Il primo a credere agli alieni è Steven Spielberg
In “Disclosure Day” e in tanti altri suoi film l'umanità entra in contatto con una specie extraterrestre, che di nuovo non è minacciosa

Dagli anni Sessanta in poi Steven Spielberg ha girato almeno un film di fantascienza per decennio, e oggi è uscito l’ultimo, Disclosure Day. È il genere a cui ha più lavorato e che più ha contribuito a cambiare. Di questi film di fantascienza, sei prevedono che i protagonisti entrino in contatto con forme di vita aliene. Sono quasi tutti film che ha scritto da sé, a eccezione di La guerra dei mondi e E.T. l’extra-terrestre, cosa che è capitata raramente nella sua carriera, e sono film in cui gli alieni sono immaginati come una forza positiva.
Il primo fu un film oggi perduto, intitolato Firelight, un lungometraggio girato nel 1964 in modo molto amatoriale usando degli amici come attori. Ne rimangono solo pochi minuti in cui si vede già come Spielberg, all’epoca diciassettenne, usasse macchie nel cielo e luci colorate come effetti speciali che suggeriscono la presenza aliena (cosa che poi accade anche in Incontri ravvicinati del terzo tipo). A partire da quella prima prova, la visione degli alieni di Spielberg non è cambiata molto, si è solo fatta più sofisticata, ed è stata profondamente innovativa.
I film successivi hanno infatti avuto moltissimi tratti in comune. Sia in Incontri ravvicinati del terzo tipo sia in E.T. l’extra-terrestre sia in A.I. – Intelligenza artificiale ci sono degli alieni che in qualche maniera entrano nella testa delle persone senza che questo costituisca una minaccia, e come si vede fin dal trailer capita anche ai protagonisti di Disclosure Day. In tutti questi film inoltre l’obiettivo non è mai combattere o resistere a un’invasione, come avviene nella maggior parte dei film sugli alieni e anche in La guerra dei mondi, ma è entrare in contatto con loro e in qualche modo capirli. Era già successo che qualcuno facesse film in cui gli alieni sono una forza positiva (il più famoso era stato Ultimatum alla Terra del 1951), ma quando Spielberg presentò Incontri ravvicinati del terzo tipo nel 1977 fu comunque un cambiamento grandissimo.
In precedenza gli alieni buoni erano ritratti nella maniera più rassicurante, come creature con corpi simili agli umani e impegnate a comprendere la specie umana; Incontri ravvicinati del terzo tipo invece mostrava per la prima volta gli alieni come contemporaneamente diversi dalle persone nell’aspetto e nel linguaggio, e tuttavia pronti a stabilire un contatto.
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Era un film che voleva essere il più concreto e realistico possibile, e al tempo stesso era pieno di una forma di ingenua speranza che ha fondato un modo tutto nuovo di guardare alla vita aliena. Soprattutto grazie a un senso di meraviglia e stupore davanti a qualcosa di sconosciuto, che è una caratteristica di tutti i film di Spielberg. Nel finale di Incontri ravvicinati del terzo tipo, in quella che è la scena più nota, i protagonisti cercano di comunicare con un’astronave aliena usando la musica, in un modo molto primitivo e per questo emozionante. Inoltre, invece di essere rapiti come capita spesso in queste storie di fantascienza, il film si chiude con alcuni umani che vengono scelti per andare via con gli alieni, guardati con invidia dagli altri che rimangono sulla Terra.
Cinque anni dopo quel film ci fu E.T., uno dei più grandi successi di sempre, in cui un bambino e un alieno diventano amici nonostante non possano parlarsi e sviluppano una forma di simbiosi tale che quando uno sta male soffre anche l’altro. Vent’anni dopo in A.I., un film su un bambino artificiale, compaiono degli alieni che modificano la percezione del mondo del robot per poterlo rassicurare. In tutti questi casi gli alieni non parlano mai la lingua terrestre e si stabilisce ogni volta una forma di comunicazione non verbale diversa: l’empatia in E.T., la musica in Incontri ravvicinati del terzo tipo, la matematica in Disclosure Day.
È una coerenza che deriva anche dal fatto che Spielberg crede fortemente nell’esistenza degli alieni. Per l’uscita di Disclosure Day ha fatto diverse interviste in cui lo ha spiegato, aggiungendo che da poco ritiene inoltre che siano davvero entrati in contatto con la specie umana. A convincerlo fu un articolo del 2017 del New York Times sugli UFO e i relativi video riguardo agli incontri di caccia militari statunitensi con oggetti volanti non identificati.
Quello che in quell’occasione disse Luis Elizondo, un ufficiale dell’intelligence militare, ex direttore del programma segreto Advanced Aerospace Threat Identification Program (AATIP), ha ispirato a Spielberg la storia di Disclosure Day e la tesi che questo tipo di informazioni e video non dovrebbe essere nascosto alla popolazione. Il film racconta infatti la storia di una persona che ha rubato delle informazioni che il governo non intende divulgare, perché ritiene invece che tutti debbano conoscerle.
Anche la rappresentazione degli alieni nei film di Spielberg non è cambiata molto in cinquant’anni. Sono spesso sottili e alti, magri e longilinei, più raramente tarchiati come E.T. Sono grigi e hanno occhi grandi e allungati come nelle rappresentazioni complottiste. Sono insomma simili alle immagini più banali degli alieni, che in altri film o contesti vengono considerate mostruose. L’originalità sta nel fatto che, pur apparendo platealmente alieni, non sono mai minacciosi, e anzi sono caratterizzati in un modo che trasmette al pubblico la curiosità e il desiderio di conoscerli.



