Nel carrozzone delle intelligenze artificiali c’è anche Nokia

Che, come altre volte in passato, ha dimostrato di saper cambiare la propria produzione all'occorrenza e con successo

Il Mobile World Congress 2026 di Barcellona (Xavi Torrent/Getty Images)
Il Mobile World Congress 2026 di Barcellona (Xavi Torrent/Getty Images)
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Dall’inizio dell’anno il valore in borsa di Nokia, l’azienda di telecomunicazioni finlandese, è quasi raddoppiato. Questo risultato è arrivato al culmine di una radicale trasformazione dell’azienda iniziata circa due anni fa e grazie alla quale è diventata una delle realtà più importanti nel settore dell’intelligenza artificiale (AI), e in particolare nella costruzione e nello sviluppo dei data center, i grandi centri di elaborazione dati necessari al suo funzionamento.

Nelle teste di molte persone Nokia è ancora l’azienda dei telefoni cellulari che dominarono il mercato tra la fine degli anni Novanta e i primi del Duemila e che furono spazzati via dall’avvento degli smartphone. Da tempo però non è più così. Nel 2014 infatti la divisione che produceva cellulari fu venduta a Microsoft e l’azienda si concentrò sulle infrastrutture telefoniche, ovvero la progettazione e la vendita di antenne, ripetitori e software per le telecomunicazioni (per esempio per il 5G).

A partire dal 2024 Nokia ha cambiato ancora strategia per approfittare degli enormi investimenti in corso nella costruzione di nuovi data center. Questi investimenti arrivano soprattutto dai cosiddetti hyperscaler, le grandi aziende come Amazon Web Services (AWS), Microsoft Azure e Google Cloud che forniscono servizi cloud (cioè sistemi di archiviazione esterna che consentono di accedere a file o servizi via internet) su scala globale. Sono queste aziende a progettare e costruire i nuovi sistemi di AI e i data center che dovranno farli funzionare, lasciando ad aziende come Nokia il compito di equipaggiarli.

Un data center per le AI è come un enorme magazzino pieno di rack, cioè gli scaffali in cui vengono impilati e collegati tra loro decine di server. Per collegare tutti questi server tra loro, e i rack con il resto del data center, servono chilometri di cavi in fibra ottica, oltre che software e apparecchi che consentono di collegare in rete dispositivi diversi e gestirne il traffico dati, come gli switch e i router. Nokia si è messa a vendere proprio questi prodotti. Come ha spiegato il Wall Street Journal, «se le migliaia di chilometri di cavi in fibra ottica di un data center sono le strade lungo cui viaggiano i dati, allora i prodotti di Nokia sono i camion e i centri di smistamento che fanno arrivare i dati dove devono andare».

L’ingresso di Nokia nel settore delle AI iniziò nel giugno del 2024, quando l’azienda acquisì Infinera per 2,3 miliardi di dollari. Infinera è una società specializzata in reti di trasporto ottico, cioè le apparecchiature e i software per la trasmissione di dati ad altissima velocità attraverso cavi in fibra ottica. Si tratta di una tecnologia importante per i data center perché consente uno scambio di dati senza interruzioni e a bassa latenza, ideale per collegare tra loro i server. Grazie a questa acquisizione Nokia aumentò sensibilmente la sua quota di mercato nelle reti di trasporto ottico nel Nordamerica, che passò dal 6 al 27 per cento: oggi l’azienda è seconda solo a Ciena, società che controlla metà del mercato statunitense.

Per gestire al meglio questa transizione, nel febbraio del 2025 Nokia nominò un nuovo CEO, Justin Hotard, proveniente da Intel, dove si era occupato della costruzione e della gestione dei data center. A ottobre dello stesso anno arrivò un’ulteriore conferma della nuova rotta di Nokia: un investimento da parte di Nvidia, l’azienda produttrice di chip per le AI che più di ogni altra ha guadagnato dalla corsa nel settore. Nvidia investì un miliardo di dollari per avere il 2,9 per cento di Nokia, come parte di un patto di collaborazione futura tra le due aziende. Hotard sottolineò l’ottimo momento dell’azienda definendola addirittura «la spina dorsale dell’economia legata all’AI».

I risultati di questo nuovo indirizzo di Nokia si sono visti presto: nel primo trimestre del 2026, le vendite nel campo dell’AI e del cloud sono aumentate del 49 per cento rispetto all’anno precedente, arrivando a un miliardo di dollari. A maggio il prezzo di un’azione ha superato i 14 dollari, in forte crescita rispetto agli anni precedenti (anche se ancora lontano dal massimo storico di 55 dollari, raggiunto nel 2000).

Grazie a questo riposizionamento Nokia è diventata quella che nel gergo finanziario viene detta un’azienda di “picconi e pale”. Il riferimento è a una vecchia battuta, attribuita allo scrittore Mark Twain, secondo la quale «una corsa all’oro è un ottimo momento per vendere picconi e pale», cioè le attrezzature più basilari, che nel caso dei data center sono le apparecchiature che ne gestiscono il traffico.

Nokia è abituata a reinventarsi (quello che nel settore viene detto “pivot”). A partire dalla sua fondazione, nel 1865, l’azienda ha infatti cambiato spesso settore. Nata come cartiera, l’azienda si allargò nel corso dei decenni producendo dispositivi per la comunicazione, anche per l’esercito finlandese, per poi diventare nota in tutto il mondo per alcuni dei telefoni più venduti della storia. I successivi cambiamenti – prima le infrastrutture per le telecomunicazioni, poi quelle per i data center – vanno quindi visti come parte di una lunga storia di pivot anche piuttosto radicali, ma di successo.

Tuttavia, non tutti sono convinti dalla recente crescita di Nokia. Molti analisti dubitano della tenuta del mercato delle AI, che starebbe creando una bolla speculativa destinata a scoppiare da un momento all’altro. Al centro di questi timori ci sono proprio i data center, o meglio gli investimenti in corso per la loro costruzione: secondo una stima di McKinsey potrebbero raggiungere i settemila miliardi di dollari entro il 2030, una cifra ritenuta da alcuni del tutto eccessiva e insostenibile visto lo stato attuale della tecnologia. Se la bolla dovesse scoppiare, quindi, gli investimenti nel settore crollerebbero e Nokia rimarrebbe senza la sua principale fonte di crescita.

Nel frattempo i data center stanno diventando un argomento sempre più controverso, con molti movimenti e associazioni di cittadini che, anche in Italia, protestano contro la loro costruzione e denunciano i loro enormi consumi di acqua ed elettricità. Per continuare a crescere a questi ritmi, Nokia deve quindi sperare che gli investimenti delle aziende hyperscaler continuino a questi livelli, e che il settore delle AI si dimostri sostenibile nel lungo periodo.