglio del governo di Giuseppe Conte, quello formato da Lega e Movimento 5 Stelle (anche detto “gialloverde” per i colori attribuiti ai due partiti nelle mappe elettorali), ed era un leader in grandissima ascesa. Pandini iniziò a lavorare con lui, affiancando la precedente portavoce di Salvini, Iva Garibaldi: poi, però, ne divenne il portavoce unico, mentre Garibaldi iniziò col tempo a seguire Giancarlo Giorgetti, attuale ministro dell’Economia.

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini con la sua portavoce Iva Garibaldi fuori dal Senato, l’8 marzo 2019 (GIUSEPPE LAMI/ANSA)

Da allora in poi, per otto anni, Pandini ha seguito ininterrottamente Salvini, essendo quasi sempre la persona a lui più vicina in tutti i momenti politici più importanti: lavorò a stretto contatto con lui sia nel momento di massimo successo, fino al grande risultato delle elezioni europee del 2019, in cui la Lega prese più del 34 per cento; sia nelle fasi più travagliate durante il governo di Mario Draghi, tra il 2021 e il 2022; sia, infine, questo lungo periodo declinante.

Per tutte queste ragioni in tanti vedranno nella sua decisione di lasciare il ruolo di portavoce di Salvini un ennesimo indizio della crisi sempre più drammatica della Lega: nei giorni scorsi, quando le prime indiscrezioni hanno iniziato a circolare, è stato lo stesso Pandini a dover chiarire riservatamente a vari dirigenti del partito le sue intenzioni, ribadendo comunque che la decisione è stata presa col consenso di Salvini.

Alla base della scelta di Pandini ci sono in parte ragioni personali e familiari, e sono le stesse che lo avevano indotto a ridurre il proprio carico di lavoro nel settembre scorso, quando aveva lasciato la guida dell’ufficio stampa del ministero dei Trasporti mantenendo solo l’incarico di portavoce di Salvini. In parte, però, ci sono anche ragioni più politiche: hanno a che vedere con le sempre più burrascose tensioni all’interno della Lega, che inevitabilmente hanno coinvolto anche i funzionari del partito.

Matteo Pandini, portavoce e capo ufficio stampa di Salvini, il 21 maggio 2024 (Mauro Scrobogna/LaPresse)

La fuoriuscita di Pandini, uno dei più esperti e autorevoli responsabili della comunicazione del partito, costringerà la Lega a ridefinire un po’ tutte le deleghe in quell’ambito. Al posto di Pandini ci saranno probabilmente tre persone, a seguire Salvini. Simone Rossi, già capo ufficio stampa del ministero dei Trasporti da settembre, verrà affiancato da Cristiano Bosco, ex responsabile della comunicazione della Lega al Parlamento Europeo, che negli ultimi mesi era diventato il social media manager di Salvini; e poi Davide Vecchi, attuale responsabile della comunicazione del gruppo dei deputati alla Camera, il cui posto verrà assunto da uno dei suoi attuali collaboratori, e cioè Massimo Pistolesi, già portavoce della ex presidente dell’Umbria Donatella Tesei.