Anche chi fa serie tv vuole avere i propri podcast

I cosiddetti "companion podcast" ospitano attori e autori e offrono commenti e contenuti pensati per i fan

Screenshot di una puntata del podcast ufficiale della seconda stagione della serie tv The Pitt (YouTube)
Screenshot di una puntata del podcast ufficiale della seconda stagione della serie tv The Pitt (YouTube)
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Uno dei video con più visualizzazioni sul profilo TikTok di Tell Me Lies, una popolare serie tv prodotta dalla piattaforma di streaming statunitense Hulu e terminata a febbraio con la terza stagione, non è una clip di una puntata o un montaggio ironico con i personaggi più popolari, ma il trailer del “podcast ufficiale” dedicato alla serie, il Tell Me Lies Official Podcast.

Quello di Tell Me Lies è uno dei tanti companion podcast usciti negli ultimi anni, cioè podcast (alcuni solo audio, altri anche video) “di accompagnamento” alle serie tv, che vengono prodotti dalle stesse piattaforme di streaming che producono le serie per promuoverle e fidelizzare gli spettatori con contenuti inediti.

L’attrattiva principale dei companion podcast è la presenza degli attori protagonisti delle serie, che a turno partecipano a interviste per approfondire la storia del proprio personaggio, raccontare aneddoti e retroscena esclusivi, e fare un’analisi dettagliata delle trame degli episodi. Per esempio nel podcast dedicato alla serie tv The Pitt, che è ambientata in un pronto soccorso, vengono mostrate alcune scene e si possono ascoltare gli interventi di medici veri che spiegano se le procedure eseguite dagli attori sono accurate. La stessa cosa succede nel podcast sulla serie Peacemaker – dedicata al supereroe omonimo dei fumetti della DC – in cui il conduttore è il creatore della serie, James Gunn. Gunn e gli ospiti, che sono sempre due o tre attori della serie, commentano la complessità tecnica di girare alcune scene, svelano quali battute sono improvvisate e rispondono ad alcune domande ricevute dai fan.

Uno dei primi tentativi di produrre uno di questi contenuti era stato fatto nel 2019 da HBO con il podcast ufficiale della miniserie Chernobyl. Progressivamente questi prodotti si sono moltiplicati: negli ultimi mesi Hulu e Disney+ ne hanno prodotti nove – tra cui quelli dedicati a The Beauty, Paradise e Only Murders in the Building – e tra il 2025 e il 2026 HBO ne ha pubblicati dieci. Gli ultimi sono quelli per la serie tv The Pitt e per il prequel di Game of Thrones, Knight of the Seven Kingdoms. A gennaio anche Netflix ha pubblicato il suo primo companion podcast, in concomitanza con l’uscita della quarta stagione di Bridgerton.

Finora i companion podcast sono stati pensati principalmente per il pubblico statunitense o comunque anglofono, ma ci sono stati recenti esperimenti anche per due popolarissime serie tv italiane. Sono uscite infatti tre puntate di un video podcast prodotto da Sky per pubblicizzare l’uscita di Gomorra – Le Origini, un prequel della serie tv tratta dal celebre romanzo di Roberto Saviano. E in questi giorni è uscito un video simile per la promozione di Due spicci, la nuova serie animata del fumettista Zerocalcare prodotta da Netflix, in cui l’autore dialoga con il cantante Coez, autore della sigla.

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Alcuni di questi companion podcast sono disponibili solo sulle piattaforme delle serie, ma la maggior parte viene pubblicata anche su YouTube e in versione audio su Apple Music e Spotify, dove diventano quindi un’ulteriore fonte di ricavi per le aziende.

In alcuni casi le puntate escono tra un episodio e il successivo, in altri in concomitanza con l’uscita di un blocco di puntate, come successo per la quarta stagione di Bridgerton. A volte le piattaforme scelgono di pubblicarli prima dell’uscita di una serie: è il caso del podcast dedicato alla serie tv di Harry Potter prodotta da HBO, che uscirà il 25 dicembre 2026. Ogni puntata dura circa un’ora e la conduttrice Rhianna Dhillon e un ospite commentano i celebri film dedicati alla saga letteraria. I podcast di HBO sono in generale i più lunghi: le puntate durano in media 50 minuti.

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I companion podcast sono prodotti promozionali poco costosi, ha spiegato il media strategist Steven Goldstein: sicuramente più economici e meno impegnativi rispetto all’invio di attori nei circuiti promozionali televisivi o come ospiti in altri podcast. Inoltre si rivolgono direttamente al pubblico della piattaforma e della serie, che è già interessato: «Puoi prenotare otto minuti con Jimmy Fallon al Tonight Show oppure ottenere 45 minuti con i tuoi migliori clienti», ha detto Goldstein.

In alcuni casi però si tratta di contenuti che vanno oltre il solo scopo promozionale, e diventano una specie di aftershow: il podcast della versione statunitense di Ballando con le stelle prodotto da Hulu è diventato di fatto lo spazio dedicato alle interviste dei concorrenti che vengono progressivamente eliminati dal programma. La prima puntata del podcast, uscita a settembre del 2025, ha 1,1 milioni di visualizzazioni.

Il fatto che i companion podcast siano registrati internamente dalle piattaforme li rende però prodotti poco originali: i contenuti e gli interventi non sono mai critici nei confronti della serie e non affrontano temi controversi che si discostano dalla linea comunicativa dell’azienda.

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