• Sport
  • Lunedì 1 giugno 2026

Il mondo è pieno di football

Sono tanti, non solo quello americano e quello che noi chiamiamo calcio: hanno tutti un'origine comune e in uno l'Italia sta per giocare i Mondiali

di Riccardo Trabattoni

Una partita di football australiano, 15 febbraio 2014 (Michael Dodge/Getty Images)
Una partita di football australiano, 15 febbraio 2014 (Michael Dodge/Getty Images)
Caricamento player

Nel mondo ci sono molti football, intesi come sport con una palla e qualcuno che, a seconda di ruoli e contesti di gioco, la prende a calci oppure la prende in mano. Nel 2028, alle Olimpiadi estive di Los Angeles, ci saranno tre football: quello che noi chiamiamo calcio (e gli inglesi chiamano football e negli Stati Uniti chiamano soccer), il flag football (la versione meno fisica, e meno americana, del football americano), e il rugby (che sì, è un football, e che alle Olimpiadi si gioca in una delle sue tante forme).

Ma oltre a questi, nel mondo i football sono davvero tanti, seppur molti meno globali e più specificamente legati a una precisa area geografica. In Australia ce n’è uno che si gioca su enormi campi da cricket, in Irlanda uno un po’ a metà tra calcio e rugby. Perfino il Canada ha il suo football, oggettivamente molto simile a quello americano.

Senza contare che per ognuno di questi football esistono varianti legate a come li si gioca e al numero di giocatori: il rugby, per esempio, può essere a 15, a 13 o a 7 giocatori, peraltro su campi più o meno delle stesse dimensioni.

Può sembrare strano che la parola football, che letteralmente significa “piedepalla”, venga usata anche per sport in cui si gioca soprattutto con le mani. In questo senso, il calcio è un’eccezione. Ma non è una contraddizione né una pigrizia linguistica. È una traccia della loro origine comune: tutti i football derivano da giochi più antichi, che venivano chiamati allo stesso modo perché si praticavano a piedi; in contrapposizione a quelli nobiliari che si praticavano a cavallo.

Il calcio e il rugby, le due più antiche forme di football ancora diffuse e praticate, nacquero infatti dai violenti giochi popolari medievali del mob football. Si trattava – e in alcuni casi si tratta ancora – di partite caotiche tra villaggi o fazioni rivali, senza regole scritte, in cui la palla poteva essere calciata o portata con le mani. Questi giochi erano, a loro volta, il risultato di un lungo processo di evoluzione e contaminazione tra pratiche sportive (e forse anche rituali) diffuse da migliaia di anni, non solo in Europa.

In principio c’era il mob football, l’antenato comune di tutti gli altri football più noti e diffusi: tra parentesi le date delle prime regole scritte conosciute (The Shared Origins of Football, Rugby, and Soccer, di Christopher Rowley)

Un gioco simile al calcio, e meno violento del mob football, si giocava forse in Scozia già nel Seicento. Ma il passaggio al football moderno avvenne solo nell’Ottocento, nelle scuole inglesi. Lì certe arcaiche forme di football (più o meno regolamentate) c’erano da secoli, ma ogni istituto aveva le proprie tradizioni. Motivo per cui quando gli studenti cambiavano scuola o due scuole giocavano l’una contro l’altra, c’era molta confusione.

C’era insomma bisogno di regole scritte e soprattutto condivise. Ma dato che c’erano idee diverse su come si dovesse giocare a football, ne nacquero due versioni: da scuole che permettevano e preferivano l’uso delle mani si formarono le prime regole del rugby (1845), mentre da quelle che lo vietavano le prime regole del calcio (1848).

Il nome “rugby” deriva proprio da questa scuola, che per prima ne codificò le regole (Hulton Archive/Getty Images)

Nei decenni successivi il rugby football (come si chiamava quella prima e più antica versione del rugby) e il calcio assunsero regole stabili, allontanandosi sempre di più. Le porte da calcio, inizialmente senza traversa, divennero per esempio rettangolari, mentre quelle del rugby assunsero la tipica forma ad H che ancora hanno.

Nel frattempo dall’altra parte del mondo era nato un altro tipo di football, quello australiano. Se l’era inventato nel 1859 Thomas Wentworth Wills, un giocatore australiano di cricket che da ragazzo aveva studiato nella scuola della città di Rugby, da cui il rugby prese il nome, e che, una volta tornato in Australia, si ispirò a quel che aveva visto in Inghilterra per un gioco utile ad allenare i giocatori di cricket durante l’inverno.

Oggi il cosiddetto footy è molto popolare in Australia, dove è anche noto come Australian football, Aussie rules o – più banalmente, e per confonderci un po’ – anche solo football. Il football australiano si gioca su campi ovali, simili a quelli del cricket e molto più grandi dei campi rettangolari di calcio o rugby.

Una partita dura 80 minuti e mentre nel rugby si fa punto con una meta (appoggiando cioè la palla oltre la linea di fondocampo avversaria) oppure calciando la palla tra i pali, nel football australiano i punti si fanno solo calciando la palla tra quattro pali alle estremità del campo. Un calcio tra i due centrali vale 6 punti, uno tra un palo centrale e uno laterale vale 1 punto. È uno sport in cui i contatti tra i giocatori sono duri e frequenti e la palla è ovoidale e quindi, come nel rugby, è difficile prevederne e gestirne i rimbalzi. Per dinamiche e continuità di gioco è però più simile al calcio.

