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  • Mercoledì 3 giugno 2026

I newyorkesi pensano quasi solo a una cosa

Alla squadra di basket dei New York Knicks, che da stanotte giocherà le finali di NBA per la prima volta dopo 27 anni

Alcuni tifosi dei Knicks guardano la gara 1 della finale di Eastern Conference a New York, 19 maggio 2026 (Selcuk Acar/Getty)
Alcuni tifosi dei Knicks guardano la gara 1 della finale di Eastern Conference a New York, 19 maggio 2026 (Selcuk Acar/Getty)
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Martedì alcuni dipendenti della Metropolitan Transportation Authority (MTA), l’azienda di trasporto pubblico di New York, hanno dipinto l’ingresso della fermata 34th Street–Penn Station di blu e arancione. Sono i colori della squadra di basket più longeva e seguita della città, i New York Knicks, che stanotte giocheranno la prima partita delle finali di NBA contro i San Antonio Spurs. Le prime due gare (le finali si giocano al meglio di 7 partite: vince chi arriva prima a quattro) si giocheranno a San Antonio; la prima partita al Madison Square Garden, il palazzetto che ospita le partite casalinghe dei Knicks e che si trova proprio sopra la stazione 34th Street–Penn Station, sarà invece il 9 giugno.

I Knicks non raggiungevano le finali dal 1999, quando le persero proprio contro gli Spurs. Non vincono un titolo NBA da 53 anni: l’ultima volta fu nel 1973 contro i Los Angeles Lakers, quando la pallacanestro statunitense era molto diversa da come la conosciamo oggi. Per dare l’idea, l’NBA aveva appena 17 squadre (oggi sono trenta), non aveva ancora introdotto il tiro da tre punti e soffriva la concorrenza dell’ABA (American Basketball Association), la lega che provava a contenderle il mercato del basket professionistico, sia in termini di pubblico che di giocatori.

Com’è facile intuire, a New York l’attesa è altissima: è diventato difficile passeggiare senza incrociare qualche tifoso provvisto di una canotta o un cappellino dei Knicks, e per l’occasione decine di negozi e locali sono stati decorati di blu e arancione.

Un noto tifoso dei Knicks è il sindaco Zohran Mamdani, che l’anno scorso aveva usato i colori della squadra per l‘identità grafica della sua campagna elettorale.

Lunedì Mamdani ha accolto in municipio un gruppo di alunni delle scuole elementari che indossavano le canotte dei Knicks. Durante l’incontro ha firmato un ordine esecutivo simbolico per abolire l’«obbligo di andare a letto», fino al 19 giugno, con l’idea di permettere ai bambini di restare svegli più a lungo per guardare tutte le partite dei Knicks.

Di recente diverse testate statunitensi hanno sondato gli umori della città intervistando in giro per Manhattan i tifosi, spesso decisamente esagitati, in particolare dopo le partite vinte dai Knicks nel turno precedente, contro i Cleveland Cavaliers (eliminati con 4 vittorie su 4).

Sports Illustrated ha chiesto a diversi fan se sarebbero disposti a leccare i pavimenti della metropolitana pur di veder vincere i Knicks: hanno risposto tutti di sì, senza troppi ripensamenti.

È teso anche il regista Spike Lee, un altro tifoso sfegatato dei Knicks. Per Lee questa finale ha una certa importanza affettiva, anche perché la sua passione per i Knicks ha influenzato fortemente l’estetica e la poetica dei suoi film. Basti pensare che il protagonista di He Got Game (1998), il suo film più famoso e apprezzato, si chiama Jesus Shuttlesworth, un omaggio al playmaker Earl Monroe, noto anche col soprannome di “Black Jesus”. Monroe faceva parte della formazione dei Knicks che nel 1973 vinse l’NBA.

