Perché il nuovo Siri di Apple non sarà disponibile nell’Unione europea

L'azienda e le istituzioni stanno litigando su quanto l'atteso aggiornamento basato sull'intelligenza artificiale rispetti le leggi sulla concorrenza

La presentazione dei nuovi sistemi operativi di Apple a Cupertino, California, 8 giugno 2026 (AP Photo/Noah Berger)
La presentazione dei nuovi sistemi operativi di Apple a Cupertino, California, 8 giugno 2026 (AP Photo/Noah Berger)
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A inizio settimana Apple ha presentato Siri AI, una versione del suo famoso assistente virtuale potenziata e progettata per funzionare con sistemi di intelligenza artificiale. La novità era attesa da tempo, dopo diversi ritardi e precedenti tentativi fallimentari, ma per chi vive nell’Unione Europea non sarà disponibile su iPhone e iPad a causa di una diatriba ormai di lunga data tra Apple e la Commissione europea.

Il punto su cui una delle aziende più potenti e ricche del mondo e i regolatori europei non si mettono d’accordo è il Digital Markets Act (DMA), l’insieme di regole che impone alle grandi società tecnologiche di non privilegiare i loro servizi rispetto a quelli della concorrenza. Società come Google, Meta, Amazon e la stessa Apple hanno una posizione dominante sul mercato e, secondo le autorità europee, sfruttano questa posizione per promuovere i loro servizi impedendo alle altre aziende di concorrere alla pari.

Il DMA è per esempio uno dei motivi per cui da un paio di anni è più difficile arrivare su Google Maps da Google. In questo caso, secondo la Commissione europea, Apple violerebbe il DMA perché permetterebbe a Siri AI l’accesso a una serie di funzionalità che invece impedisce alle app di altri sviluppatori.

Siri AI è stato infatti progettato da Apple come una sorta di grande applicazione, che ha costantemente accesso a che cosa sta succedendo sugli iPhone (e su altri dispositivi Apple) e ai suoi contenuti. Se per esempio si sta navigando su una pagina web che indica le date dei concerti di un festival musicale, si può chiedere a Siri AI di preparare un messaggio per condividere l’informazione con un gruppo di amici tra i propri contatti, aggiungendo al tempo stesso ai propri promemoria le date dei concerti. L’assistente, che usa modelli di intelligenza artificiale sviluppati da Google, sa gestire il contesto e trovare le informazioni di cui ha bisogno sul dispositivo.

Per motivi di privacy e sicurezza, Siri AI funziona direttamente sul dispositivo, senza scambiare informazioni con un data center e nel caso in cui abbia bisogno di dati dall’esterno lo fa tramite connessioni protette e criptate, i cui contenuti non sono quindi visibili nemmeno ad Apple. La società negli ultimi anni ha insistito molto sugli aspetti di privacy dei suoi prodotti, cercando di distinguersi da altre società che usano in modo più ampio i dati dei loro utenti.

Siri AI farà parte dell’aggiornamento di iOS 27 e iPadOS 27, le due nuove versioni dei sistemi operativi rispettivamente degli iPhone e degli iPad, previsto per la fine dell’estate. Il sistema sarà disponibile per gli utenti europei solamente sui Mac, perché funziona in modo diverso e con meno limitazioni rispetto agli iPhone e agli iPad. Apple dice che su questi dispositivi Siri AI è strettamente integrato con i contenuti e le attività degli utenti, e che non sarebbe sicuro dare gli stessi accessi ad altre applicazioni che fanno la stessa cosa ma sono gestite da aziende che magari applicano altri criteri di sicurezza.

Craig Federighi, il principale responsabile dei sistemi operativi di Apple, ha accusato le autorità europee di essersi rifiutate di «confrontarsi in modo costruttivo su soluzioni che tutelino la privacy e la sicurezza». Apple ha spiegato di avere fatto diverse proposte nei mesi scorsi alla Commissione europea per superare il problema, in modo che Siri AI potesse essere da subito disponibile anche per gli utenti europei e ha detto in un comunicato che «di fatto, la Commissione europea non ha accettato nessuna delle proposte di Apple».

Un portavoce della Commissione europea ha risposto alle accuse di Apple spiegando che «la decisione di non diffondere Siri AI nell’Unione Europea è di Apple e soltanto di Apple». Ha poi aggiunto che Apple non è stata in grado di sviluppare soluzioni tali da soddisfare i criteri del DMA, cioè non ha proposto sistemi che avrebbero permesso ad altri di offrire un servizio simile a Siri AI sugli iPhone e sugli iPad. Secondo il portavoce, Apple nei mesi scorsi aveva semplicemente presentato delle richieste per ottenere una sorta di esenzione da alcune regole del DMA, che non potevano essere accettate dalla Commissione per questioni di equità e di libera concorrenza tra le aziende.

La versione della Commissione è sensibilmente diversa da quella di Apple e segnala la volontà delle autorità europee di non passare per la causa del problema, che nei fatti impedirà a milioni di persone di accedere alle funzionalità più avanzate di intelligenza artificiale finora sviluppate da Apple. Aprire interamente il sistema non sarebbe però praticabile, considerato che Siri AI ha accesso a numerose informazioni personali sugli iPhone. La Commissione ha comunque segnalato che il problema non è solamente di Apple e che altre aziende del settore hanno studiato o stanno sviluppando soluzioni per offrire propri assistenti AI senza rendere più chiuse le loro piattaforme.

Il DMA ha introdotto una serie di criteri che servono a stabilire quando un’azienda del settore digitale diventa un “gatekeeper”, cioè una società che ha maggiori responsabilità rispetto ad altre nel garantire un accesso paritario alla concorrenza nei settori in cui è attiva.

Per essere considerata gatekeeper un’azienda deve offrire un servizio di piattaforma essenziale in almeno tre stati membri e avere un fatturato annuo nell’Unione Europea di almeno 7,5 miliardi di euro per tre anni consecutivi, oppure una capitalizzazione di mercato di almeno 75 miliardi di euro. Inoltre, il servizio deve raggiungere almeno 45 milioni di utenti finali attivi mensili e 10.000 utenti commerciali attivi annui. Se queste soglie di utilizzo vengono mantenute per tre anni consecutivi, si presume che l’azienda abbia una posizione consolidata e durevole sul mercato.

La definizione di gatekeeper riguarda soprattutto le grandi piattaforme digitali con una forte presenza nel mercato europeo. Le aziende attualmente indicate dalla Commissione europea sono sette: Alphabet (Google), Amazon, Apple, Meta, Microsoft, ByteDance (TikTok) e Booking.com. Cinque hanno sede negli Stati Uniti, una in Cina e una nei Paesi Bassi.

Secondo il DMA, ogni gatekeeper fornisce servizi essenziali, che sono centrali per l’esperienza online di molte persone, spesso però integrandoli gli uni con gli altri e rendendo più difficile l’utilizzo di servizi esterni. Per questo motivo i gatekeeper devono “disaccoppiare” alcuni dei propri servizi e offrire accesso paritario ad altre aziende che vogliono competere in quegli stessi servizi.

Apple non ha fatto sapere quando Siri AI potrà arrivare sugli iPhone e sugli iPad anche nell’Unione Europea, proprio perché il confronto è ancora in corso.