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  • Domenica 14 giugno 2026

I New York Knicks sono campioni NBA

53 anni dopo l'ultima volta, con una stagione che ha finalmente rispettato le enormi aspettative dei loro tifosi; hanno battuto gli Spurs 4-1 in finale

(AP Photo/Darren Abate)
(AP Photo/Darren Abate)
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I New York Knicks hanno vinto l’NBA, il campionato di basket nordamericano e il più importante al mondo, per la prima volta dopo 53 anni, battendo i San Antonio Spurs in gara-5 delle finali e chiudendo la serie sul 4-1 (ai playoff ogni serie si gioca al meglio delle sette partite). Hanno vinto 94-90, con 45 punti di uno straordinario Jalen Brunson. Dopo aver perso 2 delle prime 3 partite di questi playoff, ne hanno vinte 15 delle successive 16. Le strade di New York sono invase da gente in festa.

Nonostante qualche calo di rendimento durante l’anno, per i Knicks è stata una stagione straordinaria: a dicembre avevano già vinto la NBA Cup (un trofeo recente e poco importante, ma comunque il primo dal 1973) e ai playoff hanno perso appena tre partite, spesso completando rimonte eccezionali e mostrando una forza mentale e di gruppo fuori dal comune.

I Knicks sono una delle squadre più famose, ricche e tifate della NBA, anche per il ruolo che New York ha nella storia e nella cultura del basket. Per decenni, però, al loro prestigio e alle loro risorse economiche non erano corrisposti risultati all’altezza, e le aspettative dei loro tifosi parecchio esagitati venivano spesso deluse. Le cose erano iniziate a cambiare l’anno scorso, quando arrivarono alle finali di Conference (le semifinali, di fatto) da favoriti, salvo poi essere eliminati dai sorprendenti Indiana Pacers: l’ennesima delusione, a cui seguì il licenziamento dell’allora allenatore Tom Thibodeau.

(AP Photo/Heather Khalifa)

All’inizio della stagione si diceva, in effetti, che questo avrebbe potuto essere davvero il loro anno. Non avevano perso per infortunio né ceduto nessuno dei loro giocatori più importanti, il nuovo allenatore Mike Brown prometteva bene e molte delle rivali principali apparivano in difficoltà. A ridosso dei playoff, però, i Knicks avevano iniziato a giocare in modo altalenante e si era diffusa la sensazione che fossero stati sopravvalutati ancora una volta.

Una volta iniziati i playoff, c’era persino chi pensava che avrebbero avuto problemi già al primo turno contro gli Atlanta Hawks: in un primo momento accadde davvero, visto che i Knicks si trovarono sotto per 2 partite a 1 nella serie. Da quel momento, però, è cambiato tutto. New York è diventata più resiliente, decisiva, sicura del proprio gioco: prima ha rimontato gli Hawks, e poi ha eliminato i Philadelphia 76ers e i Cleveland Cavaliers senza perdere più una partita.

Arrivati alle finali da sfavoriti contro i giovani e talentuosi San Antonio Spurs, i Knicks hanno dimostrato di essere la squadra migliore: più solida, più esperta e più pronta nei momenti decisivi. In gara-4, per fare un esempio, sono riusciti a completare la più grande rimonta della storia delle finali di NBA, recuperando uno svantaggio di 29 punti. Anche in gara-5 sono stati parecchio in svantaggio: erano a -15 quasi alla fine del terzo quarto.

Il merito di questa ottima stagione è sicuramente di Mike Brown, che ha adottato un approccio molto più collaborativo del suo predecessore e un gioco più rapido e dinamico, molto adatto agli ottimi giocatori dei Knicks, come il playmaker Jalen Brunson (premiato come MVP, cioè miglior giocatore, di queste finali) e l’imponente e versatile Karl-Anthony Towns.

(AP Photo/Heather Khalifa)

Brown ha anche introdotto più rotazioni, alternando cioè più dell’anno scorso sostituti e titolari. In questo modo ha dato più spazio, anche in questi playoff, ad altri giocatori che – seppur in misura minore rispetto ad altri – si sono rivelati parecchio decisivi, come il portoricano Jose Alvarado.