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  • Domenica 7 giugno 2026

La Russia ce l’ha messa tutta per influenzare le elezioni in Armenia

Domenica si votava per le elezioni parlamentari, tra un'aggressiva campagna di disinformazione russa e un piano per portare a votare molti armeni residenti in Russia

Un uomo osserva la propria scheda elettorale in un seggio durante le elezioni parlamentari a Yerevan, Armenia, 7 giugno 2026 (AP/Anthony Pizzoferrato)
Un uomo osserva la propria scheda elettorale in un seggio durante le elezioni parlamentari a Yerevan, Armenia, 7 giugno 2026 (AP/Anthony Pizzoferrato)
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Domenica in Armenia ci sono state le elezioni parlamentari, dopo le quali verrà scelto anche un nuovo governo. Dal 2018 l’Armenia è guidata dal primo ministro Nikol Pashinyan, che ha posizioni filoeuropee e ha progressivamente allontanato il paese dall’influenza russa (l’Armenia ha fatto parte per decenni dell’Unione Sovietica, rendendosi indipendente solo nel 1991). La Russia teme che un nuovo mandato di Pashinyan possa portare l’Armenia ad avvicinarsi ulteriormente all’Unione Europea, e così per mesi ha cercato di condizionare pesantemente la campagna elettorale.

Le strategie adottate dalla Russia per interferire nelle elezioni e favorire i candidati con posizioni filorusse sono diverse. Ha aumentato la pressione economica decidendo di ridurre l’importazione di alcuni beni armeni, tra cui quelli agricoli e gli alcolici, e minacciato di smettere di fornire al paese gas naturale a un prezzo conveniente. Ha progettato un piano per portare a votare molti cittadini armeni che vivono in Russia (non è chiaro poi se sia stato attuato). Soprattutto, ha condotto una campagna di disinformazione sistematica per screditare Pashinyan, insinuando – senza alcuna prova – che sia corrotto e che stia nascondendo una gravissima malattia.

Anche dopo l’indipendenza dall’Unione Sovietica, la Russia ha sempre mantenuto una forte influenza nel paese, sia economica sia politica. I rapporti sono però peggiorati nel 2023 quando il governo russo decise di non prendere le parti dell’Armenia nella guerra in Nagorno-Karabakh, una regione che si trova in Azerbaijan ma che fino a quel momento era abitata principalmente da persone di etnia armena. L’Azerbaijan lo ha rioccupato con la forza nel 2023 e da allora quasi tutte le persone armene se ne sono andate.

Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan mentre vota a Yerevan, Armenia, 7 giugno 2026 (AP/Anthony Pizzoferrato)

Sotto il governo di Pashinyan, l’Armenia non si è avvicinata molto solo all’Unione Europea, con la quale un mese fa ha tenuto a Yerevan, la capitale armena, un primo summit ufficiale, ma anche agli Stati Uniti, il cui presidente Donald Trump ha di recente annunciato di sostenere Pashinyan alle elezioni (negli Stati Uniti vive una comunità armena piuttosto consistente).

La campagna di disinformazione russa si è concentrata soprattutto sulla pubblicazione di notizie false proprio su Pashinyan. Tra queste ci sono per esempio fantasiose ipotesi su un caso di corruzione nell’ambito di un affare immobiliare con Jeanne Shaheen e Thom Tillis, due senatori statunitensi; ma anche accuse di aver organizzato un attacco contro la Russia e presunti reati coperti dalle autorità armene, tra cui violenza sessuale e traffico di organi umani.

Secondo alcune fonti di intelligence sentite dall’agenzia di stampa britannica Reuters ha partecipato a questa campagna anche Storm-1516, un noto gruppo propagandistico che genera e diffonde disinformazione online per conto del governo russo, e Social ​Design Agency (SDA), una società di marketing russa specializzata nella realizzazione di brevi video con cui diffonde notizie false contro avversari politici. Per via della sua attività SDA è stata sanzionata dall’Unione Europea.

Ormai sono anni che la Russia prova ad influenzare le elezioni di altri paesi diffondendo propaganda fasulla: soltanto negli ultimi tempi lo abbiamo visto alle elezioni parlamentari in Moldavia nel 2025 e alle presidenziali in Romania del 2024.

Proprio secondo Reuters la Russia ha ideato un piano per spostare le persone armene residenti in Russia e farle votare per candidati filorussi. Secondo le leggi armene il voto dall’estero non è consentito e quindi bisogna recarsi fisicamente ai seggi in Armenia.

In Russia vivono circa 2 milioni di armeni. Le autorità russe avrebbero calcolato un costo di più di 40 milioni di euro per far votare 100mila persone. A metà maggio il governo russo avrebbe stabilito quanti armeni ogni regione russa doveva inviare e chiesto agli amministratori locali di fornire rapporti sui progressi di questo piano.

Secondo i sondaggi Contratto Civile, il partito filo-occidentale e conservatore di Pashinyan, è dato intorno al 30 per cento dei voti. Forte Armenia, il partito del principale candidato filorusso Samvel Karapetyan, viene dato secondo con circa il 6 per cento (alle elezioni si presentano molti altri partiti di piccole dimensioni).