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  • Domenica 14 giugno 2026

Israele ha bombardato Beirut, complicando le trattative tra Iran e Stati Uniti

Il regime iraniano dice che i nuovi attacchi dimostrano che non può fidarsi della controparte, mentre Trump continua a dare per imminente un accordo

Un edificio danneggiato dal bombardamento israeliano su Dahieh, nel sud di Beirut (Libano), il 14 giugno 2026 (AP Photo/Bilal Hussein)
Un edificio danneggiato dal bombardamento israeliano su Dahieh, nel sud di Beirut (Libano), il 14 giugno 2026 (AP Photo/Bilal Hussein)
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Domenica le forze armate israeliane hanno bombardamenti di nuovo la zona di Dahieh, nel sud della capitale libanese Beirut, dove è particolarmente radicato il gruppo politico e militare sciita Hezbollah, alleato dell’Iran. L’agenzia di stampa statale libanese ha scritto che sono state uccise tre persone, e 16 sono state ferite. L’attacco complica le trattative in corso tra Iran e Stati Uniti per un accordo che metta fine alla guerra in Medio Oriente: da venerdì sera è indicato come imminente – anzitutto dal presidente statunitense Donald Trump, che altre volte l’aveva dato ormai per fatto – ma non è ancora stato concluso.

Da marzo Israele bombarda il Libano e occupa la parte meridionale del paese. L’Iran chiede che qualsiasi accordo includa anche la fine degli attacchi israeliani in Libano, ma il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu non ha mai dato segno di volerli interrompere, contraddicendo Trump che nelle scorse settimane sosteneva di controllare l’alleato.

Per evitare che l’accordo salti, Trump sta chiedendo con insistenza a Netanyahu di fermare gli attacchi: domenica ha scritto sul suo social Truth che «non sarebbero dovuti succedere, specialmente in un giorno speciale in cui siamo molto vicini a un accordo di pace con l’Iran». Trump e Netanyahu hanno iniziato la guerra insieme, ma i loro obiettivi e interessi sono poi diventati sempre più distanti. Trump ha sostenuto, parlando con il giornalista di Axios Barak Ravid che ha un rapporto diretto con lui, che l’accordo sia slittato di qualche ora. Trump inoltre ha criticato pesantemente Netanyahu: «Non ha un cazzo di giudizio».

Sabato sia Trump che funzionari del Pakistan, il paese che media le trattative tra Iran e Stati Uniti, avevano dichiarato che domenica (oggi) sarebbe stato firmato un accordo, che comunque avrebbe lasciato i punti dirimenti – a partire dalla questione del programma nucleare iraniano – per successive trattative, ma avrebbe comportato una riapertura temporanea dello stretto di Hormuz. Il regime iraniano aveva contraddetto queste tempistiche, sostenendo che l’accordo sarebbe stato finalizzato «nei prossimi giorni».

Il regime iraniano ha condannato i nuovi attacchi su Beirut. Il principale negoziatore, il presidente del parlamento Mohammad Ghalibaf, ha scritto su X che il bombardamento israeliano dimostra «ancora una volta che gli Stati Uniti o non hanno la volontà di adempiere ai propri impegni o non ne hanno la capacità», aggiungendo che questo rende impossibile progredire nelle trattative. Il vicecomandante delle forze armate iraniane, Mohammad Jafar Assadi, ha detto che il regime reagirà, prospettando la possibilità di nuovi attacchi, come quelli che Iran e Israele si erano scambiati tra domenica e lunedì scorsi, sempre dopo un bombardamento israeliano a Beirut.