I gruppi armati sono di nuovo al centro delle elezioni presidenziali in Colombia
E dei programmi dei tre principali candidati, dopo il fallimento del progetto di "pace totale" del presidente uscente Gustavo Petro

Una delle prime decisioni che il prossimo presidente della Colombia dovrà prendere sarà cosa fare con i gruppi guerriglieri e le organizzazioni criminali che negli ultimi anni hanno rinnovato la lotta armata. L’approccio basato sulle trattative dell’attuale presidente Gustavo Petro, il primo di sinistra dopo decenni di governi conservatori e di destra, è di fatto fallito: negli ultimi anni le forze di sicurezza colombiane e i guerriglieri sono tornati ad attaccarsi con frequenza, è aumentata la violenza e la sicurezza è diventato il tema più sentito nel paese.
La stessa campagna elettorale per le elezioni presidenziali che si tengono oggi, domenica 31 maggio, è stata piena di episodi violenti. È cominciata nel 2025 con l’assassinio di un candidato di destra, Miguel Uribe Turbay, e proseguita con l’uccisione delle guardie del corpo di un senatore al confine col Venezuela, l’assassinio del giornalista venticinquenne Mateo Pérez Rueda da parte di un gruppo guerrigliero, e i rapimenti di una senatrice, un sindaco e un candidato al parlamento nella regione occidentale di Cauca.
Dei 13 candidati, i tre che hanno speranza di arrivare al ballottaggio hanno idee molto diverse su come affrontare la questione. Sono Iván Cepeda, di sinistra, Abelardo de la Espriella, di estrema destra, e Paloma Valencia, di centrodestra (in quest’ordine, secondo i sondaggi).

Il senatore Iván Cepeda, candidato della sinistra, durante il comizio del 2 maggio 2026 (AP Photo/Santiago Saldarriaga)
Un breve riassunto. Nel 2016 con un accordo di pace la Colombia uscì da cinquant’anni di guerra fra lo stato e le FARC, le Forze armate rivoluzionarie della Colombia, un gruppo di ispirazione socialista che aveva provato a prendere il potere senza mai riuscirci del tutto. Alcuni dentro le FARC rifiutarono quegli accordi, per ragioni ideologiche o di convenienza.
Ne nacquero gruppi dissidenti attivi ancora oggi, alcuni dei quali senza vere ambizioni politiche ma solo con l’obiettivo di mantenere il controllo dei traffici illegali che per anni finanziarono le forze rivoluzionarie: il traffico di droga, coltivazioni e miniere illegali, occupazione di zone agricole e di allevamento.
Quando venne eletto nel 2022 Petro, lui stesso un ex guerrigliero, propose la «paz total», la pace totale: sospese le operazioni di polizia ed esercito contro i gruppi armati e cominciò a trattare con loro, con l’obiettivo di farli sciogliere. Molti però non avevano davvero intenzione di farlo: gli attacchi non si fermarono e alcuni approfittarono della “pausa” per riorganizzarsi e rinforzarsi.
Alla fine del 2025 i gruppi armati avevano complessivamente 27mila uomini, 5mila in più rispetto all’anno precedente, e la gran parte dei nuovi arruolati era minorenne. Erano raddoppiati sequestri ed estorsioni, e nelle centinaia di città in mano ai guerriglieri erano aumentati anche omicidi e violenze sessuali. Petro dovette riconoscere il fallimento del suo approccio e tornò ad autorizzare interventi militari, compresi bombardamenti aerei.
Tutti i candidati si sono dovuti confrontare con questo problema e hanno presentato progetti definiti.

