José Mourinho torna al Real Madrid
Ne fu l’allenatore tra il 2010 e il 2013, e nel frattempo ha allenato altre 6 squadre, con pochi trofei e molti esoneri

Il portoghese José Mourinho allenerà il Real Madrid dalla prossima stagione. Lo ha comunicato la squadra spagnola, dopo che la notizia era stata data per probabile e poi praticamente per certa dal 18 maggio. Mourinho ha 63 anni e fu allenatore del Real Madrid tra il 2010 e il 2013, quando pur avendo un contratto fino al 2016 se ne andò – di comune accordo con il presidente Florentino Pérez – al termine della stagione.
Dal settembre del 2025 Mourinho era stato allenatore del Benfica, che ha terminato il campionato portoghese al terzo posto. Potrà andare al Real Madrid, di cui Pérez è ancora presidente, grazie a una clausola nel suo contratto che gli permetteva di firmarne uno nuovo entro 10 giorni dal termine del campionato (finito il 16 maggio). In Champions League il Benfica era stato eliminato, proprio dal Real Madrid, nei playoff di febbraio successivi alla fase a campionato: in quell’occasione peraltro Mourinho aveva criticato molto l’esultanza di Vinicius Junior, attaccante del Real Madrid. Con Mourinho allenatore, il Benfica ha vinto 25 partite su 45 giocate. A metà maggio aveva detto che sarebbe restato al Benfica al 99 per cento.

Mourinho e Vinicius Junior il 17 febbraio (Angel Martinez/Getty Images)
Come primo incarico rilevante Mourinho fu vice allenatore al Barcellona, alla fine degli anni Novanta. Fu poi allenatore in Portogallo, in particolare al Porto, con cui vinse la Champions League nel 2004, e poi andò al Chelsea e all’Inter, dove nel 2010 vinse la sua seconda e per ora ultima Champions League. Fu l’anno in cui completò il cosiddetto “triplete”, vincendo anche la Serie A e la Coppa Italia.
Andò poi al Real Madrid, che per averlo pagò all’Inter 16 milioni di euro. Con Mourinho come allenatore il Real Madrid vinse un campionato (con record di punti, 100) e arrivò due volte secondo; raggiunse in tutte e tre le stagioni le semifinali di Champions League, dopo anni in cui la squadra non era mai andata oltre gli ottavi, ma non riuscì mai a qualificarsi per la finale. In quella squadra giocavano, tra gli altri, Iker Casillas, Sergio Ramos e Cristiano Ronaldo, che con Mourinho come allenatore segnò 168 gol in tre stagioni.
Mourinho ha raccontato di recente che quando se ne andò Florentino Pérez gli disse: «Ora inizia la parte facile, quella difficile l’hai fatta». L’anno successivo, nel 2014, il Real Madrid vinse la sua decima Champions League, con Carlo Ancelotti come allenatore (e poi altre 5 negli anni successivi).

Cristiano Ronaldo e Mourinho nel 2010 (Jasper Juinen/Getty Images)
Dal 2013 Mourinho ha allenato Chelsea, Manchester United, Tottenham, Roma, Fenerbahçe e Benfica. Fatta eccezione per Chelsea e Benfica, tutte le altre squadre lo hanno esonerato, scegliendo cioè di liberarsene – pur continuando a pagarlo – prima che finisse il contratto. Da ormai un decennio ci si chiede se, al netto del suo carisma e delle sue capacità comunicative, Mourinho non sia ormai rimasto almeno un po’ indietro rispetto a quel che sembra funzionare meglio ai massimi livelli del calcio europeo, che negli ultimi anni è cambiato molto e molto in fretta, pur tra alcuni esempi di allenatori e squadre con approcci più tradizionali. Il suo ultimo trofeo è la Conference League, il terzo trofeo europeo per importanza, vinto con la Roma nel 2022.
A Madrid, dove prenderà il posto che negli ultimi mesi è stato di Alvaro Arbeloa, a sua volta subentrato a stagione in corso a Xabi Alonso, Mourinho troverà una situazione complicata. I giocatori forti, e pure quelli fenomenali, non mancano (non sono mancati quasi mai, nella storia perlomeno recente del Real Madrid); per il secondo anno consecutivo però la squadra non ha vinto nessun trofeo e si è parlato in più occasioni dei problemi tra alcuni di loro.
In breve, gli sarà richiesto quel che in parte aveva già fatto al Real Madrid: amministrare con personalità e autorevolezza una squadra di campioni, anzitutto dal punto di vista caratteriale e relazionale, cercando poi di vincere qualcosa, pur senza un gioco particolarmente spettacolare o innovativo. Ma non sarà semplice, visto che solo 3 dei 13 allenatori scelti da Pérez in questi anni se ne sono andati senza essere esonerati. Gli altri due, Ancelotti e Zidane, già erano stati richiamati una seconda volta.
– Leggi anche: Il Real Madrid contro i suoi altissimi standard



