È quasi certo che arriverà presto un nuovo El Niño
Cioè il periodico fenomeno di riscaldamento di parte dell'oceano Pacifico che causa grandi stravolgimenti al clima e grandi danni economici

Il National Weather Service (NWS), l’ente governativo statunitense che si occupa di meteorologia, ha da poco aggiornato le proprie previsioni sul ritorno di “El Niño”, segnalando che con molta probabilità inizierà a svilupparsi tra maggio e luglio. Quando si verifica, il fenomeno condiziona il clima di buona parte del pianeta, causando di solito un aumento della temperatura media globale che accentua quello già in corso a causa dell’emissione di gas serra dovuti alle attività umane.
Le previsioni del NWS dicono che c’è l’82 per cento di probabilità che El Niño inizi a manifestarsi entro luglio e che continui poi nel corso dell’inverno boreale (quello nel nostro emisfero). È stato infatti calcolato un 96 per cento di probabilità che i suoi effetti siano misurabili nei primi mesi del prossimo anno, anche se al momento non si possono fare previsioni precise sulla sua durata né sulla sua intensità.
Negli ultimi decenni prevedere con precisione l’inizio di El Niño si è rivelato fondamentale non solo per tenere aggiornati i modelli climatici, ma anche per allertare i paesi che più risentono dell’aumento della temperatura media e per organizzare l’assistenza alla popolazione e alle attività produttive. Le previsioni si basano sugli andamenti precedenti del complesso sistema che porta a El Niño, oltre alla misurazione della temperatura superficiale e dei cambiamenti nell’andamento dei venti.
El Niño è una delle tre fasi di un sistema ancora più complesso che si chiama “El Niño-Oscillazione Meridionale” (ENSO, acronimo dalla versione in inglese) e che oscilla tra tre fasi principali, determinate dal cambiamento dei venti e della temperatura dell’acqua nell’oceano Pacifico tropicale.
Nella fase neutrale (in cui siamo ora) il sistema è in una condizione di relativo equilibrio: gli alisei, cioè i venti costanti tropicali, spingono l’acqua calda superficiale da est verso ovest, in direzione dell’Indonesia e dell’Australia, permettendo all’acqua più fredda e ricca di nutrienti di risalire dalle profondità lungo le coste del Sudamerica man mano che viene scaldata dal Sole. In questa fase le temperature del mare e le piogge sono solitamente in linea con le medie storiche.

Temperatura degli oceani il 16 maggio 2026 (NOAA/ClimateReanalyzer)
All’arrivo di El Niño, quindi della fase calda, gli alisei si indeboliscono o talvolta cambiano direzione, riducendo quel grande spostamento di acqua calda verso ovest e comportando un riscaldamento delle coste delle Americhe. Una temperatura di 0,5 °C superiore alla media nel Pacifico centrale per un periodo prolungato è il principale indizio dell’inizio di questa fase, che porta piogge intense e alluvioni in Sudamerica e lunghi periodi di siccità in zone solitamente umide del sud-est asiatico.
La fase opposta a El Niño è “La Niña”, in cui gli alisei diventano forti e spingono l’acqua calda molto più lontano del solito in direzione dell’Indonesia. Si ha una riduzione della temperatura superficiale dell’oceano di 0,5 °C, con un clima più secco nelle Americhe e piogge abbondanti in Australia e in buona parte dell’Asia.
L’intero sistema a fasi si alterna in cicli irregolari, che durano di solito da uno a due anni e che si ripetono ogni 2-7 anni. Prevedere l’inizio e la fine di ogni fase non è sempre semplice, ma le transizioni sono osservate con grande interesse perché ciascuna comporta cambiamenti nei modelli meteorologici e di studio del clima mondiali. Le previsioni sono essenziali per gestire le attività per proteggere la popolazione, organizzare le attività agricole e fare previsioni economiche sulla produttività dei paesi.
Si stima infatti che tra il 1997 e il 1998 un El Niño particolarmente intenso causò danni a livello globale per decine di miliardi di dollari, con oltre ventimila persone morte. Il più recente, tra il 2023 e il 2024, è stato classificato come uno dei cinque più intensi mai registrati e ha contribuito al record di temperatura media globale più alta mai registrata in quel periodo. Ha inoltre comportato forti piogge negli Stati Uniti occidentali, mentre in Zimbabwe, Zambia, Malawi e altri paesi dell’Africa meridionale ha avuto pesanti conseguenze sull’agricoltura con una riduzione della produzione di molte coltivazioni. In Africa orientale ha invece comportato piogge più intense, con alluvioni che hanno distrutto infrastrutture e raccolti.
L’influenza di El Niño sul clima europeo è difficile da studiare e prevedere, perché gli effetti dell’ENSO sono meno diretti e possono essere confusi con altri fenomeni atmosferici, legati soprattutto all’Oscillazione nordatlantica (NAO). Il sistema atmosferico è comunque interconnesso e ciò che avviene in una parte ha conseguenze anche su altre aree più distanti. In passato periodi intensi di El Niño sono stati associati a raccolti scarsi e a crisi climatiche in Europa.



