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  • Martedì 26 maggio 2026

L’ebola è solo il più recente dei problemi della Repubblica Democratica del Congo

La gestione dell'epidemia è complicata da decenni di scontri e violenze e dai tagli agli aiuti umanitari dei paesi ricchi

Un operatore sanitario sparge disinfettante nel mercato di Bunia, Repubblica Democratica del Congo, 23 maggio 2026 (AP Photo/Moses Sawasawa)
Un operatore sanitario sparge disinfettante nel mercato di Bunia, Repubblica Democratica del Congo, 23 maggio 2026 (AP Photo/Moses Sawasawa)
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L’epidemia di ebola in corso nell’est della Repubblica Democratica del Congo sta avvenendo in una zona da tempo colpita da violenze e scontri e parzialmente fuori dal controllo dello stato centrale, dove operano milizie armate e gruppi islamisti. Questo sta rallentando la risposta alla crisi, già messa in difficoltà dal fatto che l’epidemia è provocata da una specie di virus (il Bundibugyo ebolavirus) diversa da quella più nota, e dai tagli agli aiuti umanitari fatti negli scorsi anni dai paesi più ricchi.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, domenica c’erano già più di 900 casi di ebola sospetti in Congo, di cui 101 confermati tramite test. Le persone la cui morte si ritiene possa essere legata al virus sono 220. Ebola è una malattia contagiosa con un alto tasso di letalità tra le persone che si ammalano, e per questo è ritenuta particolarmente insidiosa. Sulla base dei passati focolai, il Bundibugyo ebolavirus sembra avere una letalità intorno al 35 per cento: circa una persona su tre che si ammala muore.

La risposta all’epidemia è in questo momento lenta e difficoltosa. Si ritiene che sia stata scoperta con grande ritardo, a causa soprattutto dei test inadeguati. Vari reportage raccontano che gli operatori sanitari sono costretti a lavorare in condizioni pericolose, in cui a volte non hanno a disposizione nemmeno mascherine e igienizzante per le mani.

Il contagio avviene attraverso il contatto diretto con i fluidi di una persona infetta, come sangue, saliva e sudore. La malattia causa vomito e diarrea, che possono comportare il contagio tra le persone che assistono quelle malate.

L’epidemia riguarda in gran parte la provincia di Ituri, ma sono stati rilevati casi anche nelle province di Kivu Nord, Kivu Sud oltre che nella vicina Uganda. Queste tre province sono quelle maggiormente interessate dalle violenze che negli ultimi decenni hanno colpito il paese.

Nell’est del Congo sono attivi vari gruppi armati e milizie, molto differenti tra loro. Ci sono gruppi con obiettivi politici, altri che combattono per conquistare il controllo delle grandi risorse minerarie della regione, oppure sulla base di divisioni o rivalità etniche o tribali. Ci sono poi gli estremisti islamici e le interferenze dei paesi confinanti, come il Ruanda e l’Uganda.

Il gruppo più noto e importante è l’M23, sostenuto dal vicino Ruanda, che negli scorsi anni ha conquistato militarmente e occupato parte del territorio della Repubblica Democratica del Congo, istituendo un’amministrazione parallela. Di conseguenza alcune delle zone interessate dall’epidemia sono amministrate dal governo congolese, altre dall’M23 e vari gruppi ribelli che continuano a combattere contro il governo, con il risultato che la risposta all’epidemia non è coordinata.

Uno dei primi luoghi dove sono stati individuati dei casi di ebola è la città di Bunia, nella provincia di Ituri, dove i combattimenti tra varie milizie e il governo vanno avanti da decenni. Nel 2003 gruppi di miliziani conquistarono la città e la Francia inviò un gruppo di peacekeeper per aiutare il governo centrale a riprendersela. Oggi il governo amministra Bunia, ma le campagne circostanti sono controllate da vari gruppi armati, uno dei quali è un gruppo jihadista che ha dichiarato fedeltà allo Stato Islamico.

Nella Repubblica Democratica del Congo centinaia di migliaia di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case a causa delle violenze. Nella provincia di Ituri un quinto della popolazione è sfollata. Moltissime persone abitano in campi profughi, dove le condizioni igieniche sono carenti e i rischi di contagio più elevati. Uno di questi campi si trova fuori dalla città di Bunia, ed è uno dei posti dove sono stati scoperti i primi casi.

In queste condizioni è estremamente difficile coordinare la risposta a un virus di difficile gestione come ebola.

Operatori sanitari trasportano la bara di una persona morta di ebola, 20 maggio 2026 (AP Photo/Moses Sawasawa)

Operatori sanitari trasportano la bara di una persona morta di ebola, 20 maggio 2026 (AP Photo/Moses Sawasawa)

Negli ultimi due anni inoltre l’est della Repubblica Democratica del Congo è stato colpito in modo particolarmente grave dai tagli agli aiuti umanitari decisi dai paesi più ricchi.

I più noti sono quelli a USAID fatti dall’amministrazione statunitense di Donald Trump, ma anche vari paesi europei, compresa l’Italia, negli ultimi anni hanno ridotto la (già piccola) percentuale del proprio PIL destinata alla cooperazione e allo sviluppo. Nell’est del paese mancano le attrezzature e il sistema dei test, essenziale per individuare il virus e contenerlo, è in difficoltà. Inoltre molte delle organizzazioni che si erano formate nel corso degli anni per organizzare la risposta locale alle eventuali epidemie di ebola hanno chiuso negli ultimi due anni per carenza di fondi.

C’è poi il problema che, a causa di decenni di violenze e malgoverno, molte persone non si fidano delle istituzioni e non accettano le misure di controllo e isolamento necessarie per contrastare l’epidemia. Gruppi di giovani uomini in questi giorni hanno assaltato e dato fuoco a un centro per il trattamento a Rwampara e a un ospedale a Mongbwalu, entrambi nella provincia di Ituri. Varie persone che si trovavano in isolamento per sospetta infezione sono scappate.

Una questione particolarmente delicata riguarda i funerali: siccome i corpi dei defunti possono ancora essere contagiosi, i funerali devono essere gestiti in sicurezza, e da personale specializzato. Ma i funerali tradizionali nella regione prevedono la partecipazione di decine di persone, e che il corpo possa essere toccato dai partecipanti. Il governo congolese ha vietato le veglie funebri e la partecipazione di più di 50 persone a un singolo funerale, ma ci sono state comunque grosse proteste. Alcuni degli attacchi contro i centri medici sono stati fatti proprio da persone che chiedevano la restituzione del corpo di un loro caro.