Jalen Brunson e i suoi fratelli
Dove si legge del miglior giocatore dei New York Knicks campioni dell'NBA, e degli altri che hanno contribuito alla storica vittoria

La squadra di basket dei New York Knicks ha vinto l’NBA. L’ha fatto in modo memorabile: con pochissime sconfitte, rimonte improbabili, un gioco bello da vedere e moltissimi tifosi esagitati – con buona ragione, visto che New York non vinceva un titolo da 53 anni.
I Knicks sono campioni un po’ diversi dal solito anche perché non sono una squadra con una tipica “superstar”, cioè quel giocatore in grado di eclissare a livello mediatico tutti gli altri e che durante l’anno compete per il titolo di MVP (miglior giocatore). Al contrario, sono un gruppo molto compatto ed equilibrato, in cui tutti i titolari e anche alcune riserve hanno contribuito alla vittoria.
È un’eccezione rispetto a quelle che erano le altre grandi favorite dell’NBA, come i San Antonio Spurs – che i Knicks hanno battuto in finale, e che erano considerati favoriti proprio per la superstar Victor Wembanyama – e gli Oklahoma City Thunder, i campioni dell’anno scorso, che hanno in squadra l’MVP delle ultime due stagioni regolari, Shai Gilgeous-Alexander.
Certo, nei Knicks c’è Jalen Brunson: è il capitano, quello che segna più punti, che fa più assist, e che ha pure vinto il titolo di MVP delle finali. Nell’ultima partita contro gli Spurs ha fatto 45 dei 94 punti di New York. Brunson è un po’ anche il motivo per cui i Knicks sono diventati così forti: nel 2024 accettò un contratto molto meno oneroso di quello che poteva richiedere, proprio perché New York potesse costruirgli attorno una squadra più competitiva (in NBA c’è un limite al totale degli stipendi per i giocatori di ogni squadra).
Brunson è un giocatore di punta fuori dal comune. Entrato in NBA nel 2018 senza grosse aspettative, gioca a New York dal 2022 e non ha doti atletiche o fisiche così eccezionali, essendo alto 1,88 metri; quasi mai (perlomeno fino a oggi) viene inserito nei discorsi sui migliori giocatori dell’NBA. È però senza dubbio uno dei più forti nel ruolo di playmaker (colui che gestisce il gioco e organizza l’attacco della squadra), nonché uno dei più dominanti nei momenti decisivi delle partite, quando sembra entrare in una sorta di “trance” agonistica. Durante le finali contro i San Antonio Spurs non è sempre stato il miglior giocatore in campo, ma negli ultimi minuti di partita, quando contava, ha quasi sempre segnato i tiri decisivi.
Come questo, segnato contro Wembanyama (quasi 40 centimetri più alto di lui) verso il termine di un’eccezionale rimonta da 29 punti
Brunson ha un gioco di gambe e doti di equilibrio straordinarie, che gli permettono di fare un sacco di finte eccezionali e di segnare canestri che sembrano impossibili. Come questi:
È insomma il leader dei Knicks, ma attorno a lui ci sono tanti altri giocatori che hanno giocato una stagione di alto livello. Nelle prime due partite delle finali di NBA il miglior giocatore di New York è stato Karl-Anthony Towns.
È un cestista di 2,13 metri per 112 chili, che alterna il ruolo più difensivo del centro a quello più dinamico dell’ala grande. Fino a pochi mesi fa era noto per essere forte e versatile, ma pure discontinuo, un po’ goffo e con la testa fra le nuvole, dato che gli capitava di perdere facilmente palla o fare falli evitabili.
Nelle ultime settimane, Karl-Anthony Towns ha giocato meglio e con più continuità rispetto al passato, mostrando anche più sicurezza dal punto di vista mentale e tecnico. Ha confermato di essere un giocatore completo, che può segnare in diversi modi e che sa anche smistare bene la palla ai compagni. Solo nelle prime due partite delle finali ha segnato 39 punti e preso 25 rimbalzi. Sono buoni numeri, soprattutto considerando che spesso si trovava a giocare contro Wembanyama.
Negli ultimi giorni si è parlato molto della profonda amicizia tra Brunson e Towns. È una cosa utile per una squadra che vuole funzionare bene, ma non così scontata. Towns arrivò infatti ai New York Knicks nel 2024 al posto dell’italoamericano Donte DiVincenzo, che insieme a Brunson faceva parte dei cosiddetti ’Nova Knicks, cioè quel gruppo di giocatori di New York che tra 2015 e 2018 giocarono insieme, vincendo parecchio, nella squadra universitaria dei Villanova Wildcats, in Pennsylvania.
In questi anni i Knicks hanno cercato di riunire i più forti cestisti di quel gruppo, puntando sulla loro presunta maggiore complicità. Tutto sommato ha funzionato: gli altri due ’Nova Knicks, Mikal Bridges e Josh Hart, sono rimasti centrali nel progetto dei Knicks e fondamentali nel corso di questi playoff (le fasi finali dell’NBA).
Non a caso, il trio formato da Brunson, Bridges e Hart è considerato la colonna portante della grande intesa tra i giocatori dei Knicks. Intesa che Hart ha spiegato così: «Sappiamo dove ognuno preferisce ricevere la palla e quali azioni lo mettono nelle condizioni migliori per giocare bene».
Questa unione di squadra non si limita solo a loro tre. Lo si è visto chiaramente dopo gara-2, quando Karl-Anthony Towns (che oltre a essere molto forte, è molto affettuoso) ha detto a Jalen Brunson: «Non sei mai solo, sono sempre con te, passo dopo passo!».
Towns ha parlato molto bene anche di OG Anunoby dopo il suo canestro decisivo in gara-4, quello che ha completato la più grande rimonta nella storia delle finali NBA. «Ogni volta che parlo con lui, dico che so già cosa farà nel quarto quarto, e lui fa esattamente quello che mi aspetto», ha detto. «Ci ha dato la possibilità di vincere, e questo è tutto ciò che puoi chiedere a uno dei giocatori più completi dell’NBA».
OG Anunoby è considerato già da un po’ di tempo come uno dei migliori difensori del campionato. È altro più di 2 metri, e The Athletic lo descrive come «una credenza di quercia con i riflessi di un gatto», che gli permettono di anticipare spesso gli avversari. Lo aiutano, in questo, la lunghissima apertura delle sue braccia, e le mani gigantesche. Nell’ultimo anno, e soprattutto in questi playoff, Anunoby ha dimostrato di poter essere utile tanto in difesa quanto in attacco. Anche perché gioca con una grinta abbastanza fuori dal comune:
Nelle cinque partite delle finali, per i New York Knicks hanno segnato almeno un punto 10 giocatori, contro gli 8 degli Spurs, a conferma di una squadra attrezzata e “profonda”, come si dice in questi casi. Buona parte del merito si deve all’allenatore Mike Brown, arrivato la scorsa estate. Brown ha vinto il suo primo titolo da allenatore, ma in passato ne aveva vinti 4 da assistente, uno di Gregg Popovich ai San Antonio Spurs, e tre di Steve Kerr ai Golden State Warriors, cioè due degli allenatori più vincenti e influenti nell’NBA degli anni Duemila, apprezzati soprattutto per i sistemi di squadra che hanno saputo costruire.



