Il caso di Laura Ravetto rivela la grande agitazione che c’è dentro la Lega
C'entrano il nuovo corso all'interno del gruppo leghista alla Camera, e malumori che Salvini non sa gestire
di Valerio Valentini

Il 29 aprile scorso Matteo Salvini ha riunito i parlamentari della Lega per «ravvivare l’umore delle truppe», come ha detto poi il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo. Si è trattato di una sorta di discorso motivazionale, in cui il segretario ha indicato i prossimi obiettivi del partito e del governo, soffermandosi in particolare sulla legge elettorale, e ribadendo la sua convinzione che alle prossime elezioni politiche, nel 2027, la destra potrà di nuovo vincere.
– Leggi anche: Montecit. – Ministri contro
A dispetto di questo ottimismo di maniera, al termine dell’incontro e nei giorni successivi molti deputati e senatori hanno però espresso grosse perplessità sulla linea indicata dal leader. Al punto che hanno iniziato a circolare voci su nuove possibili fuoriuscite. Un nome, tra gli altri, ricorreva con insistenza: quello di Laura Ravetto.
Le indiscrezioni sono arrivate anche a Salvini, che ha cercato di sondare le intenzioni di alcuni dei suoi parlamentari più chiacchierati, prima di incontrare la stessa Ravetto. La quale, però, nel frattempo aveva già fissato il suo incontro con Roberto Vannacci per definire il suo passaggio in Futuro Nazionale, il partito di estrema destra nazionalista fondato dall’europarlamentare, ex vicesegretario della Lega.

Roberto Vannacci con Laura Ravetto e, al centro, Graziano Di Venanzio, in una foto circolata sulle chat toscane di Futuro Nazionale (il Post)
L’incontro decisivo è avvenuto la scorsa settimana. Ravetto, atterrata a Firenze, è stata prelevata da Graziano Di Venanzio – un NCC pisano, allevatore di chihuahua, militante di destra e amico di alcuni collaboratori del generale – e accompagnata a parlare con lo stesso Vannacci.
A propiziare l’incontro era stato soprattutto Edoardo Ziello, il più importante dei deputati di Futuro Nazionale, ex leghista pure lui. Era stato Ziello a intercettare i malumori di Ravetto, piuttosto insofferente per la gestione del gruppo dei deputati leghisti; ed era stato sempre Ziello a convincere definitivamente Ravetto, la quale conosceva da tempo Vannacci anche perché è una frequentatrice abituale di Forte dei Marmi e della Versilia, dove vive il generale.

