Perché Meloni, Giorgetti e Crosetto litigano sulle spese militari
Il ministro della Difesa vuole tutti i 14,9 miliardi per nuovi investimenti, quello dell'Economia e la presidente del Consiglio vogliono usarli per altro

Domenica 31 maggio scade il termine per avviare i progetti che l’Italia intende finanziare con il SAFE, il programma di prestiti agevolati con cui l’Unione Europea aiuta gli stati membri a sostenere spese militari per 150 miliardi di euro. La data è nota da circa un anno, anche se non è un termine perentorio, e la Commissione Europea ha concesso all’Italia un po’ di tempo in più per decidere. Eppure, a pochi giorni dalla scadenza, il governo non ha ancora le idee chiare su come usare quei soldi.
Il problema è soprattutto politico: da una parte c’è il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che chiede di impiegare l’intera somma di 14,9 miliardi di euro per nuove spese militari; dall’altra il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che insieme alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni vorrebbe usare quei soldi per altro, in particolare per aiutare le famiglie in un periodo di aumento generale dei prezzi.
Il SAFE (Security Action for Europe) è uno dei due strumenti previsti dal piano di riarmo europeo approvato dalla Commissione nel marzo del 2025. Si tratta di prestiti finanziati con debito comune europeo: hanno tassi di interesse più bassi di quelli che l’Italia paga sui propri titoli di Stato e scadenze molto lunghe, fino a 45 anni. Per un paese con un debito pubblico elevato come l’Italia, sono quindi convenienti. Il governo ha definito un piano di spesa da 14,9 miliardi da finanziare con il SAFE, e la Commissione lo ha approvato a gennaio.
Il punto di disaccordo maggiore riguarda l’effettivo utilizzo di questi soldi. Secondo Crosetto, il SAFE dovrebbe finanziare programmi aggiuntivi e in gran parte coordinati con altri paesi europei, cioè investimenti che si sommano a quelli che l’Italia già fa per la difesa. Giorgetti la pensa in modo diverso, e ritiene che col SAFE vadano coperte spese militari già pianificate a livello nazionale. Il compromesso che il ministro dell’Economia ha proposto a Crosetto, con il via libera di Meloni, è ricorrere al SAFE (non integralmente), ma non dare altri soldi al ministero della Difesa almeno fino al 2027.
È un piano che Crosetto giudica inaccettabile, anche perché Giorgetti e Meloni prevedono di sottrarre a quei 14,9 miliardi anche i soldi spesi negli ultimi tre mesi per ridurre il prezzo dei carburanti, e gli altri che potranno servire per far fronte alla crisi energetica nei prossimi mesi. Verosimilmente, verrebbe richiesto circa un terzo dei fondi. In questo modo, sostiene Crosetto, il suo ministero avrebbe perfino meno soldi di quanto previsto.
Il ministro della Difesa ha quindi scritto, nelle scorse settimane, due lettere a Giorgetti. Nella prima poneva una condizione: se il governo riduce il ricorso al SAFE, e l’Italia resta indietro rispetto agli obiettivi di spesa militare concordati con gli alleati della NATO, allora bisognerà chiedere all’Unione Europea di poter fare spese aggiuntive attraverso la clausola di salvaguardia, lo strumento che consente agli stati di indebitarsi oltre i tradizionali vincoli di bilancio europei destinando le risorse alla difesa (fino all’1,5 per cento del prodotto interno lordo, entro il 2028). Di fronte al silenzio del ministero dell’Economia, Crosetto ha scritto una seconda volta per sapere quali decisioni fossero state prese. Anche dopo la seconda lettera Giorgetti ha preso tempo.
Lo scontro è arrivato anche nelle uscite pubbliche. Martedì, parlando all’assemblea generale di Confindustria, Meloni ha collegato le spese militari alla situazione economica: ha detto che le spese per la difesa sono «il prezzo della libertà» e di volere un’Italia libera, ma ha aggiunto che se non si aiutano famiglie e imprese a superare la crisi «rischiamo che domani non ci sia più niente da difendere». Il giorno dopo, all’assemblea di Confindustria Brescia, Crosetto ha replicato indirettamente sostenendo che chi considera uno spreco gli investimenti nella difesa «lavora inconsapevolmente contro l’Italia, contro il futuro dei nostri figli». In precedenza aveva accusato i colleghi di governo di fare «populismo più che pacifismo» e di guardare solo alle prossime elezioni.
Per ora Giorgetti non ha risposto a Crosetto, ma la soluzione più probabile è appunto che il governo chieda molti meno soldi rispetto a quelli che aveva prenotato, per portare avanti progetti già contrattualizzati, senza le aggiunte chieste dal ministro della Difesa.