Un cartellone pubblicitario della senatrice Paloma Valencia, candidata del centrodestra, a Cali, il 27 maggio 2026 (AP Photo/Santiago Saldarriaga)
Iván Cepeda ha vinto le primarie della sinistra, è il candidato del Pacto Historico, l’alleanza presieduta da Petro, e in questi anni è stato uno dei principali ispiratori dell’azione di governo del presidente uscente. Di formazione marxista, è figlio di un senatore comunista ucciso dai gruppi paramilitari che nei decenni di lotta alle FARC accompagnarono spesso l’azione dell’esercito.
Ha detto di voler proseguire con il progetto di “pace totale” di Petro e ha criticato la ripresa dei bombardamenti sui gruppi guerriglieri. Sulla lotta al narcotraffico, ha promesso di rispondere all’ingerenza degli Stati Uniti.
Dalla fine dell’anno scorso l’amministrazione di Donald Trump aveva iniziato a fare pressione sul governo di Petro con metodi simili a quelli usati contro il dittatore venezuelano Nicolás Maduro, poi rimosso in un’operazione dell’esercito statunitense: aveva accusato Petro di essere coinvolto nel traffico di droga e bombardato alcune imbarcazioni al largo della Colombia.

Una manifestazione in ricordo dei civili uccisi e spacciati come guerriglieri organizzata dalla campagna di Iván Cepeda a Bogotà, Colombia, 22 maggio 2026 (AP Photo/Fernando Vergara)
Paloma Valencia, oggi terza nei sondaggi, è la candidata della destra tradizionale, del partito Centro Democrático fondato nel 2013 da Álvaro Uribe, presidente della Colombia dal 2002 al 2010 e ancora rilevante nella politica colombiana.
Valencia ripropone il piano di “sicurezza democratica” di Uribe, utilizzato per combattere la guerriglia nei primi anni Duemila: un approccio militare che portò a diffuse violazioni dei diritti umani e all’uccisione da parte dell’esercito di oltre 6mila civili, spacciati come guerriglieri.
Valencia vuole 30mila soldati in più, nuove prigioni e una collaborazione più stretta con l’amministrazione statunitense di Trump. Aveva proposto Uribe come ministro della Difesa, prima che lui stesso declinasse l’invito.

Paloma Valencia e l’ex presidente Alvaro Uribe a Medellin il 16 maggio 2026 (AP Photo/Miguel Lopez)
Abelardo de la Espriella propone misure ancora più radicali: ex avvocato penalista, guida il partito di estrema destra Defensores de la Patria ed è soprannominato El Tigre. Il suo slogan è «Firme por la patria» (Fedele alla patria), nelle foto fa sempre il saluto militare, nei comizi ha il giubbotto antiproiettile e sta dietro a un vetro, circondato da guardie con armi automatiche.
Denuncia una «pandemia di insicurezza» e sostiene di potersi riprendere i territori controllati dai gruppi armati nei primi 90 giorni. Per farlo userebbe metodi alla Nayib Bukele, il presidente salvadoregno di estrema destra a cui si ispira: arresti di massa, costruzione di nuove prigioni di massima sicurezza a gestione privata, sospensione di alcuni diritti civili per rispondere all’emergenza. Ma tutto «in modo democratico», sostiene.
Oltre agli eccessi verbali, che includono dichiarazioni sessiste e allusioni alle dimensioni del suo pene, è criticato per l’origine non chiara della sua ricchezza. In passato è stato consigliere legale di Alex Saab, imprenditore e poi ministro in Venezuela molto legato a Maduro, nonché avvocato difensore di persone condannate per truffe finanziarie, di paramilitari e di sospetti narcotrafficanti. Gli avversari politici lo accusano di aver costruito relazioni che vanno oltre i rapporti professionali con esponenti della criminalità colombiana.

Un cartellone pubblicitario di Abelardo de la Espriella a Cali, il 27 maggio 2026 (AP Photo/Santiago Saldarriaga)
A metà maggio due collaboratori di De la Espriella sono stati uccisi da quattro uomini arrivati in motocicletta e mascherati, nell’ultimo caso di violenze che ha segnato la campagna elettorale: il candidato ha accusato gruppi dissidenti delle FARC.