Edoardo Ziello, deputato di Futuro Nazionale, alla Camera, l’11 febbraio 2026 (Mauro Scrobogna/LaPresse)
Ravetto, nata a Cuneo nel 1971 ma da decenni residente a Milano, venne eletta per la prima volta alla Camera nel 2006 con Forza Italia. È sempre rimasta nel partito di Silvio Berlusconi, venendo sempre rieletta deputata e ottenendo anche un incarico da sottosegretaria ai Rapporti col parlamento, fino al novembre del 2020. Fino a quando, cioè, annunciò il suo abbandono di Forza Italia insieme ai colleghi onorevoli Maurizio Carrara e Federica Zanella.
Tutti e tre passarono nella Lega, con una decisione che generò un certo clamore e che servì a Salvini per ribadire l’interesse nei suoi confronti, nonostante la crisi del Papeete (quando, ad agosto 2019, aveva fatto cadere il governo Conte I di cui la Lega faceva parte insieme al Movimento 5 Stelle) che ne aveva messo in dubbio la leadership.
Salvini la ricompensò, prima affidandole la guida del Dipartimento pari opportunità del partito e poi ricandidandola in un collegio uninominale lombardo blindato, quello di Legnano, dove cioè la destra era certa di vincere, che le garantì il suo quinto mandato parlamentare consecutivo.
Da mesi, però, è noto il malcontento di Ravetto nei confronti del suo partito. Lamentava che il suo lavoro nel Dipartimento venisse poco valorizzato e che le venisse dato poco spazio in televisione o nei dibattiti parlamentari, nonostante vantasse un’esperienza che, diceva lei, era assai maggiore di quella di tanti suoi colleghi.
A novembre, il partito aveva fatto sapere che si stava spendendo per ottenere la sua nomina a presidente di Arera, l’autorità pubblica di regolamentazione del mercato dell’energia. Lei ci aveva sperato: si trattava di un incarico molto ben remunerato, fino a 240mila euro annui per sette anni, ma la speranza era stata delusa: nel governo in tanti avevano segnalato le sue scarse competenze in materia, e soprattutto fu ritenuto poco opportuno indicare a capo di un’authority che si presume indipendente una deputata in carica. E così, la delusione aveva generato altro risentimento.
Visualizza questo post su Instagram
È interessante ricostruire la vicenda di Ravetto, seguendo passo passo il percorso che l’ha portata a lasciare la Lega, perché questa storia mostra alcune delle ragioni per cui il partito di Salvini è particolarmente in subbuglio, in particolare alla Camera.
C’è anzitutto una questione legata agli organigrammi interni e alla comunicazione. Nel novembre scorso Davide Vecchi è diventato il responsabile della comunicazione del gruppo di Montecitorio, dopo che Simone Rossi era stato chiamato da Salvini al ministero dei Trasporti, e la cosa non è stata gradita da molti. Vecchi è un giornalista di grande esperienza, già direttore del Gruppo Corriere (quello che raccoglie vari giornali locali di un certo prestigio: Corriere dell’Umbria, Corriere di Siena, Corriere di Arezzo, Corriere di Viterbo, Corriere di Rieti) e poi del Tempo, e infine direttore editoriale dell’agenzia Dire.
Le perplessità riguardavano però i suoi precedenti trascorsi di cronista politico al Fatto Quotidiano, quando aveva criticato in modo spesso assai aspro Salvini, arrivando ad accusarlo di non aver mai lavorato in vita sua. Il leader della Lega lo aveva perfino querelato per alcuni di quegli articoli, e Vecchi ci aveva scherzato su, rinnovando le critiche e definendo Salvini «una sorta di stalker». La scelta di Vecchi, secondo quanto raccontano vari deputati, sarebbe dovuta a un suggerimento della famiglia di Francesca Verdini, compagna di Salvini, che è in buoni rapporti col giornalista.
Il nuovo corso della comunicazione alla Camera ha generato vari malesseri tra i deputati. In parte è fisiologico, perché gli aspetti comunicativi sono sempre delicati per un gruppo parlamentare, e c’è sempre un motivo per lamentarsi: c’è chi mugugna perché non viene dato abbastanza risalto alle proprie iniziative; chi perché non viene mandato come ospite nei talk show.
Sono in parte anche le lamentele avanzate da Ravetto, che non a caso era stata protagonista di uno spiacevole episodio il 18 aprile scorso, quando durante la manifestazione della Lega a Milano aveva incalzato con fare aggressivo e sgarbato una giornalista di RaiNews24. Ravetto si era poi difesa coi colleghi della Lega dicendo che lei era intervenuta a tutela delle animatrici del suo Dipartimento pari opportunità, sempre bistrattate dalla comunicazione del partito.
Ma in questo caso c’è di più. La nuova gestione della comunicazione ha infatti generato grossi dissapori anche all’interno dell’ufficio stampa leghista: in questi giorni infatti si sono dimessi almeno due componenti. Di questo malcontento è stato investito anche il capogruppo Riccardo Molinari, già di suo abbastanza perplesso su alcuni indirizzi seguiti dal partito, come per esempio sulla nuova proposta di legge elettorale. Molinari ha mostrato a sua volta un certo fastidio con Salvini e col suo staff.
La tesi per cui Vecchi sia stato scelto su suggerimento della famiglia Verdini, per quanto difficile da dimostrare nel concreto, è però rivelatrice di un certo malcontento. Da tempo, infatti, i parlamentari mugugnano per l’eccessiva influenza dei Verdini – e in particolare di Denis, ex parlamentare e potentissimo consigliere di Berlusconi – su Salvini, e questo episodio è l’ultimo di una lunga serie di infortuni che viene ricondotto a questa dinamica.
In questo caos generale, e con un partito in crisi sempre più acuta di consensi, dunque, si continua a vociferare in modo insistente di altri abbandoni imminenti, non solo verso Vannacci ma anche verso altri partiti della destra. A gennaio due deputati eletti col partito di Salvini, il ferrarese Davide Bergamini e il salernitano (ma lucano di nascita) Attilio Pierro, avevano abbandonato la Lega per entrare in Forza Italia.



