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  • Venerdì 29 maggio 2026

Netanyahu vuole che l’esercito israeliano occupi il 70% della Striscia di Gaza

È una violazione del cessate il fuoco di ottobre, che comunque si era già dimostrato molto fragile

Soldati israeliani vicino alla linea di demarcazione che delimita la parte della Striscia di Gaza controllata da Israele, 26 maggio 2026 (AP Photo/Ariel Schalit)
Soldati israeliani vicino alla linea di demarcazione che delimita la parte della Striscia di Gaza controllata da Israele, 26 maggio 2026 (AP Photo/Ariel Schalit)
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Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato all’esercito di aumentare ulteriormente i territori che occupa nella Striscia di Gaza, che al momento controlla per più della metà. Giovedì, durante un incontro in una colonia israeliana in Cisgiordania, Netanyahu ha detto che Israele già controllava il 50 per cento del territorio, e ora è al 60: adesso la sua indicazione è di salire fino al 70 per cento.

Netanyahu ha detto che l’esercito sta «schiacciando Hamas» e ha lasciato intendere che il 70 per cento potrebbe non essere l’obiettivo finale: «Cominciamo così».

Espansioni simili violano i termini del cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti lo scorso ottobre, che si è già dimostrato estremamente fragile. In base a quell’accordo, i militari israeliani si sarebbero dovuti ritirare dietro alla cosiddetta “yellow line”, un confine temporaneo che divide la Striscia in due parti, fino a controllare il 53 per cento del territorio della Striscia.

Una postazione militare israeliana lungo la yellow line il 26 maggio 2026 (AP Photo/Ariel Schalit)

Sin dalle prime settimane dopo l’accordo era emerso che la linea di demarcazione, segnalata con blocchi di cemento e pali gialli, era in realtà mobile. L’esercito israeliano la spostava verso ovest e verso il mare, riducendo lo spazio a disposizione dei palestinesi. Questi movimenti sono diventati di nuovo intensi e visibili nelle ultime settimane.

Spesso gli spostamenti della linea hanno obbligato le famiglie palestinesi a lasciare le loro abitazioni o i loro rifugi di emergenza: alcuni testimoni hanno raccontato ai media internazionali che gli avvertimenti di sgombero arrivano in molte occasioni da milizie palestinesi sostenute da Israele, come quella guidata da Ashraf al-Mansi. I miliziani entrano nelle case e obbligano i palestinesi a spostarsi: poi avviene l’avanzamento da parte dell’esercito israeliano.

Uno dei primi blocchi di cemento che indicavano le demarcazioni, a gennaio del 2026 (AP Photo/Abdel Kareem Hana)

La linea di demarcazione è controllata da soldati e droni ed esiste un esplicito divieto di avvicinarsi per i palestinesi: oltre la linea c’è quindi una zona in cui nessuno può entrare, il che riduce ulteriormente lo spazio a disposizione dei palestinesi, e talvolta blocca le poche strade percorribili della Striscia.

Ci sono poche informazioni sulle attività di Israele nelle parti della Striscia che occupa, ma immagini satellitari mostrano che sta procedendo a una distruzione sistematica di tutti gli edifici.

La divisione della Striscia doveva essere una soluzione temporanea della cosiddetta “fase 1” del cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti, ma la “fase 2″, che prevedeva un progressivo ritiro dei soldati israeliani e il disarmo di Hamas, non è mai cominciata. Da alcuni mesi si è di fatto anche smesso di trattare.

Le linee previste dall’accordo mediato dagli Stati Uniti: quella blu indicava la zona controllata da Israele alla fine della guerra, la gialla è la yellow line iniziale, la rossa una successiva fase di ritiro dei soldati prima di quello definitivo (The White House, Public domain, via Wikimedia Commons)

Nickolay Mladenov, diplomatico bulgaro che è a capo del Consiglio di pace voluto da Trump per gestire gli accordi (e nei progetti anche per mediare altre situazioni di conflitto), ha ammesso che se non ci saranno progressi «la linea gialla potrebbe trasformarsi in una recinzione o un muro, una separazione permanente».

L’ulteriore riduzione degli spazi rende la Striscia di Gaza ancora più densamente popolata: si stima che ci vivano circa due milioni di persone, in uno spazio che è ora di un terzo rispetto a prima della guerra. La Striscia è inoltre perlopiù distrutta, gli edifici più grandi sono stati ripetutamente bombardati e nessuna opera consistente di ricostruzione è iniziata.

Un campo di tende fra le rovine della città di Gaza, il 15 maggio 2026 (AP Photo/Abdel Kareem Hana)

Il ministro della difesa israeliano Israel Katz ha detto mercoledì che l’obiettivo finale del governo israeliano è favorire quella che ha definito una «migrazione volontaria» di un ingente numero di palestinesi che vorrebbero lasciare Gaza. Secondo varie organizzazioni di diritti umani, il progetto nasconde in realtà un piano a lungo termine di «pulizia etnica», attuato rendendo insopportabili le condizioni di vita nella Striscia.

In questi mesi inoltre l’esercito israeliano ha continuato a bombardare Gaza. Secondo i dati del ministero della Salute palestinese, gli attacchi hanno ucciso oltre 850 persone da quando è in vigore il cessate il fuoco. Sono stati ufficialmente giustificati con la volontà di colpire esponenti di Hamas che avevano partecipato alle stragi del 7 ottobre 2023, quando 2mila miliziani entrarono in territorio israeliano uccidendo 1200 persone e prendendo 250 ostaggi, ma hanno ucciso in modo indiscriminato un grande numero di civili.

– Leggi anche: Israele sta aumentando il territorio che occupa a Gaza