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  • Giovedì 4 giugno 2026

Lo scultore che realizzò la Coppa del Mondo di calcio

Negli anni Settanta il milanese Silvio Gazzaniga vinse un concorso indetto dalla FIFA, ideando un trofeo moderno e immediato

di Riccardo Trabattoni

Silvio Gazzaniga con le sue copie della Coppa del Mondo (famiglia Gazzaniga)
Silvio Gazzaniga con le sue copie della Coppa del Mondo (famiglia Gazzaniga)
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In uno scantinato poco fuori Milano, Giorgio ha raccolto gli strumenti da lavoro, i mobili e altri cimeli di suo padre, lo scultore Silvio Gazzaniga, morto nel 2016. Di fronte a una parete da cui pendono decine di calchi in gesso, c’è pure il tavolo al quale lavorava. Sopra ci sono la bozza, i disegni, il calco e una copia in cera dell’attuale Coppa del Mondo di calcio, il primo e il più famoso dei trofei progettati da Silvio Gazzaniga.

Il tavolo a cui lavorava Silvio Gazzaniga (Riccardo Trabattoni/il Post)

Quella di Gazzaniga, tra l’altro, è anche la prima “Coppa del Mondo di calcio” propriamente detta. Il primo trofeo dei Mondiali – una piccola vittoria alata d’oro, realizzata in vista dell’edizione inaugurale del 1930 – era infatti noto con un altro nome: “Coppa Rimet”, da Jules Rimet, il presidente della FIFA che aveva fondato il torneo.

Allora era consuetudine che ogni nazionale vincitrice del Mondiale custodisse il trofeo fino all’edizione successiva. Ma quando il Brasile vinse il suo terzo Mondiale nel 1970, la Coppa Rimet gli fu assegnata definitivamente. La FIFA dovette quindi creare un nuovo trofeo e bandì un concorso, a cui parteciparono 53 artisti, di 25 paesi diversi. A vincerlo – ma questo ormai l’avrete capito – fu proprio Gazzaniga.

La firma di Silvio Gazzaniga sulla Coppa del Mondo (famiglia Gazzaniga)

Quando fu indetto il concorso della FIFA era il 1971, Silvio Gazzaniga aveva cinquant’anni e faceva l’orafo e lo scultore da oltre trenta. Aveva lavorato parecchio per la Chiesa cattolica, ma da un po’ di tempo aveva iniziato a fare anche medaglie o trofei per il CONI (il comitato olimpico italiano) e per le federazioni italiane di motociclismo e di nautica.

Insomma, Gazzaniga aveva già un po’ di dimestichezza con il mondo dello sport. Eppure per la FIFA progettò un trofeo come non si era mai visto prima. Mentre le vecchie coppe erano quasi sempre grosse anfore o “insalatiere” molto ingombranti, Gazzaniga ideò una scultura alta 34 centimetri, con una base molto stretta che la rendesse facile da impugnare e sollevare. Descrisse così la sua coppa a doppia elica:

Il trofeo rappresenta due giocatori che alzano le braccia verso l’alto nella gioia esultante della vittoria. Racchiude in sé il dinamismo, la forza e la velocità dell’azione, lo sforzo sportivo e l’emozione, l’esaltazione di trovarsi in cima al mondo. L’atleta è il protagonista assoluto dell’opera e sorregge il mondo nella felicità e nell’entusiasmo della vittoria.

Il progetto della Coppa del Mondo di calcio (famiglia Gazzaniga)

Il trofeo funzionò – e funziona tuttora – perché era immediato e moderno. Ma la vera mossa vincente di Gazzaniga fu quella di inviare alla FIFA non solo i disegni, ma anche il gesso della coppa. Temeva che un foglio di carta non avrebbe permesso ai suoi committenti di capire del tutto la sua opera.

Mise quindi il gesso in una scatola di legno che realizzò per l’occasione, lo fissò con delle viti e vi scrisse sopra “fragile”. Un po’ scherzosamente, suo figlio Giorgio ha chiamato quella scatola «l’antesignano del cofanetto di Louis Vuitton», quello in cui oggi viene trasportata la coppa.

Il gesso e la scatola originali (famiglia Gazzaniga)

Inviare il gesso alla FIFA fu un’ottima idea. Anche perché permise alle persone nella federazione di apprezzare non solo quanto la coppa fosse bella, ma anche fotogenica; una cosa molto importante, visto che gran parte del mondo ormai guardava il torneo in televisione. Il trofeo, infatti, crea un efficace gioco di luci e ombre tra le due ruvide figure laterali e una parte superiore levigata e scintillante.

(famiglia Gazzaniga)

La vittoria di Gazzaniga fu annunciata dai giornali italiani e dalla FIFA tra il 28 e il 29 gennaio del 1972. La ditta Bertoni, con cui Gazzaniga collaborava da tempo, si occupò quindi di realizzarla, in oro massiccio 18 carati e con una base in malachite verde.

Da allora, peso e misure della Coppa del Mondo non sono mai cambiati. È alta 36,8 centimetri, ha una base di 13 centimetri di diametro e pesa 6.175 grammi. E dopo ogni Mondiale, prima di tornare nella sede della FIFA a Zurigo (dove vengono custoditi i trofei originali), passa dalla ditta Bertoni per essere pulita, dorata e lucidata.

Gazzaniga seguì i restauri della Coppa del Mondo quasi fino ai 90 anni, senza guadagnarci più granché. I diritti commerciali sul trofeo appartengono infatti alla FIFA. Questo non ha fermato alcuni calciatori, che negli anni hanno provato a chiedere a lui o alla Bertoni una copia personale della coppa, senza mai ottenerla.

A Gazzaniga, comunque, le cose non andarono affatto male. Il successo della Coppa del Mondo gli garantì la possibilità di realizzare altri trofei prestigiosi: l’Europa League, la Coppa d’Africa, la Supercoppa Europea, ma anche le coppe del Mondo di pallavolo, bob e baseball. Fu così che si guadagnò l’eloquente e invidiabile soprannome di “signore delle Coppe”.