Seppur geograficamente molto lontano, un football molto simile a quello australiano è il calcio gaelico, che si gioca quasi solo in Irlanda. Fu codificato nel 1887 con l’obiettivo di mantenere e promuovere gli antichi sport e la cultura irlandese, tra cui una versione locale del cosiddetto mob football, contrapponendosi alla crescente diffusione di altri sport, che per molti irlandesi avevano il problema di essere di invenzione inglese.

Nel calcio gaelico le partite si giocano tra due squadre di 15 giocatori, su un campo rettangolare e con una palla rotonda. I giocatori possono passarsi la palla con le mani o con i piedi, e i punti si fanno in due modi: segnando un gol nella porta avversaria (che è simile a quella del calcio, ma più grande) oppure calciando la palla tra i due pali sopra la traversa (come nel rugby). Nel primo caso si fanno 3 punti, nel secondo 1 punto.

Ogni giocatore può tenere la palla per un massimo di quattro passi. Dopo, per continuare ad avanzare deve farla rimbalzare in terra (una regola simile c’è anche nel football australiano) oppure far rimbalzare la palla sul piede e poi riprenderla.

Per alcuni anni, e per scarsità di altre nazionali contro cui giocare, in passato irlandesi e australiani provarono a sfidarsi in una sorta di ibrido, una via di mezzo tra il football australiano e il calcio gaelico

In Italia, quando si parla di football, la maggior parte delle persone pensa soprattutto a quello americano. Così come quello canadese, decisamente di minor successo e diffusione, il football americano è una variante del gridiron football, cioè il football giocato su campi con linee a griglia. Entrambi gli sport nacquero nell’Ottocento dal rugby football praticato nelle università nordamericane.

Il football canadese e quello americano si distinguono per l’uso dei caschi e delle protezioni sulle spalle. Prevedono inoltre il passaggio in avanti con le mani, che è contro i principi base del rugby, nel quale bisogna andare in avanti passandosi la palla all’indietro.

Le partite di football americano durano un’ora effettiva di gioco e l’obiettivo è segnare punti avanzando di volta in volta di 10 yard (poco meno di 10 metri) attraverso una serie di tentativi chiamati down, fino a raggiungere la end zone, la zona oltre la linea di fondo campo. Qui si segna il touchdown, che vale 6 punti. Generalmente, si possono fare punti anche calciando la palla ovale tra i pali di una porta a forma di Y.

Nel football americano una squadra ha quattro down per avanzare di 10 yard, e in campo ci sono 11 giocatori per parte. Nel football canadese, invece, i tentativi sono solo tre e i giocatori sono 12, su un campo più largo. Anche le regole sono un po’ diverse: in generale, il gioco canadese tende a essere un po’ più veloce e movimentato.

Una partita del 1991 tra i San Francisco 49ers e i Phoenix Cardinals, due squadre di NFL, il campionato statunitense di football americano (David Madison/Getty Images)

Nei loro paesi, il football americano e quello canadese sono così diffusi che nel tempo sono nate varie versioni alternative, pensate per essere più semplici, più accessibili o anche più spettacolari, come il football americano indoor, giocato in otto e al coperto.

La variante più famosa, e che lo diventerà ancora di più dopo il suo debutto olimpico nel 2028, è però il flag football, diffuso soprattutto nella sua versione americana.

Il flag football fu inventato durante la Seconda guerra mondiale da alcuni soldati statunitensi, che volevano giocare a football ma senza farsi male. In effetti non c’è contatto fisico: invece dei placcaggi, per fermare un avversario basta strappargli una delle due bandierine (flag) attaccate alla cintura. A livello amatoriale è molto più semplice da praticare: non servono protezioni, possono giocarci anche persone meno robuste e bastano pochi giocatori, di solito cinque per squadra. È simile al touch football, un’altra variante dove per fermare l’avversario basta toccarlo. Il campo del flag football è più piccolo di quello del football americano, e le partite durano 40 minuti effettivi.

Le flag di questo football (Aaron M. Sprecher/Getty Images)

L’Italia maschile, tra l’altro, è campione europea di flag football e ad agosto giocherà in Germania i Mondiali, che serviranno anche per qualificarsi al torneo olimpico del 2028.

Il rugby che si gioca alle Olimpiadi dal 2016, invece, è quello a 7, una delle numerose varianti del gioco nate dalla fine dell’Ottocento per differenziarsi da quello a 15, che è il più famoso, antico e diffuso, quello del Sei Nazioni.

Ci sono un sacco di altri football, pensati solo per bambini o per persone con disabilità e altri che sono proprio di cattivo gusto. Ci sono varianti più o meno antiche che sono riuscite a sopravvivere nel tempo, e altre che non ce l’hanno fatta. È il caso dell’Austus, un mix tra football americano e australiano che i soldati statunitensi praticavano in Australia durante la Seconda guerra mondiale, e che non si gioca più dal 1946.