Un’altra memorabile serata al Madison Square Garden
Il palazzetto di New York torna a ospitare le finali di NBA per la prima volta dopo 27 anni, e per l'occasione ci sarà pure Donald Trump

Nella notte italiana tra lunedì e martedì le finali di NBA torneranno a giocarsi al Madison Square Garden di New York, per la prima volta dopo 27 anni. La squadra di casa, i Knicks, non si qualificava alle finali del campionato di basket dal 1999. Non le vince dal 1973 e ora si gioca due partite determinanti: avendo già vinto le prime due in trasferta contro i San Antonio Spurs, le bastano “solo” altre due vittorie per prendersi il titolo.
I tifosi dei Knicks sono in visibilio già da settimane, i biglietti per le due partite al Garden hanno raggiunto prezzi altissimi e ad assistere a gara-3 ci sarà pure Donald Trump, newyorkese e tifoso di vecchia data. Dopo tanto tempo, insomma, il Madison Square Garden tornerà a ospitare un grande evento sportivo, che ancora prima di cominciare sembra già destinato a essere ricordato a lungo.
Sembra appropriato che ciò accada proprio con la pallacanestro, visto che il Garden è da tempo soprannominato la “Mecca” del basket – dal nome della città più sacra dell’islam. Non è noto però solo per la pallacanestro, e non è la prima volta che un presidente ci metterà piede. Da decenni ospita anche le partite dei New York Rangers (di hockey su ghiaccio), e nel corso della sua storia ci sono stati anche celebri incontri di pugilato, eventi di wrestling, oltre che concerti memorabili e comizi politici di un certo rilievo. E insieme a cantanti, presidenti e atleti, al Garden sono passati Nikola Tesla, due papi e, una volta, persino migliaia di nazisti.

Papa Francesco durante una messa al Madison Square Garden, 25 settembre 2015 (Cem Ozdel/Anadolu Agency/Getty Images)
Di Madison Square Garden ce ne sono stati quattro, e non sempre nello stesso posto. Il primo fu costruito nel 1879 nei pressi del Madison Square Park di Manhattan, da cui il nome un po’ controintuitivo dell’attuale palazzetto – che non è né un “garden”, cioè un giardino, né uno “square”, cioè un quadrato.
Nei suoi primi decenni, il Garden ospitò soprattutto concorsi di bellezza e spettacoli circensi. Solo dal 1925 – quando venne ricostruito più a nord, nel quartiere di Hell’s Kitchen – iniziò a essere usato con regolarità come velodromo e come arena, per il basket, per l’hockey e per la boxe. Fu lì, per esempio, che nel 1933 il gigantesco Primo Carnera divenne il primo pugile italiano a vincere il titolo dei pesi massimi.
Nel frattempo il Garden – situato nella città più importante degli Stati Uniti e con oltre 10mila posti a disposizione – era diventato un’arena di riferimento anche al di fuori dello sport. Dal 1920 fu utilizzato più volte per la Convention del Partito Democratico, il grande evento in cui il partito sceglie il proprio candidato alla presidenza. E nel 1939 il German-American Bund, un’organizzazione filonazista statunitense finanziata dalla Germania di Hitler, radunò lì oltre 20mila persone.
Nel 1957 in quella stessa sede parlò anche il celebre attivista per i diritti civili Martin Luther King. E nel 1962 Marilyn Monroe cantò “Happy Birthday” al presidente John Fitzgerald Kennedy.
È però l’attuale Madison Square Garden – costruito nel 1968, proprio sopra la Penn Station – quello in cui si svolsero le partite di basket e di hockey, gli incontri di boxe e di wrestling e i concerti più memorabili. Solo negli anni Settanta, per capirci, si esibirono al Garden George Harrison, Elvis Presley, Frank Sinatra, i Led Zeppelin, i Rolling Stones, Bob Dylan, John Lennon – per fare qualche nome. Tra il 2014 e il 2024 Billy Joel vi tenne una lunghissima residency, esibendosi cioè regolarmente e arrivando a 104 concerti in dieci anni.
Fu in questa sede che i Knicks vinsero il loro primo campionato, nel 1970 e dopo una memorabile gara-7 contro i Los Angeles Lakers. Quella partita è ricordata soprattutto per l’ingresso in campo dello zoppicante Willis Reed, il capitano dei Knicks che si era fatto male due partite prima.
Reed era il giocatore più forte e carismatico di quei Knicks, e il suo infortunio sembrava aver compromesso le loro speranze di vincere l’NBA. Fino a pochi minuti prima della partita non era nemmeno sicuro che sarebbe sceso in campo. Ma ce la fece, vinse la palla a due contro Wilt Chamberlain (il fenomenale giocatore dei Lakers, otto centimetri più alto di lui) e segnò subito un canestro. Fu l’unico della sua serata, ma contribuì in modo decisivo a dare energia e fiducia ai Knicks, che finirono per vincere 113 a 99.
Il Garden è considerato un luogo simbolico per tutto il basket, anche se negli anni a seguire i Knicks ottennero pochi successi. In un palazzetto così storico, in una città così importante per questo sport e di fronte a migliaia di tifosi così rumorosi ed esigenti, una partita lì vale sempre qualcosa di più. Lo pensava anche Michael Jordan, che adorava giocare a New York:
È la mecca del basket. Vuoi sempre dare il massimo quando giochi al Garden.
Il Garden è, o è stata, anche la “Mecca” di un bel po’ di sport di combattimento. Nel 1971 ospitò “l’Incontro del secolo” tra Muhammad Ali e Joe Frazier. Fu il primo dei tre storici combattimenti tra due dei più grandi pugili di sempre, che allora erano pure imbattuti: durò ben 15 round e fu vinto da Frazier.
Ali ottenne la sua rivincita nel 1974, ancora al Madison Square Garden. Fu un incontro meno spettacolare – tanto che non è ricordato con un soprannome altisonante – ma la tensione tra i due era rimasta alta. Durante una conferenza stampa prima dell’incontro Ali diede a Frazier dell’ignorante, e quest’ultimo reagì aggredendolo.
Nel 1985 il Madison Square Garden fu anche la sede della prima edizione di WrestleMania, l’evento di punta della World Wrestling Entertainment, o WWE. È la federazione di wrestling più importante al mondo, con la quale il Garden ha collaborato parecchio. Negli ultimi dieci anni anche la UFC, la maggiore organizzazione di arti marziali miste, ha scelto il Madison Square Garden per ospitare alcuni dei suoi incontri più prestigiosi.
Per molti sportivi e cantanti, insomma, già solo arrivare al Madison Square Garden significa “avercela fatta”, in qualche modo. Una cosa che, ovviamente, non vale per i Knicks, che al Garden ci giocano per gran parte dell’anno e da lunedì dovranno saper gestire la pressione di essere vicinissimi a un titolo che manca da 53 anni.