Quando i Knicks persero nella quinta e ultima partita della finale del 1999 contro i San Antonio Spurs (la serie si concluse per 4 a 1), Lee era seduto tra le prime file del Madison Square Garden: uscì in lacrime. Anche quest’anno ha seguito moltissime partite dei Knicks, sia in casa che in trasferta, spesso indossando vistose casacche a tema con la scritta “Orange and Blue Skies” (cieli arancioni e blu). «Prego per la vittoria dei Knicks dall’ultima volta, quella della squadra del ’73», ha detto in una recente intervista a Vanity Fair.

L’anno scorso Lee aveva regalato una maglia dei Knicks a papa Leone. Aveva scelto la numero 14, un po’ per omaggiare Anthony Mason, e un po’ perché è il quattordicesimo pontefice a utilizzare il nome Leone.

Spike Lee a una partita dei Knicks contro gli Atlanta Hawks, 25 aprile 2026 (Paras Griffin/Getty)

Lee ha anche parlato del prezzo dei biglietti, che hanno raggiunto cifre esorbitanti. Quelli per assistere a gara-3 (la prima al Madison Square Garden) vanno dai 1.500 ai 6mila dollari, e quelli che consentono di assistere alla partita da bordo campo sono stati messi in vendita a cifre totalmente fuori mercato, in qualche caso sopra i 300mila.

«Ho visto a che prezzo vengono venduti questi biglietti e mi sono ricordato di quando mio padre mi portava al vecchio Garden, prima della ristrutturazione», ha raccontato. «Ogni settore aveva un colore diverso, e mio padre poteva permettersi solo i posti blu, quelli in cima […]. Quando vedo le persone che guardano la partita fuori dal Garden, penso a mio padre».

– Leggi anche: I playoff di NBA più seguiti del secolo

Per via della città che la squadra rappresenta e dei suoi tifosi, sui Knicks ci sono sempre state aspettative altissime, spesso esagerate, ma in questi due anni, per la prima volta dopo tanto tempo, sembrano fondate. Già l’anno scorso, dopotutto, i Knicks si erano qualificati per le finali di Conference per la prima volta in 25 anni, per poi perderle contro gli Indiana Pacers.

Quest’anno i Knicks avevano iniziato la stagione dichiarando di voler vincere l’NBA e con un nuovo allenatore – Mike Brown – che ha reso la squadra sempre più creativa e pericolosa in attacco, soprattutto nel corso dei playoff della Eastern Conference, il torneo che assegna uno dei due posti alla finale NBA (l’altro è riservato alla vincitrice della Western Conference, a cui partecipa un altro gruppo di squadre).

I Knicks hanno dominato i playoff in modo molto convincente, eliminando come detto i Cleveland Cavaliers in finale 4 a 0. Nel turno precedente avevano battuto con lo stesso risultato i Philadelphia 76ers: non perdono da 11 partite. A dicembre avevano vinto anche l’NBA Cup, torneo molto meno rilevante ma che aveva dato indicazioni importanti sul loro grande momento di forma.

Vincere l’NBA sarà però molto più complicato. In finale dovranno giocarsela contro i San Antonio Spurs, che oltre a essere una delle squadre più vincenti del Ventunesimo secolo (tra il 2003 e il 2014 vinsero l’NBA quattro volte, giocando un basket molto europeo sulla base delle idee dell’allenatore Gregg Popovich), sono anche la squadra del giocatore più dominante di quest’anno: il francese Victor Wembanyama, soprannominato “l’alieno”.

Wembanyama sta ridefinendo il modo in cui si gioca, visto che è alto 2,24 metri ma ha una tecnica e una fluidità di movimenti di altissimo livello, e sa fare praticamente tutto in campo. Ad aprile aveva vinto all’unanimità il premio per il miglior difensore in NBA, grazie al suo eccezionale rendimento nelle stoppate, e in attacco è difficilissimo da marcare per le difese avversarie. Nelle finali della Western Conference appena concluse è stato premiato come miglior giocatore della durissima e spettacolare serie contro gli Oklahoma City Thunder, i campioni in carica, eliminati dagli Spurs nella decisiva gara-7.

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